Alla quinta generazione la famiglia Olschki festeggia i 140 anni della Casa Editrice

Quinta generazione della famiglia Olschki. Inizialmente operativa su due fronti: libreria antiquaria e casa editrice elitaria. È stata attraversata dalle due guerre mondiali e dalla persecuzione raziale. Ha resistito, nel nome di un patrimonio prezioso raccolto, da non disperdere.

Festeggia nel 2026 il centoquarantesimo anno di attività.

Festeggia nel 2026 il centoquarantesimo anno di attività con varie iniziative, una delle quali è il restauro della collezione Olschki che si trova alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Attraverso la ristampa delle opere sottratte alla collezione dalle guerre e dal catastrofico evento dell’alluvione del 1966.

Un po’ di storia

«Era il 1897 quando Leone Samuele Olschki approdò sulle rive dell’Arno: la sua giovane attività – la libreria antiquaria editrice L. S. Olschki – era nata da poco più di dieci anni (nel 1886), eppure, dopo la fondazione a Verona ed il periodo a Venezia, egli si era reso conto che solo un luogo avrebbe potuto incubare e portare alla massima espletazione la propria idea di “Umanesimo”, sintetizzato nell’amore sconfinato e universale per il libro: Firenze, che alla fine del XIX secolo costituiva il centro di gravità dell’intellighenzia europea e una forza motrice della cultura italiana nel mondo. Oggi, con il raggiungimento del nostro 140esimo compleanno –affermano Daniele e Gherardo, rispettivamente quarta e quinta generazione – la Casa Editrice Olschki rinnova l’impegno primigenio del fondatore: veicolare il genio italiano nella sua forma più elevata e immortale, il libro.”

Le principali pubblicazioni.

Ventitré cataloghi di antiquariato; il terzo, interamente dedicato a Dante (1886/89). L’Alighieri, la prima rivista ( 1889 ); Figure dantesche (1893 ) di Giuseppe Crescimanno, primo libro di un progetto editoriale sempre più approfondito riguardo al sommo poeta .  Monumenta Typographica ( 1897 ) straordinaria raccolta di incunaboli. Divina Commedia, in edizione monumentale con proemio dannunziano (1911 ), pubblicata come omaggio al cinquantenario dell’Unità d’Italia, sintesi esemplare di filologia, arte del libro e visione nazionale. Archivum Romanicum ( 1917 ) 

Manifesto Humanitas: una dichiarazione di fede nell’ideale umanistico come argine all’odio, alle guerre e alle fratture della storia. Realizzato in pieno conflitto mondiale

Biblioteca dell’Archivum Romanicum (1921)

Biblioteca di Bibliografia Italiana (1923)

Giornale Dantesco; Archivio Storico Italiano; La Bibliofilia– sistema articolato di riviste –

Scelte identitarie.

Dall’inizio del 2000 la digitalizzazione delle riviste e delle collane storiche affianca, senza sostituirla, la centralità del libro stampato. L’alacre impegno di Daniele è quello di mantenere un ancoraggio strategico al libro cartaceo, esaltando la forma per renderne il contenuto immortale. La scommessa è vincente: le carte di qualità diventano un marchio riconoscibile, le tele e le sete fioriscono insieme alle nuove prospettive di ricerca.

Le iniziative del 2026.

Una storia editoriale che, superati i 6.000 titoli pubblicati, verrà ricordata e valorizzata attraverso un anno di eventi, mostre, presentazioni e incontri volti a far dialogare la tradizione con le prospettive del presente e del futuro del libro.

Febbraio Mostra presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze Alla Stazione Leopolda, Olschki è stato presente a TESTO con il proprio stand con un evento intitolato Nell’officina degli scrittori del Novecento.
Maggio La casa editrice partecipa al Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 14 al 18 maggio con uno stand dove riscoprire le perle sconosciute del catalogo e le novità in corso di pubblicazione; alla luce dell’importante ricorrenza storica con un incontro dedicato al volume I giardini nel cinema (di imminente pubblicazione), e  un evento intitolato Dante Globale.   

Giugno Il culmine  delle celebrazioni  il 10 giugno Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, con una giornata di festeggiamenti insieme a tutti gli autori, i collaboratori e le istituzioni che hanno contribuito alla fortuna della Casa Editrice.  Evento  disponibile su You Tube, dal titolo “OLSCHKI. Un viaggio nel patrimonio editoriale 1886–2026”

Settembre La Casa Editrice aprirà le porte di Villa Doni, la villa cinquecentesca in viuzzo del Pozzetto diventata ormai sede storica, con un giorno di visita aperto al pubblico per conoscere l’azienda, la sua storia e il proprio patrimonio materiale e immateriale.
Ottobre Verso la fine dell’anno. Grazie alla rete di collaborazioni storiche con le istituzioni culturali cittadine, la casa editrice ha in programma una serie di presentazioni ed eventi a Firenze, dedicati alla storia editoriale , alle scelte topografiche e alla progettazione dei libri.

Una Mostra celebra i 70 anni dell’Accademia Cappiello di Firenze

Nicola Pighi, presidente di Hdemy Group, promotore della mostra “Essere Cappiello”, ha organizzato, alla vigilia dell’inaugurazione, nella sede dell’Accademia Cappiello di Firenze, un incontro fra: istituzioni di Livorno, corpo insegnante dell’Accademia e giornalisti. Aperta al pubblico il 28 maggio, sarà visitabile fino al 30 giugno 2026. Dedicata ai 70 anni di storia dell’Accademia Cappiello, la Mostra mette in luce l’eredità dell’illustratore Leonetto Cappiello e la formazione degli studenti dell’Accademia.
Gastone Canessa
E’ presente anche la nipote di Gastone Canessa, fondatore nel 1956 dell’Accademia. Lei si è commossa evocando l’entusiasmo del nonno verso la pittura. Un libro, Guida del Chianti, illustrato da Gastone , è stato donato agli intervenuti. La dedica “vivere per disegnare” spiega che l’Accademia è nata per la ragione di vita di un uomo generoso, che voleva trasferire la sua passione ai giovani. Ha scelto di intitolarla al celebre illustratore e cartellonista Leonetto Cappiello, al quale riconosceva originalità e Inventiva.
Leonetto Cappiello
Leonetto Cappiello (Livorno, 9 aprile 1875 – Cannes, 2 febbraio 1942) è considerato uno dei pionieri della grafica pubblicitaria moderna. Fin da giovanissimo dimostra un talento naturale per il disegno e la caricatura. Si trasferisce a Parigi nel 1898, dove inizia a collaborare con celebri riviste satiriche come Le Rire e Le Figaro, imponendosi come uno degli illustratori più richiesti del suo tempo.
Tra il 1900 e il 1920, Cappiello rivoluziona il concetto di cartellonismo. I suoi manifesti pubblicitari non si limitano più a riprodurre fedelmente il prodotto: creano un’immagine simbolica, potente, memorabile, capace di restare impressa nella mente del consumatore. Egli inventa il manifesto pubblicitario come lo intendiamo oggi: essenziale, dinamico, comunicativo. I suoi manifesti sono senza slogan complessi, ma con una sola idea disegnata con chiarezzaAnticipa quello che è oggi graphic design, branding, art direction, visual storytelling.
Hdemy Group
Hdemy Group nasce nel 2010 come polo formativo specializzato nei settori del design e delle creative industries, con l’obiettivo di costruire un ecosistema educativo di qualità, connesso con il mondo delle imprese e orientato alla costruzione di competenze professionali spendibili nel mercato contemporaneo. E’ sostenuto da un principio: rispetto delle diverse espressività, legate al territorio, che caratterizzano ciascun centro formativo. Il Gruppo integra cultura del progetto, pratica di laboratorio e aggiornamento continuo delle metodologie, includendo strumenti digitali di nuova generazione e processi contemporanei a supporto del lavoro creativo e produttivo. Hdemy Group opera con sedi a Verona e Firenze e con una presenza anche a Milano, dove rafforza il dialogo con l’ecosistema professionale e culturale della città. All’interno del Gruppo convivono due realtà consolidate e complementari: NAD – Nuova Accademia del Design e Accademia Cappiello.
Accademia Cappiello
Hdemy Group amplia il proprio progetto educativo con l’ingresso di Accademia Cappiello nel 2024. Fondata a Firenze, come già visto, nel 1956, è riconosciuta a livello nazionale per la formazione creativa. Il suo ingresso nel Gruppo consolida una visione che tiene insieme tradizione e contemporaneità, radicamento culturale e apertura al mercato.
Accademia Cappiello porta in dote una lunga esperienza nei campi della grafica, della comunicazione visiva, della moda e dell’interior design, contribuendo ad ampliare l’orizzonte del Gruppo con una forte identità storica e disciplinare.
Il settantesimo anniversario dalla fondazione di questa Accademia rafforza il polo Hdemy per il valore culturale della scuola e la sua capacità di evolvere nel tempo.
La Mostra
Al centro della Mostra una selezione di oltre cento lavori dell’Accademia, a cura di Stefano Mingaia, Direttore Didattico di Accademia Cappiello e video-sequenze curate da Rossana Loperfido. Progetti innovativi, documenti d’Archivio e video che dialogano con alcune opere e manifesti d’epoca di Leonetto. Dal maestro dell’immediatezza del segno, della riconoscibilità dell’immagine, del rapporto tra arte, pubblicità e costruzione simbolica del brand, gli allievi dell’Accademia traggono insegnamenti, combinandoli con nuove prospettive del presente.
Nel corso della Mostra, a partire da sabato 27 giugno, l’Accademia organizza una visita guidata alla mostra “Essere Cappiello” e laboratori creativi gratuiti, aperti a famiglie e giovani creativi, per far conoscere i linguaggi della grafica, del design e della comunicazione visiva.
 

Firenze ‘50 ‘60 ‘70

Immagini e atmosfere di tre decenni di storia fiorentina del secolo scorso.

Aperta il 7 maggio a Villa Bardini, a metà strada fra il Ponte Vecchio e il Forte Belvedere di Firenze, una imperdibile mostra fotografica. Un viaggio nella storia quotidiana della città di Firenze, lungo tre decenni, che si avvale delle foto dell’archivio Foto Locchi. Sarà visibile fino al 18 ottobre. Una esposizione di immagini che ha il potere di evocare anche atmosfere, suggestioni, mutamenti e ricordi collettivi, in un racconto che è anche un ritratto dell’identità fiorentina.

Archivio Storico, Archivio Foto Locchi

Apprendiamo da Erika Ghilardi, responsabile dell’Archivio Storico e dell’Archivio Foto Locchi, il valore straordinario di un archivio che custodisce l’eredità identitaria di questa città. Attraverso lo sguardo di generazioni di maestri fotografi e la cura di una famiglia che da oltre un secolo lo preserva, giunge a noi un patrimonio di altissima qualità artistica.

Una mostra in sinergia.

Questa mostra è nata con la sinergia fra le pellicole conservate nell’Archivio, la selezione rigorosa fatta con sensibilità dalla curatrice Giovanna Uzzani e la collaborazione di Fondazione CR Firenze che, oltre a mettere a disposizione dei locali a Villa Bardini, ha finanziato le stampe delle pellicole prescelte da Uzzani per il racconto e per un potente video costruito con alcune di esse. Anche la carta utilizzata per le stampe, Fine Art Baryta, è stata scelta con grande attenzione, in modo da dare alle immagini l’aspetto compatibile con gli anni cui si riferiscono.

I tre decenni in Mostra.

Gli anni Cinquanta ci appaiono come periodo mondano e ottimista: Firenze diventa passerella internazionale, tra glamour e utopia lapiriana. Gli anni Sessanta sono più intensi e drammatici, segnati dall’alluvione del ’66 e dalle prime contestazioni giovanili. Infine, gli anni Settanta, gli anni del referendum sul divorzio e della marcia internazionale contro la fame nel mondo, mostrano una Firenze aperta all’Italia e al mondo, con nuovi slogan e stili di vita, un epocale mutamento della società civile.

La mostra è organizzata in dieci sezioni tematiche.

Le dieci sezioni tematiche sono costruite selezionando 150 opere fotografiche tra le 300 mila digitalizzate di un archivio di oltre 5 milioni di scatti. Si inizia dalle memorie del dopoguerra, con macerie e ricostruzione operosa e solidale. Si passa alla lotta per il diritto al lavoro, al dramma dell’alluvione, alla mobilitazione delle piazze durante il Sessantotto. La vita quotidiana che scorre è protagonista di un’altra sezione della mostra: le feste popolari, i tuffi in Arno e i bagni di sole sull’argine, i picnic fuori porta, le domeniche allo stadio, i primi supermercati con la esse lunga. A Firenze si incontrano scrittori, artisti, stelle del cinema, stilisti d’ogni dove. «La città è percepita come un viaggio nella storia, un rifugio di pura bellezza ed aristocrazia intellettuale, ma anche il luogo dove si incontra un’umanità che appare unicamente genuina – scrive in catalogo Giovanna Uzzani–». I divi di Hollywood ne apprezzano la dimensione esclusiva, a misura d’uomo». Nelle sezioni che seguono si documentano gli amati luoghi della vita cittadina. Una sala è dedicata alla Fiorentina, agli scudetti e alla vittoria della Coppa delle Coppe e della Coppa Italia fino al 1972, debutto in squadra del diciottenne Giancarlo Antognoni. Per finire la sezione tematica dedicata all’invenzione del Made in Italy, cominciata con la passerella nella Sala Bianca di Palazzo Pitti.

Storia dell’Agenzia fotografica Locchi.

Nata nel 1924 come “Foto Locchi– Studio d’arte e tecnica fotografica” grazie a Tullio Locchi, già apprezzato fotoreporter di guerra e ritrattista della famiglia reale, che muore prematuramente. Foto Locchi dal 1926 è rilevata dai più stretti suoi collaboratori e sotto la direzione di Silvano Corcos diviene l’agenzia fotografica ufficiale della città. Negli anni più fecondi del dopoguerra, la ditta arriva a contare fino a trenta maestri fotografi. Come nella tradizione della bottega artigiana, gli apprendisti imparano il mestiere attraverso l’insegnamento dei maestri. Lo «stile Foto Locchi» narra grandi eventi così come vita quotidiana, senza mai rinunciare alla qualità dello scatto e al gusto per la composizione, e riuscendo spesso a suscitare emozioni. Foto Locchi documenta così i momenti cruciali della storia di Firenze, trasformandoli in immagini iconiche che parlano di arte, musica, sport, moda, vita quotidiana, società, cultura. Fotocronaca, che ogni giorno viene esposta, nei suoi episodi più singolari e attraenti, nelle tre grandi bacheche Foto Locchi affacciate su piazza della Repubblica, dove si radunano i fiorentini per curiosità o nella speranza di apparire in quelle immagini.

Mario Ceroli. Mito e Materia

Mario Ceroli. Una delle molte mostre che lo celebrano.

A pochi mesi dalla conclusione, alla GNAMC di Roma, della grande mostra monografica, dedicata a Mario Ceroli, la galleria Tornabuoni (Lungarno Benvenuto Cellini, 3 Firenze), ne ha aperto l’11 marzo 2026 una dal titolo Mario Ceroli Mito e materia E’ la prima antologica fatta dalla Galleria. Ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli. In massima parte lavori fra gli anni Sessanta e il 2000, periodo in cui era protagonista della scena artistica romana,. La mostra riunisce quaranta opere – tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouette in legno – significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libertà immaginativa e da una ricerca creativa dei materiali con cui realizzare ciò che immaginava. Molti pensano che sia il legno il materiale prediletto dall’artista, ma Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicità delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, è linguaggio aperto e mondi da sperimentare.

In dettaglio alcune delle opere presentate.

Squilibrio, del 1988, ispirata al celebre disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo, reso in tre dimensioni. Poi, realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, opere in tavolato ligneo (pino di Russia ottenuto dal tetto ligneo di vecchi vagoni ferroviari), eroi del mito greco e guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, esempio Interno tempio (I Bronzi di Riace), 1981, o, dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno, opere degne della grande tradizione classica. Una sorprendente opera del 2002, donna con il burca, è un ulteriore esempio della enorme capacità del Ceroli di lavorare la materia. La morbidezza dei veli che coprono la donna è resa con listelli di legno che creano superfici movimentate da un gioco di luci e ombre.

Un video rivelatore

L’apprezzamento costante per Ceroli da parte di Roberto Casamonti, patron della galleria è dimostrato da una frequentazione trentennale fra loro, che si è trasformata in amicizia. La documenta in mostra un video, girato in occasione della visita del gallerista al nuovo grande studio-museo-abitazione che Ceroli abita alle porte di Roma. La macchina da presa ci inquadra enormi statue, frutto del lavoro in anni successivi al 2000. Come tre prigioni, grandi statue diversamente atteggiate, composte di piccoli pezzi di legno. Tecnica che in mostra vediamo usata per il modello in legno della statua che ha poi eseguito in bronzo, dal titolo Ritratto di un mio amico greco, e per un cavallo nero. Sculture costruite immaginandone forma e dimensioni prima di crearle nel vuoto dello spazio. Un metodo all’opposto di quello suggerito da Michelangelo, secondo cui scolpire significava liberare una forma già contenuta nel blocco di materiale che lo scultore aveva davanti a sé.

Formazione dell’artista e suo lavoro appassionato.

Nel video Ceroli racconta anche la sua formazione. Nato nel 1938, da giovanissimo, studiando all’Istituto d’arte, ha fatto il “ragazzo di bottega” di vari artisti, divenendo un artista poliedrico. Ha superato i confini tradizionali dell’opera d’arte, esplorando l’interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro. Le sue parole lo fanno apparire votato ad un costante, appassionato lavoro. Basta pensare che la sua attuale dimora è uno spazio di 3000 metri quadrati perché è anche il suo studio ed è stato scelto per contenere 500 suoi lavori. Ottantasette anni spesi bene, non si può non pensare. E non gli basta ancora. Questo spazio è in continuo mutamento e accrescimento, perché è sua intenzione aprirlo al pubblico per renderlo vivo, fruibile, utile come stimolo e modello alle più recenti generazioni di artisti.

Andrea Marini -Anomale intrusioni- Mutazioni della Natura

Introduzione.

Con la Mostra Anomale Intrusioni, che si tiene a Villa Rospigliosi fino al 30 aprile, prosegue il cammino di ricerca di Andrea Marini. Questo artista, caratterizzato dall’uso di materiali sempre nuovi nella descrizione di sconvolgimenti naturali possibili, ci ricorda l’incuria con cui le risorse della Terra vengono utilizzate senza remore dalla maggior parte dei viventi che la popolano. Non tutti irresponsabili, ma spesso negazionisti. Opporsi ai potenti della terra, i maggiori responsabili dello sfruttamento illimitato delle risorse è arduo, e per questo un artista che scende in campo a creare simboli di cambiamento inquietante della natura, svolge un’opera di salvaguardia ambientale di pari valore a quella di coloro che protestano in strada.

Mutazione degli organi umani.

Già nella precedente mostra, Naturally unnatural. A new word (https://www.meer.com/it/91692-naturally-unnatural), di fronte ad un‘opera inquietante che mostrava forme riconoscibili come organi umani calcificati, aveva avvertito che le mutazioni della natura intesa come elementi del paesaggio e del mondo animale, si sposteranno gradualmente agli umani, a cominciare dagli organi interni. Resi quasi inorganici dall’inquinamento che deteriora ciò che mangiamo. “Se non si pone rimedio al degrado- concludeva- il genere umano, prima dell’estinzione, passerà attraverso modificazioni terribili, fino a divenire umanità bionica”.

Mutazioni della Natura,

La precedente mostra era pensata per essere mostrata in un ambiente chiuso. Ma chiaramente non era finita la denuncia di Marini delle storture dell’operare umano sulla natura. Ed è per questo che Andrea si è cercato una galleria come Villa Rospigliosi, il cui motto è “tra arte e terra”. E’ una Galleria circondata dal giardino, con prati, piante ed alberi ben curati e con un padiglione laterale di stanze chiuse. In una di queste ha scelto di mostrare su parete una larvogenesi, installazione a terra che si vede attraverso fogli in PVC trasparenti, a creare una sorta di camera da “incubazione” che, nel buio della stanza, ci appare animata da lievi movimenti di crescita.

                                                           

In una stanza attigua troviamo, adagiata sul cemento, una fioritura, con rami di ferro verniciato e fiori fatti di sferette di polistirolo di vari colori e di forma identica. Una natura che non ha bisogno del terreno e del sole per fiorire. Alcuni alberi nel prato mostrano parassiti di forma cilindrica, scuri, che partono dal tronco e si adagiano sul ramo, di lunghezza e diametro notevole, salvo alle due estremità.

Metallizzazioni.

Il giardino si prolunga in un orto. Lì ci appare un particolare aspetto assunto da un albero. Un piccolo faggio, al centro di una aiuola tonda, luccica al sole perché ricoperto di uno strato argenteo. Non è sadismo questo incapsulamento del faggio. L’artista ha immaginato che l’albero si stia difendendo dall’ambiente ostile “indossando” questa guaina. Marini artista aggiunge all’ispirazione una funzione di scienziato perché intende fotografare gli effetti nel tempo di questa protezione posta sopra la corteccia. Ha lasciato al faggio parti della corteccia e di giovani rami non coperte, data l’importanza del “respiro” del tronco nella vita di un albero. Il monitoraggio fotografico consentirà di raccogliere dati di resistenza ad ambiente ostile attraverso questo lavoro contemporaneamente di Arte e Scienza. In una vasca di pietra antica, vicino all’aiuola del faggio, pullulano bolle metalliche di ignota origine. Una composizione, questa, di forte attrazione estetica.

Una originale mostra di fotografia di luoghi di Firenze

Quelli che frequentano le mostre si sono sicuramente accorti che, quando ci si trova di fronte ad un artista, i significati delle sue opere sono molteplici. Spesso diversi dalle spiegazioni che l’Artista ne dà.

Mai come in questo caso, “Ricordo Firenze”, mostra fotografica di Leonardo Mincolelli, alla Sala Ex Leopoldine, Piazza Torquato Tasso, 7, ha suscitato reazioni diverse, addirittura opposte.

Caratteristica stilistica identitaria di Leonardo Mincolelli una contrapposizione di bianchi e neri in molte delle foto. Bianchi o neri, niente chiaroscuro. In questo modo le forme dei monumenti si stagliano precise, mettendo in luce la severità del contesto fiorentino. Mi hanno fatto venire in mente la sensazione che provavo, sbarcando a Firenze al ritorno da Roma, capitale dalle forme sinuose, che gli edifici del capoluogo toscano si fossero messi sull’attenti.

Nelle prime foto in cui ci si imbatte, facendo il giro della sala, però, sono bianchi gli edifici e neri i turisti davanti ad essi. Fanno venire in mente le orde di turisti che invadono quotidianamente il centro Unesco e l’Oltrarno, assetati solo di fotografare. Con risultati spesso molto inferiori alle cartoline fatte da professionisti, oltre a un enorme spreco di energia, quella che il cellulare assorbe ad ogni scatto. La loro presenza, fermi come stanno sui marciapiedi, o sulle strisce di attraversamento, o peggio in mezzo alla strada, impedisce ai cittadini una normale circolazione, oltre a coprire in gruppo gran parte dei monumenti. Vivere il centro di Firenze è sempre più scomodo. Per questo tipo di turista è una Disneyland, un po’ più vecchia e scomoda , visto che il fondo stradale è di pietre molto consumate o sconnesse.

Per l’Artista invece l’utilizzo di silhouette e ampi spazi negativi è mirato a creare una +rappresentazione della città come un ricordo, spoglia dei dettagli che non rimangono impressi nella mente dopo anni di assenza: solo luci e ombre definiscono il paesaggio urbano, e i pochi soggetti che lo decorano.

Ogni fotografia rappresenta in modo diverso il sentimento e la percezione che Leonardo ha nei confronti del posto in cui è stata scattata, dal senso di solitudine della partenza, al calore della compagnia nel ritorno, dalla confusione del centro storico alla magnificenza delle opere che ospita.

Ovviamente I ricordi di Leonardo non sono in discussione. E neppure la sua capacità di mostrare in modo originale scorci di una città inflazionata in campagne pubblicitarie che fanno leva sul Duomo e poco più. Convinti come sono, gli operatori turistici, che la fama della bellezza di Firenze non richiede scorci originali per attrarre visitatori da tutto il mondo.

Il titolo della mostra “Ricordo Firenze”, è motivato dalla lontananza di Leonardo dalla sua amatissima città, per seguire I suoi studi. Che lo hanno portato a vivere, fra le altre, nella città di Venezia. Essendo riuscito a rendere Firenze altro dal consueto, è grande la curiosità di vedere le sue foto di Venezia nel libro che le ha dedicato: Venetian Perspectives (Ed. Snap Collective 2024)

 

Trains

Il manifesto di questo film esprime, in estrema sintesi, il suo messaggio. Le linee della vita di una mano disegnate come rotaie dei treni, ovvero: attraverso ciò che è successo nelle stazioni e sui treni nel corso degli anni il regista riesce a ricostruire un secolo di vita vissuta. Pociągi(Trains) è un documentario, un viaggio senza parole attraverso il XX secolo, con i suoi cicli umani di guerra, pace, eventi lieti e tragedie. E’ composto interamente da filmati d’archivio provenienti da 46 collezioni, cui è stata aggiunta un’accurata colonna sonora. Anteprima italiana al Trieste film Festival edizione 36.

Una scelta di metodo

Maciej J. Drygas, il regista polacco di Cinema e Rai, sceneggiatore, produttore. e insegnante, ha raccolto in luoghi differenti i filmati, non necessariamente in ordine cronologico, che hanno come protagonista sempre il treno e le stazioni. L’originalità della sequenza di montaggio e la grande quantità di fotogrammi trovati fanno raggiungere a questo documentario la potenza di una descrizione fuori dal tempo della vita umana . Non ci sono dialoghi né didascalie, per cui lo spettatore cerca di scoprire dove siamo e in quali anni, mentre il treno si porta via la scena. Il regista aggiunge che ha dato molta importanza ai suoni. Li ha registrati, di notte, per ridurre al minimo i rumori di fondo, dietro casa sua. “ Ho avuto la fortuna di avere così vicino dei binari- racconta- Ho tenuto d’occhio la zona e quando vi hanno fatto muovere un convoglio, ho rapito i suoni e li ho collegati ai treni senza suono che avevo raccolto negli Archivi.” 

La metafora secondo il regista

ll treno è qui metafora dello scorrere del tempo. Mette in luce come, a periodi di progresso siano seguite catastrofi prodotte dalle guerre. Le guerre sono ideazioni umane “dannate”- così le definisce il regista in conferenza stampa. E conclude -. Gli uomini tornano indietro ciclicamente – .A ben riflettere, l’illusione che certe guerre di oggi che siano meno cruente, proviene dall’affinamento delle tecnologie distruttive. Il drone programmato che uccide un solo uomo in una folla maschera l’omicidio perché l’ultimo atto è macchina contro uomo. 

Il materiale d’archivio

Dieci anni di studi per scegliere il materiale da novantotto Archivi Internazionali consultati ed eseguire un montaggio così fluido da legare i fotogrammi in un racconto avvincente. Vediamo scorrere davanti ai nostri occhi le sofferenze e le gioie dell’Umanità anno dopo anno, da un paese a un altro. Episodi che acquistano un significato universale.

“Perché non ha inserito una documentazione delle Ferrovie russe, fra le più importanti del 900?” domanda uno spettatore. La risposta “L’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi mi ha bloccato dal continuare le trattative per entrare nei loro Archivi, oltre a non voler dare nemmeno un euro all’invasore. Ma non era importante, nell’economia del mio progetto, parlare di tutti i popoli. Il materiale raccolto in America ed inserito nel documentario che mostra soldati russi che salgono nei vagoni con ritratti di Stalin è stato sufficiente per la mia narrazione”

Premi ricevuti

Il film è stato presentato in anteprima all’IDFA di Amsterdam, dove ha vinto il premio come Miglior film e Miglior montaggio. Al TSFF non ha vinto premi, ma la valutazione dell’IDFA è talmente importante che il film non ha avuto bisogno di ulteriori selezioni per partecipare all’Oscar dei documentari. Che è stato vinto da Flo, la storia drammatica in cartone animatoin di un gatto che deve convivere con la paura dell’acqua perché vive nella nostra epoca di crisi climatica, con frequenti alluvioni.Più che dargli l’Oscar, dovevano vietarlo ai bambini perché altamente spaventoso.

Trains non ha vinto l’Oscar. L’augurio di chi l’ha visto è che riesca ad essere distribuito, per non rimanere un messaggio forte e originale, molto apprezzato si, ma da un esiguo pubblico.

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Un nuovo Circular Fashion Hub per Rifò e Ecoalf alla Manifattura Tabacchi di Firenze

Aperto un nuovo negozio a Firenze, in Manifattura Tabacchi, un quartiere dinamico e creativo sede della Scuola internazionale Polimoda. Un nuovo Circular Fashion Hub, inaugurato lo scorso novembre, dove due brand, uno italiano, Rifò, e uno spagnolo, Ecoalf, che hanno fatto della circolarità la loro mission, condividono lo spazio, circa 60 mq a testa. Due store e due show room distinti e comunicanti.

In occasione dell’edizione 109 di Pitti Uomo, i due brand hanno fatto la presentazione delle loro collezioni FW26/27 e i loro founder si sono confrontati.  Niccolò Cipriani per il brand toscano Rifò, e Javier Goyeneche, per lo spagnolo  Ecoalf, 

Ecoalf e Rifò, fedeli frequentatori da anni della Fortezza, sono due marchi di eccellenza nel campo del riciclo e hanno entrambi lo scopo di ottenere, da materiale riciclato, capi uomo e donna con la stessa qualità e design dei migliori prodotti non riciclati. Invece di una sterile competizione, hanno scelto di fare squadra. Provengono da due culture diverse. Iniziamo a descriverli da Ecoalf, fondato per primo.

Ecoalf

Ecoalf è un marchio spagnolo di lifestyle sostenibile fondato a Madrid nel 2009 da un’idea di Javier Goyeneche. Egli voleva creare un marchio di moda. Dopo la nascita di due figli lo voleva realmente sostenibile. Ovvero usare le risorse naturali in modo responsabile, per garantirne la disponibilità per le generazioni future Da allora, la missione di Ecoalf è stata quella di creare una nuova generazione di prodotti riciclati con le stesse caratteristiche di eccellenza dei capi fatti ex novo.

Negli ultimi 15 anni, attraverso innovazione, ricerca e sviluppo, Ecoalf ha creato oltre 600 tessuti riciclati innovativi, risparmiando oltre 54 miliardi di litri d’acqua, creando un impatto positivo e ripristinando oltre 50.000 m2 di terreno con cotone rigenerativo, riducendo 12.500 tonnellate di CO2, con l’impegno a raggiungere NetZero Emissions entro il 2030. Per essere sempre più circolari, circa il 70% delle collezioni è monomateriale, condizione per cui è riciclabile più e più volte. Nel 2015 la Fondazione Ecoalf, ha avviato il progetto Upcycling the Oceans. Nato al largo delle coste spagnole, è un’iniziativa mondiale che aiuta a rimuovere i rifiuti di plastica dai fondali marini e a reimmetterli nel sistema grazie allo sforzo collettivo di oltre 4.200 pescatori che ne hanno recuperato più di 1.900 tonnellate. Un progetto rivoluzionario cui hanno aderito Thailandia, Grecia, Italia, Francia, Egitto. Continua a espandersi in tutto il Mar Mediterraneo, convertendo i rifiuti marini in capi di alta qualità. Per ogni articolo BECAUSE THERE IS NO PLANET B® venduto, il 10% va alla Fondazione Ecoalf per contribuire all’espansione del progetto. Un euro  permette di rimuovere 600 gr di rifiuti dai fondali marini.

Riassumiamo i principi base del riciclo

  • Il lino è una fibra naturale a basso impatto, che richiede poca acqua. Un ettaro di lino può eliminare 3,7 tonnellate di CO2 dall’atmosfera

  • 100% di cotone riciclato riduce il consumo di acqua.

  • Sea thread, ovvero fibra del mare, ottenuta dalle bottiglie di plastica ripescate nell’oceano, riduce l’inquinamento sei mari.

  • Polvere di pneumatico riciclata, 100% ecoprogettata, viene prodotta in Spagna con un procedimento innovativo.

  • Si utilizzano prodotti di Agricoltura rigenerativa, che migliora attivamente la salute del terreno, aumentandone la fertilità, la biodiversità e la capacità di trattenere acqua e carbonio, invertendo così il degrado causato dall’agricoltura industriale. 

Dal 2018, Ecoalf è membro della comunità B-Corporation, ovvero è impresa che genera un impatto positivo sull’ambiente, rispettando alti standard sociali e di trasparenza, Nel 2022, ha ottenuto il titolo di  Best for the World.

Rifò.

Rifò nasce nel novembre 2017 da Niccolò Cipriani.  Produce capi ed accessori di alta qualità, realizzati con fibre tessili 100% rigenerate. Grazie ad un processo meccanico e artigianale sviluppato a Prato più di 100 anni fa, Rifò è in grado di trasformare gli scarti di tessuto in nuovi capi che conservano le stesse qualità dei prodotti originali. Questo metodo consente di riutilizzare gli scarti e ridurre sensibilmente la quantità di acqua, di pesticidi e prodotti chimici utilizzati nella produzione.

Questo marchio  nasce dall’urgenza di un cambiamento dal puro profitto alla costituzione di un modello economico etico e sostenibile, che tiene conto della crisi climatica e ambientale del mondo attuale. Con una programmazione che pensa alle generazioni future. Rifò riconosce la sinergia fra tecnologia, impegno sociale e rispetto per l’ambiente, senza trascurare eleganza, qualità e cura per i dettagli.

Principi base del riciclo

  • riciclaggio scarti di tessuto con processo meccanico e artigianale
  • tecnica centenaria del distretto cenciaioli di Prato.

  • raccolta di vecchi indumenti dal pubblico nelle Recycling Box poste nei negozi

  • riuscito riciclo di alpaca e lana extra fine  

Segue inoltre un progetto di impatto sociale, Nei Nostri Panni, che dal 2022 ha prodotto l’inserimento di 23 persone in un percorso di formazione retribuito nel settore tessile a Prato, dove spesso il ricambio generazionale è a rischio.

Nel 2018 Rifò si è aggiudicata il terzo posto, tra 856 imprese candidate in tutta Italia, alla finale nazionale del Premio Cambiamenti del CNA, riservato alle aziende più innovative del Paese. Dal 2020 è stata certificata come B-Corporation, con un punteggio totale di 99.9. Nel 2020 arriva anche la fiducia da parte degli investitori, tanto che all’inizio dell’anno si chiude un round di investimenti da 150.000 euro, seguito nel 2022 da una seconda tranche superiore di più di nove volte. Dall’inizio del 2024 all’interno di Rifò lavorano 25 persone. Di Ecoalf Cipriani dice: “un altro brand internazionale che ha fatto della circolarità la sua mission: Ecoalf. più di un brand, un progetto circolare con un impatto sociale.”

Alla scoperta delle proprietà sconosciute della castagna.

Scopriamo le proprietà sconosciute della castagna, un frutto con requisiti superiori ad altri oggi in commercio.

Un po’ di storia

La pianta Castanea, della famiglia delle Fagaceae, che include anche faggi e querce, ha origini mediterranee. L’albero di castagno oggi è diffuso in molte regioni italiane e in tutta Europa e per secoli i suoi frutti hanno sfamato i contadini nelle stagioni più fredde, offrendo una fonte di energia preziosa. Note anche come “il pane dei poveri”, le castagne con il tempo, con l’ingresso sul mercato di farine bianche a prezzo accessibile, si sono ridotte a diventate cibo sfizioso, non molto diffuso.

Cibi trattati con additivi chimici

Sempre più ci raccomandano di leggere le etichette del cipo che acquistiamo perché l’industria del cibo, per rendere appetibile un prodotto, usa additivi chimici dannosi alla salute , senza scrupoli e spesso per creare fidelizzazione a un prodotto, del quale in tal modo diveniamo compratori compulsivi. Questi avvertimenti sembrerebbero destinati ai cibi precotti. Niente a che vedere con le castagne, classificate sul mercato come frutta a guscio, insieme con noci, nocciole e mandorle.

Trattamento della frutta a guscio

Le notizie più recenti sulle nocciole, che noi importiamo copiosamente dalla Turchia, ci dicono che questa frutta , quando viene da lontano, subisce grandi trattamenti per non arrivare a destinazione rovinata. Anche le noci messe in vendita spesso provengono da lontano, per lo più dagli Stati Uniti. I gusci chiari, perfettamente puliti, anche qui denotano severi trattamenti poco prima di metterle in vendita. Infatti quelle nostrane hanno il guscio più scuro e macchiato.. Le castagne fresche invece non hanno bisogno fi trattamenti per il trasporto perché i maggiori consumatori stanno vicino al prodotto, vista la grande quantità di castagneti presenti nelle regioni italiane.

Composizione della castagna.

La castagna è gustosa, ed è anche un alimento energetico. Per il 79% composta di carboidrati complessi ( soprattutto amido ), di una buona quantità di acqua, fibre 5 grammi in 100 g , 9% lipidi, 7% proteine. Sono inoltre una fonte straordinaria delle principali vitamine del gruppo B, in particolar modo folati, vitamina B1 e B6, ma anche B2, B3 e B5, necessarie per il metabolismo e la produzione di energia, per la crescita e per la formazione di nuovi globuli rossi. Cento grammi di frutto contengono il 50% del fabbisogno giornaliero di rame, il 40% di quello di manganese e il 20% di quello di fosforo. Sono ricche in vitamina C, che però in parte si perde con la cottura ad alte temperature. Questa vitamina, lavorando in associazione con manganese e rame, protegge l’organismo dall’ossidazione. Non contengono glutine. Ottimo cibo per i celiaci, sono per tutti una valida alternativa al consumo eccessivo di frumento nella dieta quotidiana.

Conservazione delle castagne fuori stagione

Le castagne giungono a maturazione generalmente fra settembre e novembre di ogni anno. Per averle in altri periodi dell’anno, le possiamo trovare secche, oppure come marron glacée o trasformate in farina. I processi di conservazione sono molto naturali. La rimozione dell’acqua impedisce la formazione di muffe e batteri. La conservazione viene fatta in luoghi freschi ed asciutti, le arre boschive appunto. In caso di caldo dopo l’acquisto, si consiglia di tenere le castagne secche in frigo. I marron glacée contengono a volte un conservante, ma è possibile trovarli anche solo con zucchero e sale. La farina di castagne è ottenuta dalla macinazione delle castagne secche, senza additivi. Richiede perciò di essere conservata in luogo fresco e asciutto, Con il caldo può irrancidire, segno evidente che non contiene conservanti.

Castanea Expo 2025 

Per ragioni sicuramente legate alle potenzialità produttive delle regioni italiane, unite alle moltissime proprietà benefiche del frutto descritte sopra, a dicembre 2025 è stata organizzata alla Fortezza da basso di Firenze Castanea Expo 2025, la prima fiera in Italia della castanicoltura. Altri settori hanno suggerito che lavorare in squadra aumenta la diffusione di prodotti confinati ad un territorio. Grecia e Francia hanno inviato alcuni espositori. La maggioranza era italiana. Numerosa la delegazione della Calabria, composta da undici aziende castanicole. Si è visto da un espositore della Calabria un lavoro di creazione di prodotti inconsueti a base di farina di castagne, come, ad esempio, biscotti croccanti.

Castanea Expo 2025 è durata tre giorni, durante i quali la filiera del castagno è stata al centro dell’attenzione nazionale con convegni, workshop, mostre tematiche, degustazioni, show cooking e momenti di confronto e aggiornamento scientifico e tecnico. IL presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini ha dichiarato che il successo di questa prima edizione suggerisce di proseguire sulla strada della valorizzazione della castanicoltura come patrimonio identitario e risorsa strategica per lo sviluppo dei territori. La collettiva di castanicoltori della Tessaglia che hanno esposto in fiera ha aggiunto di considerare questo allargamento a Firenze delle fiere del comparto di grande interesse agricolo, turistico e culturale.

Pareidolia e arte

Pareidolia e Arte

Pareidolia, parola inconsueta che esprime un’attività psichica molto comune, soprattutto nei bambini. Significa, ad esempio, vedere figure di senso in una distesa di nuvole in cielo, oppure riconoscere il viso di una persona nel profilo di una montagna.

“Chiedere agli artisti di disegnare ciò che vedono nella superficie incisa di un monolite-statua dello scultore paraguaiano Hermann Guggiari , cosa produce?” si è chiesta la giornalista e architetta Tiziana Leopizzi-

Detto fatto. La risposta è racchiusa in una serie di 50 rotoli, ognuno dei quali è la reazione dipinta da un singolo artista. Dal 3 al 7 dicembre tali opere sono suddivise in gruppi fra luoghi iconici a Firenze: Palazzo Spinelli; Accademia delle Arti del Disegno; Fani; Farmacia Conventuale dell’Abbazia di S. Miniato al Monte; ASP Firenze Montedomini; Studio Mancianti.

El Tercer Ojo

L’Architetta Prof.Tiziana Leopizzi, Dante Alighieri Arte, Asuncion (Paraguay) con questo suo progetto, intitolato El Tercer Ojo (Il terzo occhio), festeggia 21 anni di ARTOUR-O-il MUST, una sua creatura che è nata dal capire che è stata l’illuminata Committenza del passato a rendere uniche le nostre Città d’Arte. Questo messaggio, reso concreto con la strutturazione nella mostra annuale ARTOUR-O-il MUST, ha poi girato il mondo insieme con le opere artistiche create su suggerimenti sempre diversi della Leopizzi. Per la precisione, l’Autrice preferisce parlare di Museo Temporaneo, più che di Mostra. È contemporaneamente in varie sedi, che rappresentano la committenza, nella misura in cui offrono un loro spazio per accogliere le opere d’Arte. Il manifesto, sempre creato dalla Leopizzi, si avvale di nome e cognome dei 50 partecipanti, creando con essi , scritti in rosso, una composizione che richiama i fuochi d’artificio.

Fino all’Anno scorso la città di partenza di ARTOUR-O- era Firenze.

Quest’anno, come detto, gli artisti sono venuti simbolicamente a Firenze per la maggior parte dal Paraguay, per mezzo delle loro opere in Roll. Il motivo? La trasferta – non sappiamo se sarà ripetuta periodicamente – di Leopizzi ad Asuncion, dove ha lavorato nella Dante Alighieri della città paraguaiana. Alcuni dei Roll sono di artisti italiani.

Musei temporanei

 Con i Musei temporanei sparsi per la città, fra il centro di Firenze e diladdarno, aumenta la fruizione di Arte da parte dei cittadini, un altro degli scopi che si prefigge Tiziana. Infatti lei sostiene: “A questo punto non mi resta che sperare che tutti possano vedere queste immagini, che sono e non sono, e accogliere l’invito a guardarci intorno con il Terzo Occhio, soprattutto gli artisti ma non solo, anche gli imprenditori o chi è creativo ma anche per risvegliare la creatività che è in tutti noi e soprattutto in chi crede di non possederla.”

In questo caso la superficie della magnifica scultura di Hermann Guggiari offre a tutti noi l’occasione di mettere alla prova il Terzo Occhio che gli artisti hanno espresso con un loro lavoro per la mostra nell’affascinante spazio del Cabildo (PY). Da lì, percorso inverso rispetto agli anni precedenti, la mostra è arrivata a Firenze. Una seconda tappa sarà poi a Brescia a Natale. Questi passaggi sono solo lo start. In realtà esercitare il terzo occhio è possibile ovunque per chiunque.

 Definizione storica di Paraeidolia

Mi piace citare un commento di Cristina Acidini, madrina della Mostra e Presidente Accademia Arti del Disegno, offerto come uno dei Musei temporanei. La paraeidolia viene da lei accostata a grandi artisti del passato. “Molto intrigante è il tema scelto: la paraeidolia – dice – è quella spinta interiore che guida l’occhio umano a riconoscere figure e cose in conformazioni indistinte. Leonardo da Vinci, Piero di Cosimo e altri artisti sul lato eccentrico del Rinascimento sperimentarono il potere suggestivo della “macchia”, innesco della fantasia, via di fuga dalla realtà tangibile e prosaica del quotidiano.”