Mario Ceroli. Mito e Materia

Mario Ceroli. Una delle molte mostre che lo celebrano.

A pochi mesi dalla conclusione, alla GNAMC di Roma, della grande mostra monografica, dedicata a Mario Ceroli, la galleria Tornabuoni (Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Firenze), ne ha aperto l’11 marzo 2026 una dal titolo Mario Ceroli Mito e materia E’ la prima antologica fatta dalla Galleria. Ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli. In massima parte lavori fra gli anni Sessanta e il 2000, periodo in cui era protagonista della scena artistica romana,. La mostra riunisce quaranta opere – tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouette in legno – significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libertà immaginativa e da una ricerca creativa dei materiali con cui realizzare ciò che immaginava. Molti pensano che sia il legno il materiale prediletto dall’artista, ma Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicità delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, è linguaggio aperto e mondi da sperimentare.

In dettaglio alcune delle opere presentate.

Squilibrio, del 1988, ispirata al celebre disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo, reso in tre dimensioni. Poi, realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, opere in tavolato ligneo (pino di Russia ottenuto dal tetto ligneo di vecchi vagoni ferroviari), eroi del mito greco e guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, esempio Interno tempio (I Bronzi di Riace), 1981, o, dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno, opere degne della grande tradizione classica. Una sorprendente opera del 2002, donna con il burca, è un ulteriore esempio della enorme capacità del Ceroli di lavorare la materia. La morbidezza dei veli che coprono la donna è resa con listelli di legno che creano superfici movimentate da un gioco di luci e ombre.

Un video rivelatore

L’apprezzamento costante per Ceroli da parte di Roberto Casamonti, patron della galleria è dimostrato da una frequentazione trentennale fra loro, che si è trasformata in amicizia. La documenta in mostra un video, girato in occasione della visita del gallerista al nuovo grande studio-museo-abitazione che Ceroli abita alle porte di Roma. La macchina da presa ci inquadra enormi statue, frutto del lavoro in anni successivi al 2000. Come tre prigioni, grandi statue diversamente atteggiate, composte di piccoli pezzi di legno. Tecnica che in mostra vediamo usata per il modello in legno della statua che ha poi eseguito in bronzo, dal titolo Ritratto di un mio amico greco, e per un cavallo nero. Sculture costruite immaginandone forma e dimensioni prima di crearle nel vuoto dello spazio. Un metodo all’opposto di quello suggerito da Michelangelo, secondo cui scolpire significava liberare una forma già contenuta nel blocco di materiale che lo scultore aveva davanti a sé.

Formazione dell’artista e suo lavoro appassionato.

Nel video Ceroli racconta anche la sua formazione. Nato nel 1938, da giovanissimo, studiando all’Istituto d’arte, ha fatto il “ragazzo di bottega” di vari artisti, divenendo un artista poliedrico. Ha superato i confini tradizionali dell’opera d’arte, esplorando l’interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro. Le sue parole lo fanno apparire votato ad un costante, appassionato lavoro. Basta pensare che la sua attuale dimora è uno spazio di 3000 metri quadrati perché è anche il suo studio ed è stato scelto per contenere 500 suoi lavori. Ottantasette anni spesi bene, non si può non pensare. E non gli basta ancora. Questo spazio è in continuo mutamento e accrescimento, perché è sua intenzione aprirlo al pubblico per renderlo vivo, fruibile, utile come stimolo e modello alle più recenti generazioni di artisti.

Andrea Marini -Anomale intrusioni- Mutazioni della Natura

Introduzione.

Con la Mostra Anomale Intrusioni, che si tiene a Villa Rospigliosi fino al 30 aprile, prosegue il cammino di ricerca di Andrea Marini. Questo artista, caratterizzato dall’uso di materiali sempre nuovi nella descrizione di sconvolgimenti naturali possibili, ci ricorda l’incuria con cui le risorse della Terra vengono utilizzate senza remore dalla maggior parte dei viventi che la popolano. Non tutti irresponsabili, ma spesso negazionisti. Opporsi ai potenti della terra, i maggiori responsabili dello sfruttamento illimitato delle risorse è arduo, e per questo un artista che scende in campo a creare simboli di cambiamento inquietante della natura, svolge un’opera di salvaguardia ambientale di pari valore a quella di coloro che protestano in strada.

Mutazione degli organi umani.

Già nella precedente mostra, Naturally unnatural. A new word (https://www.meer.com/it/91692-naturally-unnatural), di fronte ad un‘opera inquietante che mostrava forme riconoscibili come organi umani calcificati, aveva avvertito che le mutazioni della natura intesa come elementi del paesaggio e del mondo animale, si sposteranno gradualmente agli umani, a cominciare dagli organi interni. Resi quasi inorganici dall’inquinamento che deteriora ciò che mangiamo. “Se non si pone rimedio al degrado- concludeva- il genere umano, prima dell’estinzione, passerà attraverso modificazioni terribili, fino a divenire umanità bionica”.

Mutazioni della Natura,

La precedente mostra era pensata per essere mostrata in un ambiente chiuso. Ma chiaramente non era finita la denuncia di Marini delle storture dell’operare umano sulla natura. Ed è per questo che Andrea si è cercato una galleria come Villa Rospigliosi, il cui motto è “tra arte e terra”. E’ una Galleria circondata dal giardino, con prati, piante ed alberi ben curati e con un padiglione laterale di stanze chiuse. In una di queste ha scelto di mostrare su parete una larvogenesi, installazione a terra che si vede attraverso fogli in PVC trasparenti, a creare una sorta di camera da “incubazione” che, nel buio della stanza, ci appare animata da lievi movimenti di crescita.

                                                           

In una stanza attigua troviamo, adagiata sul cemento, una fioritura, con rami di ferro verniciato e fiori fatti di sferette di polistirolo di vari colori e di forma identica. Una natura che non ha bisogno del terreno e del sole per fiorire. Alcuni alberi nel prato mostrano parassiti di forma cilindrica, scuri, che partono dal tronco e si adagiano sul ramo, di lunghezza e diametro notevole, salvo alle due estremità.

Metallizzazioni.

Il giardino si prolunga in un orto. Lì ci appare un particolare aspetto assunto da un albero. Un piccolo faggio, al centro di una aiuola tonda, luccica al sole perché ricoperto di uno strato argenteo. Non è sadismo questo incapsulamento del faggio. L’artista ha immaginato che l’albero si stia difendendo dall’ambiente ostile “indossando” questa guaina. Marini artista aggiunge all’ispirazione una funzione di scienziato perché intende fotografare gli effetti nel tempo di questa protezione posta sopra la corteccia. Ha lasciato al faggio parti della corteccia e di giovani rami non coperte, data l’importanza del “respiro” del tronco nella vita di un albero. Il monitoraggio fotografico consentirà di raccogliere dati di resistenza ad ambiente ostile attraverso questo lavoro contemporaneamente di Arte e Scienza. In una vasca di pietra antica, vicino all’aiuola del faggio, pullulano bolle metalliche di ignota origine. Una composizione, questa, di forte attrazione estetica.

Una originale mostra di fotografia di luoghi di Firenze

Quelli che frequentano le mostre si sono sicuramente accorti che, quando ci si trova di fronte ad un artista, i significati delle sue opere sono molteplici. Spesso diversi dalle spiegazioni che l’Artista ne dà.

Mai come in questo caso, “Ricordo Firenze”, mostra fotografica di Leonardo Mincolelli, alla Sala Ex Leopoldine, Piazza Torquato Tasso, 7, ha suscitato reazioni diverse, addirittura opposte.

Caratteristica stilistica identitaria di Leonardo Mincolelli una contrapposizione di bianchi e neri in molte delle foto. Bianchi o neri, niente chiaroscuro. In questo modo le forme dei monumenti si stagliano precise, mettendo in luce la severità del contesto fiorentino. Mi hanno fatto venire in mente la sensazione che provavo, sbarcando a Firenze al ritorno da Roma, capitale dalle forme sinuose, che gli edifici del capoluogo toscano si fossero messi sull’attenti.

Nelle prime foto in cui ci si imbatte, facendo il giro della sala, però, sono bianchi gli edifici e neri i turisti davanti ad essi. Fanno venire in mente le orde di turisti che invadono quotidianamente il centro Unesco e l’Oltrarno, assetati solo di fotografare. Con risultati spesso molto inferiori alle cartoline fatte da professionisti, oltre a un enorme spreco di energia, quella che il cellulare assorbe ad ogni scatto. La loro presenza, fermi come stanno sui marciapiedi, o sulle strisce di attraversamento, o peggio in mezzo alla strada, impedisce ai cittadini una normale circolazione, oltre a coprire in gruppo gran parte dei monumenti. Vivere il centro di Firenze è sempre più scomodo. Per questo tipo di turista è una Disneyland, un po’ più vecchia e scomoda , visto che il fondo stradale è di pietre molto consumate o sconnesse.

Per l’Artista invece l’utilizzo di silhouette e ampi spazi negativi è mirato a creare una +rappresentazione della città come un ricordo, spoglia dei dettagli che non rimangono impressi nella mente dopo anni di assenza: solo luci e ombre definiscono il paesaggio urbano, e i pochi soggetti che lo decorano.

Ogni fotografia rappresenta in modo diverso il sentimento e la percezione che Leonardo ha nei confronti del posto in cui è stata scattata, dal senso di solitudine della partenza, al calore della compagnia nel ritorno, dalla confusione del centro storico alla magnificenza delle opere che ospita.

Ovviamente I ricordi di Leonardo non sono in discussione. E neppure la sua capacità di mostrare in modo originale scorci di una città inflazionata in campagne pubblicitarie che fanno leva sul Duomo e poco più. Convinti come sono, gli operatori turistici, che la fama della bellezza di Firenze non richiede scorci originali per attrarre visitatori da tutto il mondo.

Il titolo della mostra “Ricordo Firenze”, è motivato dalla lontananza di Leonardo dalla sua amatissima città, per seguire I suoi studi. Che lo hanno portato a vivere, fra le altre, nella città di Venezia. Essendo riuscito a rendere Firenze altro dal consueto, è grande la curiosità di vedere le sue foto di Venezia nel libro che le ha dedicato: Venetian Perspectives (Ed. Snap Collective 2024)

 

Trains

Il manifesto di questo film esprime, in estrema sintesi, il suo messaggio. Le linee della vita di una mano disegnate come rotaie dei treni, ovvero: attraverso ciò che è successo nelle stazioni e sui treni nel corso degli anni il regista riesce a ricostruire un secolo di vita vissuta. Pociągi(Trains) è un documentario, un viaggio senza parole attraverso il XX secolo, con i suoi cicli umani di guerra, pace, eventi lieti e tragedie. E’ composto interamente da filmati d’archivio provenienti da 46 collezioni, cui è stata aggiunta un’accurata colonna sonora. Anteprima italiana al Trieste film Festival edizione 36.

Una scelta di metodo

Maciej J. Drygas, il regista polacco di Cinema e Rai, sceneggiatore, produttore. e insegnante, ha raccolto in luoghi differenti i filmati, non necessariamente in ordine cronologico, che hanno come protagonista sempre il treno e le stazioni. L’originalità della sequenza di montaggio e la grande quantità di fotogrammi trovati fanno raggiungere a questo documentario la potenza di una descrizione fuori dal tempo della vita umana . Non ci sono dialoghi né didascalie, per cui lo spettatore cerca di scoprire dove siamo e in quali anni, mentre il treno si porta via la scena. Il regista aggiunge che ha dato molta importanza ai suoni. Li ha registrati, di notte, per ridurre al minimo i rumori di fondo, dietro casa sua. “ Ho avuto la fortuna di avere così vicino dei binari- racconta- Ho tenuto d’occhio la zona e quando vi hanno fatto muovere un convoglio, ho rapito i suoni e li ho collegati ai treni senza suono che avevo raccolto negli Archivi.” 

La metafora secondo il regista

ll treno è qui metafora dello scorrere del tempo. Mette in luce come, a periodi di progresso siano seguite catastrofi prodotte dalle guerre. Le guerre sono ideazioni umane “dannate”- così le definisce il regista in conferenza stampa. E conclude -. Gli uomini tornano indietro ciclicamente – .A ben riflettere, l’illusione che certe guerre di oggi che siano meno cruente, proviene dall’affinamento delle tecnologie distruttive. Il drone programmato che uccide un solo uomo in una folla maschera l’omicidio perché l’ultimo atto è macchina contro uomo. 

Il materiale d’archivio

Dieci anni di studi per scegliere il materiale da novantotto Archivi Internazionali consultati ed eseguire un montaggio così fluido da legare i fotogrammi in un racconto avvincente. Vediamo scorrere davanti ai nostri occhi le sofferenze e le gioie dell’Umanità anno dopo anno, da un paese a un altro. Episodi che acquistano un significato universale.

“Perché non ha inserito una documentazione delle Ferrovie russe, fra le più importanti del 900?” domanda uno spettatore. La risposta “L’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi mi ha bloccato dal continuare le trattative per entrare nei loro Archivi, oltre a non voler dare nemmeno un euro all’invasore. Ma non era importante, nell’economia del mio progetto, parlare di tutti i popoli. Il materiale raccolto in America ed inserito nel documentario che mostra soldati russi che salgono nei vagoni con ritratti di Stalin è stato sufficiente per la mia narrazione”

Premi ricevuti

Il film è stato presentato in anteprima all’IDFA di Amsterdam, dove ha vinto il premio come Miglior film e Miglior montaggio. Al TSFF non ha vinto premi, ma la valutazione dell’IDFA è talmente importante che il film non ha avuto bisogno di ulteriori selezioni per partecipare all’Oscar dei documentari. Che è stato vinto da Flo, la storia drammatica in cartone animatoin di un gatto che deve convivere con la paura dell’acqua perché vive nella nostra epoca di crisi climatica, con frequenti alluvioni.Più che dargli l’Oscar, dovevano vietarlo ai bambini perché altamente spaventoso.

Trains non ha vinto l’Oscar. L’augurio di chi l’ha visto è che riesca ad essere distribuito, per non rimanere un messaggio forte e originale, molto apprezzato si, ma da un esiguo pubblico.

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Un nuovo Circular Fashion Hub per Rifò e Ecoalf alla Manifattura Tabacchi di Firenze

Aperto un nuovo negozio a Firenze, in Manifattura Tabacchi, un quartiere dinamico e creativo sede della Scuola internazionale Polimoda. Un nuovo Circular Fashion Hub, inaugurato lo scorso novembre, dove due brand, uno italiano, Rifò, e uno spagnolo, Ecoalf, che hanno fatto della circolarità la loro mission, condividono lo spazio, circa 60 mq a testa. Due store e due show room distinti e comunicanti.

In occasione dell’edizione 109 di Pitti Uomo, i due brand hanno fatto la presentazione delle loro collezioni FW26/27 e i loro founder si sono confrontati.  Niccolò Cipriani per il brand toscano Rifò, e Javier Goyeneche, per lo spagnolo  Ecoalf, 

Ecoalf e Rifò, fedeli frequentatori da anni della Fortezza, sono due marchi di eccellenza nel campo del riciclo e hanno entrambi lo scopo di ottenere, da materiale riciclato, capi uomo e donna con la stessa qualità e design dei migliori prodotti non riciclati. Invece di una sterile competizione, hanno scelto di fare squadra. Provengono da due culture diverse. Iniziamo a descriverli da Ecoalf, fondato per primo.

Ecoalf

Ecoalf è un marchio spagnolo di lifestyle sostenibile fondato a Madrid nel 2009 da un’idea di Javier Goyeneche. Egli voleva creare un marchio di moda. Dopo la nascita di due figli lo voleva realmente sostenibile. Ovvero usare le risorse naturali in modo responsabile, per garantirne la disponibilità per le generazioni future Da allora, la missione di Ecoalf è stata quella di creare una nuova generazione di prodotti riciclati con le stesse caratteristiche di eccellenza dei capi fatti ex novo.

Negli ultimi 15 anni, attraverso innovazione, ricerca e sviluppo, Ecoalf ha creato oltre 600 tessuti riciclati innovativi, risparmiando oltre 54 miliardi di litri d’acqua, creando un impatto positivo e ripristinando oltre 50.000 m2 di terreno con cotone rigenerativo, riducendo 12.500 tonnellate di CO2, con l’impegno a raggiungere NetZero Emissions entro il 2030. Per essere sempre più circolari, circa il 70% delle collezioni è monomateriale, condizione per cui è riciclabile più e più volte. Nel 2015 la Fondazione Ecoalf, ha avviato il progetto Upcycling the Oceans. Nato al largo delle coste spagnole, è un’iniziativa mondiale che aiuta a rimuovere i rifiuti di plastica dai fondali marini e a reimmetterli nel sistema grazie allo sforzo collettivo di oltre 4.200 pescatori che ne hanno recuperato più di 1.900 tonnellate. Un progetto rivoluzionario cui hanno aderito Thailandia, Grecia, Italia, Francia, Egitto. Continua a espandersi in tutto il Mar Mediterraneo, convertendo i rifiuti marini in capi di alta qualità. Per ogni articolo BECAUSE THERE IS NO PLANET B® venduto, il 10% va alla Fondazione Ecoalf per contribuire all’espansione del progetto. Un euro  permette di rimuovere 600 gr di rifiuti dai fondali marini.

Riassumiamo i principi base del riciclo

  • Il lino è una fibra naturale a basso impatto, che richiede poca acqua. Un ettaro di lino può eliminare 3,7 tonnellate di CO2 dall’atmosfera

  • 100% di cotone riciclato riduce il consumo di acqua.

  • Sea thread, ovvero fibra del mare, ottenuta dalle bottiglie di plastica ripescate nell’oceano, riduce l’inquinamento sei mari.

  • Polvere di pneumatico riciclata, 100% ecoprogettata, viene prodotta in Spagna con un procedimento innovativo.

  • Si utilizzano prodotti di Agricoltura rigenerativa, che migliora attivamente la salute del terreno, aumentandone la fertilità, la biodiversità e la capacità di trattenere acqua e carbonio, invertendo così il degrado causato dall’agricoltura industriale. 

Dal 2018, Ecoalf è membro della comunità B-Corporation, ovvero è impresa che genera un impatto positivo sull’ambiente, rispettando alti standard sociali e di trasparenza, Nel 2022, ha ottenuto il titolo di  Best for the World.

Rifò.

Rifò nasce nel novembre 2017 da Niccolò Cipriani.  Produce capi ed accessori di alta qualità, realizzati con fibre tessili 100% rigenerate. Grazie ad un processo meccanico e artigianale sviluppato a Prato più di 100 anni fa, Rifò è in grado di trasformare gli scarti di tessuto in nuovi capi che conservano le stesse qualità dei prodotti originali. Questo metodo consente di riutilizzare gli scarti e ridurre sensibilmente la quantità di acqua, di pesticidi e prodotti chimici utilizzati nella produzione.

Questo marchio  nasce dall’urgenza di un cambiamento dal puro profitto alla costituzione di un modello economico etico e sostenibile, che tiene conto della crisi climatica e ambientale del mondo attuale. Con una programmazione che pensa alle generazioni future. Rifò riconosce la sinergia fra tecnologia, impegno sociale e rispetto per l’ambiente, senza trascurare eleganza, qualità e cura per i dettagli.

Principi base del riciclo

  • riciclaggio scarti di tessuto con processo meccanico e artigianale
  • tecnica centenaria del distretto cenciaioli di Prato.

  • raccolta di vecchi indumenti dal pubblico nelle Recycling Box poste nei negozi

  • riuscito riciclo di alpaca e lana extra fine  

Segue inoltre un progetto di impatto sociale, Nei Nostri Panni, che dal 2022 ha prodotto l’inserimento di 23 persone in un percorso di formazione retribuito nel settore tessile a Prato, dove spesso il ricambio generazionale è a rischio.

Nel 2018 Rifò si è aggiudicata il terzo posto, tra 856 imprese candidate in tutta Italia, alla finale nazionale del Premio Cambiamenti del CNA, riservato alle aziende più innovative del Paese. Dal 2020 è stata certificata come B-Corporation, con un punteggio totale di 99.9. Nel 2020 arriva anche la fiducia da parte degli investitori, tanto che all’inizio dell’anno si chiude un round di investimenti da 150.000 euro, seguito nel 2022 da una seconda tranche superiore di più di nove volte. Dall’inizio del 2024 all’interno di Rifò lavorano 25 persone. Di Ecoalf Cipriani dice: “un altro brand internazionale che ha fatto della circolarità la sua mission: Ecoalf. più di un brand, un progetto circolare con un impatto sociale.”

Alla scoperta delle proprietà sconosciute della castagna.

Scopriamo le proprietà sconosciute della castagna, un frutto con requisiti superiori ad altri oggi in commercio.

Un po’ di storia

La pianta Castanea, della famiglia delle Fagaceae, che include anche faggi e querce, ha origini mediterranee. L’albero di castagno oggi è diffuso in molte regioni italiane e in tutta Europa e per secoli i suoi frutti hanno sfamato i contadini nelle stagioni più fredde, offrendo una fonte di energia preziosa. Note anche come “il pane dei poveri”, le castagne con il tempo, con l’ingresso sul mercato di farine bianche a prezzo accessibile, si sono ridotte a diventate cibo sfizioso, non molto diffuso.

Cibi trattati con additivi chimici

Sempre più ci raccomandano di leggere le etichette del cipo che acquistiamo perché l’industria del cibo, per rendere appetibile un prodotto, usa additivi chimici dannosi alla salute , senza scrupoli e spesso per creare fidelizzazione a un prodotto, del quale in tal modo diveniamo compratori compulsivi. Questi avvertimenti sembrerebbero destinati ai cibi precotti. Niente a che vedere con le castagne, classificate sul mercato come frutta a guscio, insieme con noci, nocciole e mandorle.

Trattamento della frutta a guscio

Le notizie più recenti sulle nocciole, che noi importiamo copiosamente dalla Turchia, ci dicono che questa frutta , quando viene da lontano, subisce grandi trattamenti per non arrivare a destinazione rovinata. Anche le noci messe in vendita spesso provengono da lontano, per lo più dagli Stati Uniti. I gusci chiari, perfettamente puliti, anche qui denotano severi trattamenti poco prima di metterle in vendita. Infatti quelle nostrane hanno il guscio più scuro e macchiato.. Le castagne fresche invece non hanno bisogno fi trattamenti per il trasporto perché i maggiori consumatori stanno vicino al prodotto, vista la grande quantità di castagneti presenti nelle regioni italiane.

Composizione della castagna.

La castagna è gustosa, ed è anche un alimento energetico. Per il 79% composta di carboidrati complessi ( soprattutto amido ), di una buona quantità di acqua, fibre 5 grammi in 100 g , 9% lipidi, 7% proteine. Sono inoltre una fonte straordinaria delle principali vitamine del gruppo B, in particolar modo folati, vitamina B1 e B6, ma anche B2, B3 e B5, necessarie per il metabolismo e la produzione di energia, per la crescita e per la formazione di nuovi globuli rossi. Cento grammi di frutto contengono il 50% del fabbisogno giornaliero di rame, il 40% di quello di manganese e il 20% di quello di fosforo. Sono ricche in vitamina C, che però in parte si perde con la cottura ad alte temperature. Questa vitamina, lavorando in associazione con manganese e rame, protegge l’organismo dall’ossidazione. Non contengono glutine. Ottimo cibo per i celiaci, sono per tutti una valida alternativa al consumo eccessivo di frumento nella dieta quotidiana.

Conservazione delle castagne fuori stagione

Le castagne giungono a maturazione generalmente fra settembre e novembre di ogni anno. Per averle in altri periodi dell’anno, le possiamo trovare secche, oppure come marron glacée o trasformate in farina. I processi di conservazione sono molto naturali. La rimozione dell’acqua impedisce la formazione di muffe e batteri. La conservazione viene fatta in luoghi freschi ed asciutti, le arre boschive appunto. In caso di caldo dopo l’acquisto, si consiglia di tenere le castagne secche in frigo. I marron glacée contengono a volte un conservante, ma è possibile trovarli anche solo con zucchero e sale. La farina di castagne è ottenuta dalla macinazione delle castagne secche, senza additivi. Richiede perciò di essere conservata in luogo fresco e asciutto, Con il caldo può irrancidire, segno evidente che non contiene conservanti.

Castanea Expo 2025 

Per ragioni sicuramente legate alle potenzialità produttive delle regioni italiane, unite alle moltissime proprietà benefiche del frutto descritte sopra, a dicembre 2025 è stata organizzata alla Fortezza da basso di Firenze Castanea Expo 2025, la prima fiera in Italia della castanicoltura. Altri settori hanno suggerito che lavorare in squadra aumenta la diffusione di prodotti confinati ad un territorio. Grecia e Francia hanno inviato alcuni espositori. La maggioranza era italiana. Numerosa la delegazione della Calabria, composta da undici aziende castanicole. Si è visto da un espositore della Calabria un lavoro di creazione di prodotti inconsueti a base di farina di castagne, come, ad esempio, biscotti croccanti.

Castanea Expo 2025 è durata tre giorni, durante i quali la filiera del castagno è stata al centro dell’attenzione nazionale con convegni, workshop, mostre tematiche, degustazioni, show cooking e momenti di confronto e aggiornamento scientifico e tecnico. IL presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini ha dichiarato che il successo di questa prima edizione suggerisce di proseguire sulla strada della valorizzazione della castanicoltura come patrimonio identitario e risorsa strategica per lo sviluppo dei territori. La collettiva di castanicoltori della Tessaglia che hanno esposto in fiera ha aggiunto di considerare questo allargamento a Firenze delle fiere del comparto di grande interesse agricolo, turistico e culturale.

Pareidolia e arte

Pareidolia e Arte

Pareidolia, parola inconsueta che esprime un’attività psichica molto comune, soprattutto nei bambini. Significa, ad esempio, vedere figure di senso in una distesa di nuvole in cielo, oppure riconoscere il viso di una persona nel profilo di una montagna.

“Chiedere agli artisti di disegnare ciò che vedono nella superficie incisa di un monolite-statua dello scultore paraguaiano Hermann Guggiari , cosa produce?” si è chiesta la giornalista e architetta Tiziana Leopizzi-

Detto fatto. La risposta è racchiusa in una serie di 50 rotoli, ognuno dei quali è la reazione dipinta da un singolo artista. Dal 3 al 7 dicembre tali opere sono suddivise in gruppi fra luoghi iconici a Firenze: Palazzo Spinelli; Accademia delle Arti del Disegno; Fani; Farmacia Conventuale dell’Abbazia di S. Miniato al Monte; ASP Firenze Montedomini; Studio Mancianti.

El Tercer Ojo

L’Architetta Prof.Tiziana Leopizzi, Dante Alighieri Arte, Asuncion (Paraguay) con questo suo progetto, intitolato El Tercer Ojo (Il terzo occhio), festeggia 21 anni di ARTOUR-O-il MUST, una sua creatura che è nata dal capire che è stata l’illuminata Committenza del passato a rendere uniche le nostre Città d’Arte. Questo messaggio, reso concreto con la strutturazione nella mostra annuale ARTOUR-O-il MUST, ha poi girato il mondo insieme con le opere artistiche create su suggerimenti sempre diversi della Leopizzi. Per la precisione, l’Autrice preferisce parlare di Museo Temporaneo, più che di Mostra. È contemporaneamente in varie sedi, che rappresentano la committenza, nella misura in cui offrono un loro spazio per accogliere le opere d’Arte. Il manifesto, sempre creato dalla Leopizzi, si avvale di nome e cognome dei 50 partecipanti, creando con essi , scritti in rosso, una composizione che richiama i fuochi d’artificio.

Fino all’Anno scorso la città di partenza di ARTOUR-O- era Firenze.

Quest’anno, come detto, gli artisti sono venuti simbolicamente a Firenze per la maggior parte dal Paraguay, per mezzo delle loro opere in Roll. Il motivo? La trasferta – non sappiamo se sarà ripetuta periodicamente – di Leopizzi ad Asuncion, dove ha lavorato nella Dante Alighieri della città paraguaiana. Alcuni dei Roll sono di artisti italiani.

Musei temporanei

 Con i Musei temporanei sparsi per la città, fra il centro di Firenze e diladdarno, aumenta la fruizione di Arte da parte dei cittadini, un altro degli scopi che si prefigge Tiziana. Infatti lei sostiene: “A questo punto non mi resta che sperare che tutti possano vedere queste immagini, che sono e non sono, e accogliere l’invito a guardarci intorno con il Terzo Occhio, soprattutto gli artisti ma non solo, anche gli imprenditori o chi è creativo ma anche per risvegliare la creatività che è in tutti noi e soprattutto in chi crede di non possederla.”

In questo caso la superficie della magnifica scultura di Hermann Guggiari offre a tutti noi l’occasione di mettere alla prova il Terzo Occhio che gli artisti hanno espresso con un loro lavoro per la mostra nell’affascinante spazio del Cabildo (PY). Da lì, percorso inverso rispetto agli anni precedenti, la mostra è arrivata a Firenze. Una seconda tappa sarà poi a Brescia a Natale. Questi passaggi sono solo lo start. In realtà esercitare il terzo occhio è possibile ovunque per chiunque.

 Definizione storica di Paraeidolia

Mi piace citare un commento di Cristina Acidini, madrina della Mostra e Presidente Accademia Arti del Disegno, offerto come uno dei Musei temporanei. La paraeidolia viene da lei accostata a grandi artisti del passato. “Molto intrigante è il tema scelto: la paraeidolia – dice – è quella spinta interiore che guida l’occhio umano a riconoscere figure e cose in conformazioni indistinte. Leonardo da Vinci, Piero di Cosimo e altri artisti sul lato eccentrico del Rinascimento sperimentarono il potere suggestivo della “macchia”, innesco della fantasia, via di fuga dalla realtà tangibile e prosaica del quotidiano.”

C’est quoi l’amour? Intervista al 17.mo France Odeon

Breve sinossi del film Intervista a regista e attrice presenti al 17.mo France Odeon, di C’est quoi l’amour? Un film di Fabien Gorgeart leggero, a tratti comico, che affronta un argomento serio come l’annullamento del matrimonio religioso. Marguerite (Laure Calamy) vive a Rouen con il compagno e la figlia adolescente, mantenendo al tempo stesso un rapporto amichevole con Fred (Vincent Macaigne ), suo primo marito. da cui ha divorziato. Un giorno Fred le annuncia di volersi risposare. Ma, per assecondare la fidanzata Chloè, cattolica fervente, che vuole sposarsi in chiesa, deve far dichiarare nullo il primo matrimonio. “Si tratta di una semplice pratica di annullamento della nostra unione religiosa”. Marguerite si mostra disponibile, ma ha inizio un iter tanto complesso quanto surreale davanti al tribunale ecclesiastico. Si tratta di domande da inquisizione su particolari molto intimi, fatte oltretutto da un prete che di rapporti intimi non dovrebbe avere esperienza! Lei cerca di assecondare la pratica, ma l’annullamento non viene concesso. L’appello va fatto alla sacra rota , a Roma. Di nuovo Marguerite acconsente e un gruppo variegato, composto da lei, suo marito, il suo ex con Chloé e due figlie arriva a Roma La burocrazia della Chiesa la costringe a riesaminare la natura del suo rapporto con Fred, nonché la storia trascorsa insieme e quale effetto negativo l’annullamento possa avere sulla figlia che lei e Fred condividono. Riemerge, suo malgrado, la parte positiva del precedente rapporto, modificando la sua qualità di vita e quella della sua famiglia.

Domanda a Fabien (DAF)Da dove viene l’idea di questo film?
Idea del produttore che aveva visto un film d’altro tipo sulla stessa tematica. Idea che è piaciuta anche a me. Sintonica con miei precedenti film come Diana a les épaules e La vraie famille.
DAF Nel film appare la chiesa con le sue assurdità burocratiche ma insieme l’umanità: come ha fatto a trovare un equilibrio fra le due?
L’interesse per la religione non mi ha mai lasciato. Mi colpiscono però certi aspetti, per la loro assurdità. Cose bellissime, cose divertenti, cose assurde. Non mi posso definire credente. Per la costruzione della sceneggiatura ho incontrato preti, ecclesiastici, persone che avevano ottenuto l’annullamento. Riconosco che i preti si sono addentrati nelle questioni dell’amore e della sessualità. Anche se in un modo che spesso rasenta il ridicolo.
Domanda a Laure (DAL)Il personaggio che lei impersona è molto complesso.
Mi è piaciuta enormemente la sceneggiatura scritta da Fabien. Direi che non si è scelto se questo film dovesse essere comico o drammatico. In certi casi, come nella scena dell’idromassaggio, si poteva spingere un po’. Ma con dei partner molto bravi io mi butto nelle situazioni, che poi risultano vere. Quello che mi ha appassionato è che i due hanno solo una pratica da sbrigare. Ma a poco a poco riemerge l’amore che provavano da giovani. A un tratto ritorna la giovinezza. La frase non mia ” Abbiamo voluto cambiare il mondo ma il mondo ha cambiato noi” esprime bene quello che sembra essere successo a Marguerite. Che però, nelle traversie che affronta, riscopre l’amore che aveva provato.
DAF Viviamo in un paese, l’Italia, di cultura cattolica. Fin da piccoli i bambini ricevono insegnamenti religiosi. Nella sua filmografia si vede che lei è interessato alla religione, come nel corto “Comme un chien dans une église” o questo film di cui si parla ora. Considerando che questo film sarà distribuito nelle sale a marzo 26, pensa che abbia la forza dl mettere in evidenza cosa implica aderire alla religione? Perché, come dicevo, molti si trovano imbrigliati in qualcosa che non hanno scelto.
Fare proseliti con i miei film no. Però sono sempre stato abitato dall’interesse per la chiesa.
Per quel che riguarda il corto, avevo visto il film di un regista messicano, girato in una chiesa percorsa da cani, come fosse un parcheggio. “Anche io sono come un cane, quando entro in chiesa?” mi sono chiesto. Naturalmente no. Ma a me piace filmare le chiese, che spesso sono molto belle.
 DAL Se l’anno passato a France Odeon non avessi visto il suo film Mon inséparable le avrei chiesto se i registi la scelgono per interpretare donne allegre, perché il suo viso esprime allegria anche se lei non ride.
Io non scelgo. Non ci sono vere differenze. Faccio un esempio: se uno casca, dipende da contesto se sarà dramma o commedia.
Sono diventata famosa per essere divertente. Ma L’origin du mal è un film drammatico e io impersono un personaggio inquietante. Ho sorpreso tutti. Non potevano credere che fossi io!
Quello che conta per me, per lavorare bene, sono i rapporti che si creano con la troupe e fra colleghi.
DAF Come si è preparato per svolgere il film?
Il mio lavoro d’inchiesta è stato facilitato dal fatto che a Parigi conosco un ricercatore di diritto canonico. E’ stato fondamentale. Mi ha descritto tutto il processo. Si arriva a Roma, alla Sacra Rota, se non si è riusciti ad ottenere l’annullamento dal tribunale ecclesiastico locale.
DAL Visto il titolo del film, è cambiata la sua concezione dell’amore?
E’ stato appassionante. Si esplorano i propri sentimenti. Ho adorato questo lavoro. Ma non trovo una risposta alla domanda. Per il mio rapporto con la religione, ricordo che avevo uno zio oratorien, molto simpatico, credo dissidente, Gli chiedevo di essere battezzata, e ho dovuto cominciare un corso di catechismo. Mi avevano esaminato, ma il verdetto era “NO”, non adatta al battesimo. Io insistevo, forse perché ero innamorata dello zio. Quando finalmente lui mi ha concesso di essere battezzata, io, che avrò avuto 10 anni, avevo avuto delle disillusioni e non volevo più farlo. Risultato: quando mi ha bagnato la fronte con l’acqua, mi ha preso un riso irrefrenabile. Mi sono vergognata. Gli ho chiesto scusa. Ma lui non era minimamente in collera.
DAF Come si è trovato a girare a Roma?
Ero  felicissimo all’idea. Mi ispiravo a registi come Bellocchio o Moretti che l’avevano fatto.
Mi ero preparato a girare corse in motorino e bei panorami. Ma, dati i molti lavori legati al Giubileo, le riprese le ho fatte dai finestrini della macchina o dal vetro del Bus e, comunque, niente di turistico. Il che ha però giovato al film, perché il paesaggio era in sintonia con l’azione. La grande fatica di sbrogliarsi nei meandri della burocrazia ecclesiastica. Però poter girare in un fastoso salone di Palazzo Farnese ha dato credibilità, il giusto valore, alla scena del Papa nero.
DAF Motivi che lo hanno spinto a parlare di annullamento di matrimonio.
Il produttore e un mio personale desiderio di rielaborare il mio divorzio. L’amore si accumula. Si trasforma in sedimenti che si stratificano uno sull’altro.
Con questo film volevo dire alla mia ex che quello che è stato rimane.
DAF Quando esce il film in Italia?
L’ultima settimana di marzo 2026. Dopo essere uscito in Francia
Per concludere
Come li ha presentati il Direttore artistico Ranieri -Martinotti, l’attrice Calamy è un fuoco d’artificio e il regista Gorgeart è un Bengala. Vedendo il film,
forse più che dall’intervista, troverete giusta la definizione

On ira(Buon viaggio, Marie), un delizioso road trip al 17.mo France Odeon

On ira, di Enya Baroux , è un film che,  sotto forma di delizioso road trip,  tratta un  argomento attuale anche in Italia, dove si lotta per l’eutanasia,  visto l’invecchiamento della popolazione e la mancanza di una legge apposita. L’invecchiamento porta con sé, in molti casi, una malattia incurabile che dà tanto dolore. Marie, una dolce e piacevole ottantenne, è appunto nella condizione di essere sfinita dalla malattia incurabile. Ha nascosto a lungo il suo stato al figlio Bruno, troppo immaturo e inaffidabile, e alla nipote adolescente Anna che le vuole molto bene. Ma ha preso la decisione di andare in Svizzera per l’eutanasia. Due i problemi: farsi accompagnare in Svizzera e, soprattutto, far capire al figlio e  alla nipote che la debbono aiutare a mettere in atto la sua volontà, senza litigi, comprendendo che è un suo desiderio concludere ora la sua vita. Malgrado le premesse, il film, pur non nascondendo le problematiche che Marie deve fronteggiare, riesce a tratti a diventare commedia, ma soprattutto fa chiaramente capire che la decisione di morire è una  libera scelta di Marie, in piena consapevolezza . Non raccontare qui  i piccoli episodi che si svolgono nel road trip verso la Svizzera è una scelta, per non sottrarre nulla al piacere della sorpresa in un film così poetico e, ad un tempo, scherzoso.  Si potrà vederlo nelle sale già dal 20 novembre,  con il titolo “Buon viaggio, Marie”                                                   

Un libro in onore dei combattenti ucraini al 17mo France Odeon

 

Il libro si intitola  Carnets d’Ukraine (Allary Éditions). È scritto ed illustrato dal regista premio Oscar Michel Hazanavicius, che è venuto a  presentarlo il primo giorno di France Odeon. È dettato dal desiderio di conoscere e far conoscere i combattenti ucraini, le loro facce, la loro storia. La genesi di questo libro è degna di essere raccontata. Il regista , allo scoppiare della guerra di invasione all’Ucraina, si è attivato fra i colleghi del mondo per ottenere materiale da mettere all’asta per raccogliere fondi per il popolo invaso. Ricorda, fra gli altri, Bellocchio che gli ha dato 2 Premi David vinti durante la sua carriera. È riuscito a totalizzare duecentocinquantamila euro, proventi interamente devoluti a United24, per la ricostruzione dell’Ucraina. Alla consegna, gli hanno chiesto di essere Ambasciatore in terra Ucraina. Per lui non aveva senso questa carica, se non era accompagnata da un’ulteriore manifestazione di solidarietà. Ha espresso il desiderio di conoscere e far conoscere i combattenti, le loro facce, la loro storia. Questo ha comportato per lui di recarsi al fronte dove era impensabile portare la strumentazione per fotografare. E quindi, ad ogni soldato con cui dialogava (con l’interprete), faceva alcune foto col cellulare. Il materiale raccolto gli serviva, al ritorno in albergo, per fare  i disegni dei combattenti e  scrivere pagine del libro. Hazanavicius ha così catturato il cuore di chi combatte. Un’istantanea sarebbe stata solo  un particolare della personalità degli intervistati. Con i (bellissimi)disegni il regista ha trovato una rappresentazione molto vicina alla realtà umana di colui che voleva descrivere. Il disegno è nato dalla fusione delle foto di ciascuno con la “confessione” raccolta da Michel al fronte.  Il disegno come una  carezza sul volto sofferente, che, in qualche caso. con la creazione del disegno del volto, poteva divenire sorridente. Hanno chiesto all’Autore quanta paura aveva, al fronte. Ha risposto che, se fosse stato solo, ne avrebbe avuto molta. Circondato di soldati che, per forza di cose, avevano imparato la calma, ne è stato condizionato. Anche i proventi del libro vanno interamente a United24. Compratelo quindi e fatelo comprare.