C’est quoi l’amour? Intervista al 17.mo France Odeon

Breve sinossi del film Intervista a regista e attrice presenti al 17.mo France Odeon, di C’est quoi l’amour? Un film di Fabien Gorgeart leggero, a tratti comico, che affronta un argomento serio come l’annullamento del matrimonio religioso. Marguerite (Laure Calamy) vive a Rouen con il compagno e la figlia adolescente, mantenendo al tempo stesso un rapporto amichevole con Fred (Vincent Macaigne ), suo primo marito. da cui ha divorziato. Un giorno Fred le annuncia di volersi risposare. Ma, per assecondare la fidanzata Chloè, cattolica fervente, che vuole sposarsi in chiesa, deve far dichiarare nullo il primo matrimonio. “Si tratta di una semplice pratica di annullamento della nostra unione religiosa”. Marguerite si mostra disponibile, ma ha inizio un iter tanto complesso quanto surreale davanti al tribunale ecclesiastico. Si tratta di domande da inquisizione su particolari molto intimi, fatte oltretutto da un prete che di rapporti intimi non dovrebbe avere esperienza! Lei cerca di assecondare la pratica, ma l’annullamento non viene concesso. L’appello va fatto alla sacra rota , a Roma. Di nuovo Marguerite acconsente e un gruppo variegato, composto da lei, suo marito, il suo ex con Chloé e due figlie arriva a Roma La burocrazia della Chiesa la costringe a riesaminare la natura del suo rapporto con Fred, nonché la storia trascorsa insieme e quale effetto negativo l’annullamento possa avere sulla figlia che lei e Fred condividono. Riemerge, suo malgrado, la parte positiva del precedente rapporto, modificando la sua qualità di vita e quella della sua famiglia.

Domanda a Fabien (DAF)Da dove viene l’idea di questo film?
Idea del produttore che aveva visto un film d’altro tipo sulla stessa tematica. Idea che è piaciuta anche a me. Sintonica con miei precedenti film come Diana a les épaules e La vraie famille.
DAF Nel film appare la chiesa con le sue assurdità burocratiche ma insieme l’umanità: come ha fatto a trovare un equilibrio fra le due?
L’interesse per la religione non mi ha mai lasciato. Mi colpiscono però certi aspetti, per la loro assurdità. Cose bellissime, cose divertenti, cose assurde. Non mi posso definire credente. Per la costruzione della sceneggiatura ho incontrato preti, ecclesiastici, persone che avevano ottenuto l’annullamento. Riconosco che i preti si sono addentrati nelle questioni dell’amore e della sessualità. Anche se in un modo che spesso rasenta il ridicolo.
Domanda a Laure (DAL)Il personaggio che lei impersona è molto complesso.
Mi è piaciuta enormemente la sceneggiatura scritta da Fabien. Direi che non si è scelto se questo film dovesse essere comico o drammatico. In certi casi, come nella scena dell’idromassaggio, si poteva spingere un po’. Ma con dei partner molto bravi io mi butto nelle situazioni, che poi risultano vere. Quello che mi ha appassionato è che i due hanno solo una pratica da sbrigare. Ma a poco a poco riemerge l’amore che provavano da giovani. A un tratto ritorna la giovinezza. La frase non mia ” Abbiamo voluto cambiare il mondo ma il mondo ha cambiato noi” esprime bene quello che sembra essere successo a Marguerite. Che però, nelle traversie che affronta, riscopre l’amore che aveva provato.
DAF Viviamo in un paese, l’Italia, di cultura cattolica. Fin da piccoli i bambini ricevono insegnamenti religiosi. Nella sua filmografia si vede che lei è interessato alla religione, come nel corto “Comme un chien dans une église” o questo film di cui si parla ora. Considerando che questo film sarà distribuito nelle sale a marzo 26, pensa che abbia la forza dl mettere in evidenza cosa implica aderire alla religione? Perché, come dicevo, molti si trovano imbrigliati in qualcosa che non hanno scelto.
Fare proseliti con i miei film no. Però sono sempre stato abitato dall’interesse per la chiesa.
Per quel che riguarda il corto, avevo visto il film di un regista messicano, girato in una chiesa percorsa da cani, come fosse un parcheggio. “Anche io sono come un cane, quando entro in chiesa?” mi sono chiesto. Naturalmente no. Ma a me piace filmare le chiese, che spesso sono molto belle.
 DAL Se l’anno passato a France Odeon non avessi visto il suo film Mon inséparable le avrei chiesto se i registi la scelgono per interpretare donne allegre, perché il suo viso esprime allegria anche se lei non ride.
Io non scelgo. Non ci sono vere differenze. Faccio un esempio: se uno casca, dipende da contesto se sarà dramma o commedia.
Sono diventata famosa per essere divertente. Ma L’origin du mal è un film drammatico e io impersono un personaggio inquietante. Ho sorpreso tutti. Non potevano credere che fossi io!
Quello che conta per me, per lavorare bene, sono i rapporti che si creano con la troupe e fra colleghi.
DAF Come si è preparato per svolgere il film?
Il mio lavoro d’inchiesta è stato facilitato dal fatto che a Parigi conosco un ricercatore di diritto canonico. E’ stato fondamentale. Mi ha descritto tutto il processo. Si arriva a Roma, alla Sacra Rota, se non si è riusciti ad ottenere l’annullamento dal tribunale ecclesiastico locale.
DAL Visto il titolo del film, è cambiata la sua concezione dell’amore?
E’ stato appassionante. Si esplorano i propri sentimenti. Ho adorato questo lavoro. Ma non trovo una risposta alla domanda. Per il mio rapporto con la religione, ricordo che avevo uno zio oratorien, molto simpatico, credo dissidente, Gli chiedevo di essere battezzata, e ho dovuto cominciare un corso di catechismo. Mi avevano esaminato, ma il verdetto era “NO”, non adatta al battesimo. Io insistevo, forse perché ero innamorata dello zio. Quando finalmente lui mi ha concesso di essere battezzata, io, che avrò avuto 10 anni, avevo avuto delle disillusioni e non volevo più farlo. Risultato: quando mi ha bagnato la fronte con l’acqua, mi ha preso un riso irrefrenabile. Mi sono vergognata. Gli ho chiesto scusa. Ma lui non era minimamente in collera.
DAF Come si è trovato a girare a Roma?
Ero  felicissimo all’idea. Mi ispiravo a registi come Bellocchio o Moretti che l’avevano fatto.
Mi ero preparato a girare corse in motorino e bei panorami. Ma, dati i molti lavori legati al Giubileo, le riprese le ho fatte dai finestrini della macchina o dal vetro del Bus e, comunque, niente di turistico. Il che ha però giovato al film, perché il paesaggio era in sintonia con l’azione. La grande fatica di sbrogliarsi nei meandri della burocrazia ecclesiastica. Però poter girare in un fastoso salone di Palazzo Farnese ha dato credibilità, il giusto valore, alla scena del Papa nero.
DAF Motivi che lo hanno spinto a parlare di annullamento di matrimonio.
Il produttore e un mio personale desiderio di rielaborare il mio divorzio. L’amore si accumula. Si trasforma in sedimenti che si stratificano uno sull’altro.
Con questo film volevo dire alla mia ex che quello che è stato rimane.
DAF Quando esce il film in Italia?
L’ultima settimana di marzo 2026. Dopo essere uscito in Francia
Per concludere
Come li ha presentati il Direttore artistico Ranieri -Martinotti, l’attrice Calamy è un fuoco d’artificio e il regista Gorgeart è un Bengala. Vedendo il film,
forse più che dall’intervista, troverete giusta la definizione

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