Mario Ceroli. Mito e Materia
Mario Ceroli. Una delle molte mostre che lo celebrano.
A pochi mesi dalla conclusione, alla GNAMC di Roma, della grande mostra monografica, dedicata a Mario Ceroli, la galleria Tornabuoni (Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Firenze), ne ha aperto l’11 marzo 2026 una dal titolo Mario Ceroli Mito e materia E’ la prima antologica fatta dalla Galleria. Ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli. In massima parte lavori fra gli anni Sessanta e il 2000, periodo in cui era protagonista della scena artistica romana,. La mostra riunisce quaranta opere – tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouette in legno – significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libertà immaginativa e da una ricerca creativa dei materiali con cui realizzare ciò che immaginava. Molti pensano che sia il legno il materiale prediletto dall’artista, ma Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicità delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, è linguaggio aperto e mondi da sperimentare.
In dettaglio alcune delle opere presentate.
Squilibrio, del 1988, ispirata al celebre disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo, reso in tre dimensioni. Poi, realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, opere in tavolato ligneo (pino di Russia ottenuto dal tetto ligneo di vecchi vagoni ferroviari), eroi del mito greco e guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, esempio Interno tempio (I Bronzi di Riace), 1981, o, dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno, opere degne della grande tradizione classica. Una sorprendente opera del 2002, donna con il burca, è un ulteriore esempio della enorme capacità del Ceroli di lavorare la materia. La morbidezza dei veli che coprono la donna è resa con listelli di legno che creano superfici movimentate da un gioco di luci e ombre.
Un video rivelatore
L’apprezzamento costante per Ceroli da parte di Roberto Casamonti, patron della galleria è dimostrato da una frequentazione trentennale fra loro, che si è trasformata in amicizia. La documenta in mostra un video, girato in occasione della visita del gallerista al nuovo grande studio-museo-abitazione che Ceroli abita alle porte di Roma. La macchina da presa ci inquadra enormi statue, frutto del lavoro in anni successivi al 2000. Come tre prigioni, grandi statue diversamente atteggiate, composte di piccoli pezzi di legno. Tecnica che in mostra vediamo usata per il modello in legno della statua che ha poi eseguito in bronzo, dal titolo Ritratto di un mio amico greco, e per un cavallo nero. Sculture costruite immaginandone forma e dimensioni prima di crearle nel vuoto dello spazio. Un metodo all’opposto di quello suggerito da Michelangelo, secondo cui scolpire significava liberare una forma già contenuta nel blocco di materiale che lo scultore aveva davanti a sé.
Formazione dell’artista e suo lavoro appassionato.
Nel video Ceroli racconta anche la sua formazione. Nato nel 1938, da giovanissimo, studiando all’Istituto d’arte, ha fatto il “ragazzo di bottega” di vari artisti, divenendo un artista poliedrico. Ha superato i confini tradizionali dell’opera d’arte, esplorando l’interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro. Le sue parole lo fanno apparire votato ad un costante, appassionato lavoro. Basta pensare che la sua attuale dimora è uno spazio di 3000 metri quadrati perché è anche il suo studio ed è stato scelto per contenere 500 suoi lavori. Ottantasette anni spesi bene, non si può non pensare. E non gli basta ancora. Questo spazio è in continuo mutamento e accrescimento, perché è sua intenzione aprirlo al pubblico per renderlo vivo, fruibile, utile come stimolo e modello alle più recenti generazioni di artisti.










