Immagine Italia & Co 18 del 2025

L’importanza della lingerie si tocca con mano alla fiera Immagine Italia & Co 18 , alla Fortezza da Basso di Firenze nel week end lungo di metà febbraio 2025. Domenica 16 la fiera è affollatissima. Significa che c’è richiesta . Ovviamente da una fascia di reddito medio-alta. In contrasto con le dichiarazioni assertive sulla classe media, secondo le quali essa è gravemente danneggiata economicamente.

Protagoniste di questa fiera, il più importante e qualificato evento internazionale dedicato alla lingerie,   oltre duecento collezioni per l’autunno/Inverno 25/26, di cui il 43% provenienti dall’estero, a rappresentare la più ampia overview del comparto europeo.

 Taglie curvy

E poi balza all’occhio, girando per gli stand, una cartellonistica che mostra un gran numero di modelle curvy. Se questo può far pensare alla migliorata accettazione a livello sociale, di un modello di femmenilità diverso, parlandone con un espositore capisco che il motivo è un altro. Il responsabile in fiera di Elomi (Lingerie up to all cup) mi dice “Fino a qualche anno fa il nostro principale cliente era l’America. Un cliente americano però mi disse che, tempo pochi anni, con l’affermarsi dei fast food e dei cibi confezionati, anche l’ Europa sarebbe diventata un ottimo cliente. E così è stato! Molte donne sono oggi più grasse a causa del cambiamento dell’industria del cibo e di certa ristorazione.”

Troviamo quindi una spiegazione del perché siano così numerosi i programmi televisivi che cercano di dissuadere dal mangiare cibo junk e consigliano il ritorno alla dieta mediterranea doc.

Nuovi Colori

Sono state organizzate 4 sfilate che hanno mostrato al meglio ai potenziali compratori l’ anteprima delle tendenze AI25/26 in campo lingerie preziosa. Nuovi colori verde oliva, marrone, rosso corallo dicono della tendenza a fare del pigiama anche una comoda mise da usare fuori dal letto. Se non altro, per il tempo di fare colazione.

La seconda sfilata ha rappresentato una novità di svolgimento, suggerita da Oscalito: il light motiv era le ore del giorno, in cui, ovviamente, si può indossare differenti indumenti. Ed era animata dall’incontro di due modelle durante il loro catwalk, cosa che teatralizzava la sfilata.

Una sfilata green

The green show ha visto sfilare una selezione di capi simbolo di rispetto per il pianeta. Va riconosciuto alle ditte l’impegno messo nel rendere sostenibili i capi prodotti, particolarmente difficile nel campo della lingerie dove sintetico ed elasticizzato sono usati più spesso che in altri campi del vestire.

I nomi:Ecofuture, Fraly, Hanro, Mey. Organic Basics,sans Complexe,Paris , Sofiaman. Cui si aggiunge Oscalito, ditta che dal 1936 ha sempre prodotto capi di fibre naturali, monofibra. L’attuale proprietario e direttore ha organizzato un gruppo di produttori di filati sotto il nome Slow Fiber. Il gruppo porta avanti una politica di reale sostenibilità, basata sulla produzione di filati rispondenti alla certificazione più avanzata, che permettono il riciclo dei capi confezionati con questi materiali, danno benessere a chi li indossa e garantiscono una maggiore durata dei capi, a tutto vantaggio del pianeta.

Grande protagonista il bra

In una conferenza affollata la speaker, appartenente al gruppo inglese Pudding, ha dato la consulenza sull’argomento Bra. Un assortimento di taglie e tipi nel negozio e la capacità di suggerire il modello giusto per il tipo di seno della cliente sono indispensabili per far crescere il fatturato. La speaker suggerisce di assortire il 50% del totale per la clientela abituale. L’altro 50% sarà ispirato a dati statistici, e coprirà il range dalla taglia più piccola alla più grande. Il gruppo Pudding organizza corsi di Bra fitting on line in Italiano per industrie e retail.

Presente in fiera anche lo stand Bye Bra, con modelli autoreggenti adatti a grandi scollature.

Calzini e calzettoni

Chi si sente più libera indossando calzini o calzettoni al posto del collant, in fiera trova una grande varietà di colori e di fantasie. Naturalmente l’assortimento è per donna e uomo. Sangiacomo anche per  Kid. Andre anche Hosiery.

Fuori dal coro”

Due espositori, Club Voltaire e Acquadicocco, li posso definire fuori dal coro perché il primo marchio confeziona giacche, cappotti e vestiti e il secondo costumi da bagno.

Il primo produttore si è unito ad una fiera di lingerie perché condivide il territorio di produzione con molta della lingerie italiana presente in fiera. Una scelta che ha fatto conoscere questo marchio, molto originale e ben costruito, al retail che vende, oltre alla lingerie, l’abbigliamento.

I costumi da bagno, di un leccese che usa fantasie molto interessanti e tessuto d’oro drappeggiato, trovano ugualmente clientela nel retail di intimo e abbigliamento, per il quale i costumi diventano body eleganti.

Stampa specializzata

Italia : Intima media Group / IPM Editoriale Moda Group SRL / Intimo Retail Ed. Farlastrada SRL

Francia : Fashionjobs.com

Russia : Lingerie Magazine

Antologia Scelta 2025 della Galleria Tornabuoni.

L’Antologia Scelta annuale, numero 37, riguardante l’arte moderna e contemporanea che è possibile trovare nel  2025 alle Gallerie Tornabuoni, è puntualmente uscita a dicembre 2024. Viene presentata  prima alla Galleria di arte moderna e contemporanea di Firenze (Lungarno Benvenuto Cellini, 3), poi a quella di Milano (via Fatebenefratelli, 36) . Ma più che la regolarità e il sapiente lavoro di ricerca di Roberto Casamonti, il fondatore del business internazionale di Arte, e del gruppo di lavoro, comprensivo di due suoi figli, rimangono impresse le parole con cui egli ci presenta in conferenza stampa questo bel libro.
Si sente il suo reale oscillare fra la gioia della vendita, dopo un acquisto di opera d’arte che sicuramente apprezza, e il dolore del distacco che gli procura la vendita Non a tutte le opere è legato con lo stesso grado di affezione, e quindi non ne è sempre drammatico il distacco. Ma è certo che il grande numero di gallerie aperte negli anni in Italia, Francia, Inghilterra, America è indice di sue grandi capacità di intuire chi è artista anche prima della consacrazione ufficiale. A questo va aggiunto il maggior grado di apprezzamento per alcuni artisti rispetto ad altri, un insieme di cultura e soggettività identitaria, non prevedibile per qualcuno che non è lui stesso.
Ci ha raccontato un aneddoto riguardo l’acquisto di un quadro che gli faceva grande pensiero aver venduto. Qui è una storia diversa. Il quadro venduto era un dono ricevuto da suo padre. Roberto era agli inizi dell’attività, non aveva grandi capitali. Ma non ha mai dimenticato di volerne rientrare in possesso. Recentemente, durante la trattativa di acquisto di un nuovo quadro da parte di questo cliente, ha accettato di venderglielo se lui gli permetteva di riacquistare il quadro vendutogli molti anni prima. La transazione si è conclusa con soddisfazione di ambo le parti.
Fra una presentazione e l’altra di alcune opere, esposte in galleria e fotografate nell’Antologia, ci ha pure raccontato che i suoi figli lo invitano a non comprare più opere del 900. Loro acquistano arte contemporanea. Ok, dice Casamonti, ma io ho una predilezione per gli artisti del XXmo secolo, perché sono cresciuto fra opere del periodo, perché mi piacciono particolarmente e perché, in pratica, i soldi oggi li hanno più i miei coetanei che i giovani. Frasi dette con un elegante sorriso, senza polemiche.
La galleria è composta di due piani. Al primo piano trovano posto importanti opere del 900, a piano terra arte contemporanea.
Ai paesaggi è dedicata una parte significativa del percorso espositivo del piano superiore. Vediamo in mostra due tele di Plinio Nomellini, risalenti ai primi anni del XX secolo, Luna di ottobre, del 1900 circa, dove l’artista si concentra sull’effetto della luna sui canneti, e Pastore con gregge e pecore, di poco successivo, in cui la luce è dipinta con densità molto maggiore. E’ anche presente Carlo Carrà, tra le figure più eminenti dell’arte italiana del Novecento, con L’albero secco, 1962, e Ardengo Soffici, di cui è possibile ammirare due vedute toscane, Febbraio a Poggio a Caiano e Forte dei Marmi. Uno spazio reale e tangibile , quello di Lucio Fontana, si trova a piano terra in tre opere Concetto Spaziale rosso, del 1959; Concetto Spaziale bianco, con due tagli, del 1961 e Concetto Spaziale, Teatrino, blu del 1966. In maniera diversa affronta lo spazio Alberto Burri, in due opere del 1952, molto diverse fra loro: Tempera, composizione di velature e Senza Titolo, all’opposto, un quadro in cui il colore è inspessito con l’uso di vinavil, pietre, catrame e pezzi di iuta cuciti sulla tela. Aneliti che accomunano questi artisti dello spazio vengono espressi in parole dall’artista Piero Dorazio, grande sperimentatore. Egli afferma” Ho sempre pensato di fare una pittura astratta che potesse indurre nell’osservatore la sensazione che esiste nel quadro una dimensione che non è solo quella della superficie della tela, ma anche quella della mente, perché un quadro astratto può anche essere a più di due dimensioni. dato che la misura dello spazio non è fisica, ma individuale e psichica”
In Velocità d’automobile + luci (studio), realizzato attorno al 1913, Giacomo Balla, uno dei grandi protagonisti del Futurismo, sperimenta il tema del dinamismo. Attraverso linee dinamiche monocolori riesce a rappresentare visivamente il moto di un’automobile e le luci. L’altra opera, una tempera su carta dal titolo BalfioreMotivo floreale per sciarpa (1925 circa), mostra la sua capacità decorativa. Alla moda infatti si dedicò fra il 1910 e gli inizi dei 30.
Due i dipinti di Ottone Rosai, maestro fiorentino che si è profondamente nutrito della vita urbana e che Roberto conosceva fin da piccolo per la frequentazione di suo padre con l’artista La prima, Concertino (Orchestrina), raffigura un piccolo gruppo di musicisti che si esibiscono in una composizione dallo spazio compatto e ben definito; nella seconda, Giocatori di biliardo (1959), Rosai immortala l’interno di una sala da gioco, sviluppando uno dei temi a lui più cari.
A testimonianza della produzione artistica di Alberto Savinio, intrisa di classicismo e di significati simbolici, ci sono Hector et Andromaque e Nettuno, risalenti agli anni ’30, dove i miti greci e romani sono riletti con una sensibilità moderna e inquietante.
L’Arte povera, a cui proprio in questi mesi la Pinault Collection alla Bourse de Commerce di Parigi riserva una mostra senza precedenti, è rappresentata da Coccodrillo e Senza titolo di Mario Merz, da un Senza titolo del 2000 di Jannis Kounellis, realizzato con farfalle e piombo, e da Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Michelangelo Pistoletto e Piero Gilardi. Presente anche Alighiero Boetti, di cui si presentano qui quattro opere, tra cui Mimetico del 1967 e il dittico Mettere al mondo il mondo del 1975. Questo artista si è sempre tenuto lontano dalla definizione Arte Povera, che non sentiva attagliarsi al suo modo di dipingere e ideare.
A Boetti la Tornabuoni Arte, nella sede di Roma, dedica l’esposizione Alighiero Boetti. Cabinet de curiosités.
Una sezione della mostra di Firenze è riservata agli artisti internazionali, con lavori di grande spessore storico e stilistico. Emergono il belga René Magritte, con la sua tela La gare (1922), frutto di un periodo profondamente influenzato dal Cubismo e dal Futurismo, e lo spagnolo Joan Miró, di cui Antologia scelta 2025 propone Oiseau (1972), un dipinto ad olio, acquerello, gouache e pastello che ne incarna perfettamente illinguaggio onirico, fatto di simboli astratti e colori vivaci. Non a caso è stato scelto per la copertina dell’Antologia Scelta che accompagna l’esposizione, a cura di Tornabuoni Arte.  Il testo introduttivo, dal titolo Storia di una trasformazione annunciata, è di Gino Pisapia.

Aydan al Museo Bellini di Firenze con Antiche risonanze di Istambul

Aydan Uğur Ünal, ingegnere ed artista turca, ha scelto di portare i suoi quadri, riuniti in una mostra, dal titolo Antiche risonanze di Istambul, al Museo Bellini, in Lungarno Soderini a Firenze, dal 24 settembre al 6 ottobre 2024.

Nello stesso periodo a Palazzo Corsini, di fronte al Museo, si svolgeva la 33a edizione della BIAF, Biennale Internazionale dell’Antiquariato.

Sabb, Nuovo Barocco Surreale

I numerosi rimandi nei suoi quadri alla Storia, alla Mitologia e a personaggi quali Leonardo da Vinci rendono ragione di questa scelta temporale, ma non il suo stile , un unicum da lei battezzato Aydan Sabb, Nuovo Barocco Surreale. Pennellate dense di colori iridescenti, che rendono i suoi quadri dei bassorilievi, da cui i disegni emergono nella loro interezza solo dopo che lo sguardo li percorre con attenzione. La matericità insolita delle superfici mi ha spinto a chiedere all’artista il permesso di carezzare tali superfici. Trovandone sotto le dita il rilievo ipotizzato. Questi quadri sono volti a creare meraviglia e stupore, proprio come molte opere barocche. La tecnica usata presuppone una scientificità che permetta alle singole pennellate di comporre una sintesi , per chi guarda inaspettata. Vengono in mente le pennellate degli impressionisti, ma qui il compito è più difficile, per la tridimensionalità della pennellata. L’aggettivo surreale indica bene l’apparizione di un mondo riconoscibile ma anche volutamente deformato, per ricostruirne un fascino antico, popolato di miti e leggende.

Turchia, eccezionale bellezza

Questi quadri fanno conoscere al pubblico la eccezionale bellezza della Turchia, crocevia di popoli, culture, religioni, dove sono fiorite testimonianze artistiche quali le chiese rupestri della Cappadocia, il Corno d’Oro, estuario naturale invaso dal mare e luogo evocativo di memorie passate che rimandano all’antica Bisanzio-Costantinopoli. Ripensiamo ai mercanti genovesi e veneziani lungo le vie della seta, ai commerci con l’Oriente, alla torre di Galata, luogo di avvistamento dei genovesi contro i nemici , al genio di Leonardo da Vinci, che nel 1502 produsse un progetto per un ponte sul Corno d’Oro per incarico del sultano Bayezid II.

Protagonista la città di Istambul

E poi ci sono i Miti. Tanti, antichi, dalla madre terra Cibele alle imprese degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro. Grande protagonista della mostra, però, rimane Istanbul, come indica il titolo scelto dall’Artista “Antiche risonanze di Istambul”. Questa città, adagiata con le sue moschee blu sul mar di Marmara, abbraccia due continenti, Europa e Asia, dei quali è riuscita a compiere una  fusione religiosa e culturale. E’ stata cristiana e musulmana nel suo millenario passato che emerge oggi nei dettagli degli edifici e nei riflessi dorati del mare al tramonto.  Aydan ricostruisce con grandi capacità il suo splendore.

88°Mostra internazionale dell’Artigianato

 Si è tenuta l’88° Mostra Internazionale dell’Artigianato

 alla Fortezza da Basso di Firenze dal 25 aprile al 1 maggio. Nota ai più come MIDA, l’esposizione dei 530 partecipanti si sviluppa su circa 34mila metri quadrati ed è arricchita da un palinsesto di eventi collaterali. Abbiamo mostre, convegni, laboratori didattici, lavorazioni dal vivo e workshop dedicati al mondo dell’artigianato nazionale e internazionale. MIDA 2024 è fiera certificata ISO 20121 come evento sostenibile.

Nel 2018, abbiamo sollecitato Firenze Fiera a compiere un lavoro significativo per rinnovare e potenziare la Mostra internazionale dell’artigianato, ha detto in conferenza stampa Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze metropolitana. Ora stiamo vedendo i risultati di questo impegno: Mida si presenta oggi in tutto il suo splendore.”

E infatti, in contemporanea con la Mostra di cui ci sono tre piani del padiglione Spadolini e il Cavaniglia, si svolge, al complesso Monumentale, il Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze.
Salone che è il principale evento fieristico in Italia nel campo della conservazione, del restauro e della valorizzazione del patrimonio artistico mondiale. Quella di quest’anno è la nona edizione Il 30 aprile
, durante il MIDA, c’è stato un interessante Convegno di vari enti che concorrono al Restauro, Università, Opificio, ditte private. Insieme hanno elaborato un protocollo che, una volta firmato, li metterà in rete per utilizzare al meglio le competenze di ciascuna componente. Fra le varie iniziative del Salone, una Tavola Rotonda alla presenza anche degli studenti della Scuola di Architettura Unifi, per la redazione di un Capitolato speciale ed un prezzario regionale per gli interventi di restauro.

Il mondo della casa è un’altra novità di questa edizione. Si chiama ABITA, sottotitolo Mostra del vivere oggi. Si svolge nei padiglioni Arsenale, Basilica e Fureria e coniuga arredamento, architettura e design, ma anche tecnologie e servizi.

Nel padiglione Spadolini vi sono, come tutti gli anni, gli espositori di artigianato del gusto al piano attico, artigiani italiani di abbigliamento e accessori, oreficeria, gioielleria e bigiotteria, bellezza e benessere ecc. al piano terra. Artigianato internazionale con strumenti musicali dall’India, tessuti, bigiotteria, danze e rituali folcloristici dall’Iran, ceramiche da regioni al Nord della Cina, pietre semipreziose e marmi variegati dal Pakistan, tre grandi collettive di artisti cinesi, astucci di stoffa di tante dimensioni e fantasie dal Vietnam ecc. al sottosuolo.

Da segnalare, come artigiano italiano, Barbanera che ha creato gli strumenti per produrre pasta fantasia e centri tavola con il materiale con cui si fa la pasta.

Al padiglione Cavaniglia troviamo progetti selezionati e mostre per la valorizzazione dell’artigianato artistico contemporaneo internazionale. Si chiama I mestieri artigiani nel teatro la presentazione di pezzi storici dell’Archivio del Maggio Musicale. Si tratta di modellini di scenografie presentati nel lontano 1942 proprio alla Mostra dell’Artigianato, in ottimo stato di conservazione. Insieme a foto, bozzetti, documenti e costumi di scena, permettono un viaggio emozionale nel tempo e nello spazio dal forte sapore ‘vintage’. Si rivive un pezzo di storia dell’ Opera. Sempre al Cavaniglia esposta l’opera corale Notte stellata, 3 grandi riproduzioni tessili (450×350 cm) del celebre dipinto di Van Gogh, realizzata dalla comunità internazionale di «Feltrosa», il meeting dedicato alle arti tessili, a cura di Fabio Giusti e Eva Basile.

Alla Sala della Volta ci immergiamo in Viaggio in Italia. Artigianato e design, un percorso tra bellezze paesaggistiche e architettoniche della Toscana e dell’Italia in video e oggetti di design e manufatti d’artigianato eseguiti in quei luoghi. La mostra, promossa da Fondazione CR Firenze, è realizzata da Associazione Osservatorio dei Mestieri d’Arte (OMA) in collaborazione con Associazione per il Disegno Industriale, Delegazione Toscana(ADI). L’iniziativa esplora l’affascinate tema del viaggio lungo la nostra penisola. La Vespa e la Bicicletta esposte sono in parte rivestite di cuoio e corredate da borse portabagagli studiate per non ostacolare la dinamica del moto. Il tutto di una straordinaria eleganza. Ci sono poi, racchiusi in un espositore a forma di barca, lavandini di materiali pregiati quali marmo e travertino, creati per arredare gli Yacht, un copri timone di cuoio bianco e rosso, delle poltrone dal design coraggioso. Una scultura multicolore è composta di poligoni di materiale fonoassorbente, montati a grappolo . Abbassare il rumore di un ambiente con una scultura è un connubio fra tecnologia e bellezza che si può considerare geniale.

La Scuola le Arti Orafe (LAO) allestisce, nel suggestivo spazio della Polveriera, Le arti orafe: Formazione e oreficeria contemporanea, un’area dedicata alla didattica con la presentazione dei lavori realizzati da studenti e docenti. Mostra le opere di tre artisti-orafi selezionati per il concorso internazionale PREZIOSA YOUNG. In programma un calendario di lavorazioni dal vivo con i maestri orafi e gli allievi che eseguiranno lavorazioni di incassatura, incisione, smalto, modellazione cere, CAD e disegno del gioiello. Si danno informazioni su corsi di diversa durata che è possibile seguire nella Scuola.

La moltitudine dei visitatori trova nel Piazzale centrale la Corte dei sapori e può gustare cibo da strada con specialità enogastronomiche italiane e multietniche. Per i più tradizionalisti al Piano Attico è invece allestito un accurato self service, dove si può mangiare comodamente seduti a un tavolo.

Data la vastità di argomenti illustrati, di cui mi sono limitata a descrivere quelli cui ho partecipato, ritengo una scelta strategica avere organizzato questa mostra in un periodo di vacanze. Gli organizzatori, comprendendo la impossibilità di visitare tutto ciò che era racchiuso in fortezza in un giorno solo, hanno dato ad ogni visitatore la possibilità di acquistare tre biglietti ad un prezzo scontato.

Foto centrale di Stefano Casati

Cohousing: una nuova economia della casa a Firenze

L’abitare nel centro di Firenze prima dell’emergenza Covid

Descriviamo brevemente cosa è successo (prima dell’emergenza Covid) per l’abitare nel centro di
Firenze. Poche case di proprietà pubblica restaurate dal Comune, molti acquisti di immobili pubblici da
privati che ne fanno residence di lusso, alberghi o più modestamente camere con bagno molteplici per
affitti brevi. Qualche persona anziana con casa di proprietà si può ancora trovare, ma spesso, quando
queste persone muoiono, gli eredi la destinano ad affitti brevi.
Così la città tende a trasformarsi in un anonimo dormitorio, percorso da una popolazione internazionale
di passaggio, che si sposta fra un museo e l’altro e poi riparte.

Una nuova politica dell’abitare è necessaria.

Un gruppo di persone che amano Firenze e vogliono abitare in centro ha pensato di costituirsi in Comitato
che esca dalla logica: o denaro pubblico o denaro privato per gestire l’abitare.
Abbiamo pensato a una diversa economia della casa, un modello pubblico-privato che, se realizzato in
vari esemplari, permette di frenare lo smantellamento della vita cittadina e la gentrificazione a tutto
vantaggio sia della popolazione anziana, che lamenta il degrado e la mancanza di servizi, sia dei giovani,
che trovano proibitivi i prezzi degli affitti di case in centro.

La proposta del Comitato Cohousing a Firenze.

Questa è la proposta: una Istituzione (Comune, Regione , Asl) individua un immobile pubblico
inutilizzato perché da restaurare e, in mancanza di soldi pubblici, invece di metterlo in vendita, lo affitta a
cittadini che versano ciascuno una quota per restaurarlo. Lo si può considerare un crowdfunding
spontaneo, di cittadini che vogliono contribuire alla conservazione di questa splendida ma fragile Città,
patrimonio dell’umanità, frenandone l’alienazione.
Il restauro, fatto in vista di abitarvi in Cohousing, è quanto di meno invasivo si possa pensare. Il
Cohousing, per come organizza l’abitare, non snatura gli edifici perché abbisogna di spazi piccoli per
appartamenti privati, e spazi grandi per svolgervi attività collettive, a seconda del regolamento che si da il
gruppo.
La città verrebbe così animata da gruppi intergenerazionali di abitanti stanziali, cittadini della città,
interconnessi fra loro e con il quartiere, e l’immobile da essi occupato resterebbe patrimonio pubblico,
riutilizzabile per nuovi abitanti, per morte naturale e comunque allo scadere del contratto di affitto.
Il progetto è innovativo ed ha bisogno di un gran numero di adesioni per riuscire a realizzarsi con l’aiuto
delle Istituzioni. E’ per questo che è opportuno che coloro che sono interessati al progetto si colleghino con
il nostro Comitato Cohousing a Firenze. Riceveranno il supporto per apprendere come relazionarsi nel gruppo e
superare i conflitti. Il Cohousing è l’arte di vivere insieme e va costruito con la scienza che regola i rapporti umani.

Il Cohousing può essere fatto in qualunque luogo, non solo a Firenze.

Naturalmente può essere fatto anche in campagna, dove è più facilmente
realizzabile perché i i prezzi degli immobili sono notevolmente più bassi. Grazie alla nostra esperienza,
aspiranti Cohousers di città o di campagna saranno aiutati alla realizzazione di un abitare che ha come
caposaldi la condivisione, l’aiuto reciproco, la comunicazione, l’ascolto e lo stare insieme in modo
gioioso…e a costi più contenuti!

Vuoi  migliorare il clima? Attento a come ti vesti.

Da Slow food a Slow Fiber

Vuoi migliorare il clima? Attento a come ti vesti. Questa  affermazione si chiarisce leggendo  il libro Vestire buono, pulito e giusto, pubblicato da Slow food Editore. Lo ha scritto Dario Casalini, docente universitario di Diritto Pubblico, dal 2013  passato a dirigere l’azienda di famiglia che produce maglieria e Intimo di lusso da più di 80 anni. La passione per studio e ricerca, trasferita nel campo tessile, lo ha portato all’idea di un libro gemello di Buono, pulito e giusto (2005) di Carlo Petrini, gastronomo, attivista per una nuova cultura del cibo. Dario incontra lui e Carlo Bogliotti, a.d. di SLow Food Editore, e spiega loro che la filosofia e i principi sottesi al libro di Carlo e a Slow food si adattano perfettamente al tessile. Basta dare a buono il significato di “bello” nel senso di indumento che crea benessere, mentre  gli altri due aggettivi hanno lo stesso significato nei due contesti. Ad essi si  aggiunge, per i vestiti, il concetto di durevole, che ovviamente non si adatta al cibo, ma è estremamente importante per gli indumenti, per contrastare la modalità usa e getta con cui vengono prodotti e che è causa di grandissimo inquinamento. L’idea è accolta con grande entusiasmo. I due ben felici di pubblicare il libro. “In più -racconta Dario Casalini- uscito il libro nella primavera del 2021, Carlo mi ha chiesto espressamente di creare la Slow Food del tessile e da lì, parlando con i vertici di Slow Food abbiamo creato Slow Fiber depositando il contratto di rete nel novembre 2022.”

No alla Fast Fashion

In breve tempo al movimento Slow Fiber hanno aderito 21 produttori di filati. Casalini si augura di attrarre anche l’alta moda. Non la Fast Fashion, abiti a basso costo di produzione e vendita, immessi nel mercato  in continuazione, confezionati con materiale scadente. Essendo Fast, è agli antipodi di Slow Fiber, che predilige tessuti di fibre naturali, a componente unico, riciclabili al 100%. Capi fatti per durare, riutilizzabili e riciclabili e quindi a basso inquinamento ambientale.

Un suggerimento ai giovani attivisti

Questa visione  della realtà produttiva deve arrivare ai giovani. Quelli di loro  che  sono coinvolti in una militanza totalizzante per il bene del pianeta devono cambiare strategia. Chiedono alle multinazionali di non utilizzare più i combustibili  fossili. Si incollano una mano sul vetro di un quadro famoso dentro i Musei, oppure bloccano il traffico, o ancora imbrattano con vernici (lavabili) la facciata di un edificio storico. Dimostrando un grande impegno, che si ritorce però contro di loro. Infatti i benpensanti(mica tanto), incapaci di proiettare i dissesti dell’oggi nel futuro, vedono in queste azioni soltanto una lesione all’immagine  dell’Italia, che porta danni economici, e quindi le condannano. E poi, un’altra considerazione. I combustibili fossili sono gestiti dai pochi big della finanza, che soli hanno l’ingresso nella stanza dei bottoni. Neppure i governi nazionali  riescono a modificare questo business miliardario. Figuriamoci un gruppo di ragazzi! E invece una gestione oculata di cibo e vestito , a livello individuale, e un proselitismo esteso ai coetanei, possono portare alla formazione di una massa critica che, senza scomodare chi comanda, diminuisca  l’inquinamento con azioni e scelte individuali di molti.

L’Europa quantifica i rifiuti

E’ di questi giorni l’informativa dell’Europa su rifiuti di cibo e di tessuti Vengono prodotti annualmente in UE 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari e 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Cui si aggiunge che meno dell’1% dei tessuti di tutto il mondo viene riciclato in nuovi prodotti. Quindi questi settori possono, se adeguatamente impostati nella direzione di minori scorie e maggiori recupero, riuso e riciclo, migliorare grandemente la salute del pianeta.

Un problema strutturale

Lo studio di Casalini, che per primo ha colto lo stretto legame fra il business del cibo e quello della moda, mette in luce un problema strutturale. Questa nostra società dei consumi è improntata ad un liberalismo che  non conosce altra regola che quella del profitto. Un profitto da ottenere subito, senza proteggere l’ambiente e i lavoratori con una programmazione pluriennale che restituisca alla natura l’equilibrio alterato dalla produzione.

Una via da seguire

Carlo Petrini prima, ed ora Dario Casalini, tracciano una via  da seguire per recuperare l’ambiente e la dignità del lavoro. A questo devono improntare le battaglie i molti giovani impegnati nel cambiamento.

Taste 17, la gioia degli assaggi.

Grande affluenza a Taste, la Fiera dai molti assaggi, che ha aumentato quest’anno gli espositori di ben 150 unità rispetto all’ultimo salone. In totale raggiungendo il numero di oltre 650.

Come visitare un’esposizione di siffatta ampiezza?
Quest’anno ho individuato alcuni prodotti inusuali, realizzati in maggioranza da piccoli produttori, in un connubio fra scienza ed arte come tutti in questo salone, e mi sono fatta raccontare le storie collegate alla loro produzione.

Cominciamo dall’aceto di vino.
Facciamo parlare chi lo produce, i Mastri Acetai “A Menfi, in un territorio della Sicilia occidentale, particolarmente vocato alla coltivazione della vite, abbiamo deciso di investire le nostre risorse, dedicandoci alla produzione di aceti di qualità, riversando l’esperienza vinicola nel settore dell’acetificazione. La sapienza dei contadini, preziosi custodi di antiche tradizioni ed il ricorso a moderne tecnologie hanno permesso di ottenere degli aceti robusti o delicati ma sempre caratterizzati da una forte personalità.” Non sono gli aceti di vino industrializzati, che vengono fatti a partire dall’ acetificazione o dalla distillazione di vini deteriorati o peggio ancora andati a male. Particolarmente equilibrato l’aceto che proviene dal marsala, che si può assaggiare anche da solo.

Passiamo allo zafferano.
Presente con RossoPuro, un’azienda giovane. Nata nel 2018 in Toscana per l’entusiasmo di Lorenzo Firenzani, produce e lavora zafferano puro in stimmi di alta qualità da destinare alla preparazione di piatti speciali.

Lavoratti 1938, Varazze.
È un cioccolato che nasce da gesti pazienti, lavorato con passione e semplicità per accogliere i sapori e i profumi del Mediterraneo. E’ presentato in confezioni in cui le tavolette sono vestite da libriccini, raccolti a gruppi con lo stesso gusto base. E’ stato proprio questo design alquanto intrigante ad attirare la mia attenzione. Un assaggio ha rivelato la indiscussa qualità del prodotto. La storia recente del marchio si lega ai nomi di Davide Pietrini e Fabio Fazio, che nel 2020 hanno rilevato questa azienda ligure che esiste da 80 anni.

Emporio vegetale Torino
Emporio Vegetale è una proposta di preparazioni gastronomiche e piatti pret à manger a firma dello chef Antonio Chiodi Latini. Ingredienti accuratamente scelti e lavorati senza utilizzo di conservanti. Cotti a bassa temperatura, in modo da preservare al meglio i colori, la texture e l’essenza delle verdure.

Simposio
I prodotti a marchio Simposio Gastronomia storica sermonetana sono un vero e proprio sistema di cucina. Riescono ad enfatizzare sapori se utilizzati singolarmente o a creare piatti unici nel loro genere se utilizzati insieme. Sono condimenti che danno modo di realizzare pietanze veloci essendo concepiti per l’utilizzo a crudo, su pasta, pesce, carne e verdure. Vengono proposti all’interno dei menù dei due ristoranti “Il Giardino del Simposio” e “Il Simposio al corso” siti in Sermoneta. Imparare come vengono usati val bene un viaggio per visitare i ristoranti! Prodotti di punta il Trombolotto, limone autoctono Sermonetano( nome scientifico “Citrus Limon Cajetani”) ed il Balsamico di Visciole, da utilizzare come condimenti per piatti a base di carne, pesce, verdure e pane. Dettagli su www.trombolotto.it Con le visciole fanno anche una marmellata di sapore antico, lievemente acidulo, per niente stucchevole. Una rarità. Pochi sono infatti gli alberi di Amareno (Prunus Cerasus) oggi coltivati.

Si discute di Fermentazione.
Oltre a mostrare produzioni per lo più di nicchia, Taste, come è noto, è anche un interessante luogo di discussione fra addetti ai lavori e distributori, sotto la guida di Davide Paolini. Interessante l’argomento fermentazione, trattato in questa edizione, perché riguarda molti alimenti come il pane, il cioccolato, la birra, il vino, gli aceti. Sono stati approfonditi i vari aspetti produttivi con l’aiuto di uno scienziato, il professor Duccio Cavalieri, presidente della Società mondiale di studi sulle fermentazioni e lievitazioni. Sono intervenuti anche Alessio Tessieri (Noalya), Marco
Caprai ( Azienda vinicola Caprai), Edoardo Tilli (Podere Belvedere) e Simone Chiappini.

Premi Il Forchettiere 2024 attribuiti in sede Taste.
Alla quarta edizione il premio che celebra l’eccellenza fiorentina e toscana del Catering porta lo stesso nome della pubblicazione di informazione gastronomica Il Forchettiere. I premi sono attribuiti, durante Taste, al Piatto dell’anno, il ristorante green dell’anno, la Pizza dell’anno, il personaggio dell’anno e il Cocktail dell’anno.

New egg:l’arte nel mondo dei pollai.
Giannoni & Santoni, realtà specializzata nella progettazione di spazi e opere ad alto valore artistico, presenta la mostra New egg: un’inaspettata collezione di pollai domestici, oggetti che travalicano i confini tra arte, design e architettura, pensati dall’ironico duo Vedova Mazzei, con la direzione artistica di Nicolas Ballario. Il progetto vede inoltre la collaborazione di Paolo Parisi, uno dei più apprezzati produttori al mondo di uova di alta qualità. Dopo il debutto in occasione dell’ultima edizione di Artissima a Torino, è arrivata in esclusiva a Firenze per il pubblico di Taste.

 

Effetto Venezia alla trentottesima edizione.

Quest’anno, dal 2 al 6 agosto, la città di Livorno, con Effetto Venezia, diventa cinema. Proiezioni sui palazzi, spettacoli, talk e mostre a tema sono alcuni dei mezzi pensati per realizzare questa metamorfosi. Tutto inizia con un video, fatto per l’occasione, ironico e geniale, traboccante di fierezza per la bella Livorno.

Registi, attori e altre celebrità.
Ospiti importanti, a cominciare dal regista Matteo Garrone. A seguire Carolina Crescentini e Giuliana De Sio, Ninetto Davoli, Paolo Virzì, Francesco Bruni e Daniele Ciprì, fino alla costumista premio Oscar Gabriella Pescucci e all’hair stylist designer internazionale Massimo Gattabrusi.
Al Teatro Vertigo, unico teatro del quartiere, la programmazione comprende proiezioni cinematografiche. Si ha anche il Teatro di strada, pensato per diffondere la Festa in ogni angolo della Venezia.

Cinemenù
Anche il cibo risuona di Cinema con i Cinemenù, ispirati ad Arancia Meccanica; Pirati dei Caraibi; Harry Potter per dirne alcuni. Gli esercenti di pizzerie, ristoranti trattorie, hanno in parte aderito a Effetto Venezia di questa edizione cinematografica, intitolando un piatto ad un film famoso.

Mostre
Molte le Mostre, tante che è impossibile descriverle (e vederle)tutte
Per fortuna alcune si prolungano oltre la fine del Festival, dando tempo di vederle con calma. La 6 giorni è veramente fitta di eventi, spesso svolti in contemporanea. C’è perciò l’imbarazzo della scelta.

Al Museo della città il legame tra la città dei 4 Mori e il suo mare, i cambiamenti sociali e di costume a Livorno, sono raccontati attraverso un secolo (a cavallo tra l’800 e il 900) di fotografi e di fotografie. A partire dal dagherrotipo della Dogana D’Acqua attribuito ad Aristide Castelli del 1845 ca. Livorno accoglie precocemente l’invenzione della fotografia. Infatti, già nel 1843, a soli 4 anni dalla scoperta del dagherrotipo, Giuseppe Marzocchini aprì proprio a Livorno il primo studio fotografico in Toscana, un primato che riguarda non solo Livorno ma tutto il territorio regionale, come rivendicato in una pubblicità della fine del secolo che definiva lo Stabilimento Marzocchini “la più antica fotografia di Toscana”.

A Palazzo Huygens apre la Mostra “Il cinema muto a Livorno”, a cura di Cooperativa Itinera con i materiali della Biblioteca Labronica “F.D.Guerrazzi”. Attraverso la documentazione iconografica e le cronache dei quotidiani locali conservati presso la Biblioteca, la mostra racconta l’arrivo del Cinématographe Lumière a Livorno e la reazione subitanea della città a questa nuova “curiosità”.

A Via della Venezia è possibile trovare locandine dell’archivio del Cinema 4 Mori.
C’è anche una mostra di locandine fake, e questa si trova in Via della pina d’oro 2. S’intitola “Locandine mai viste del Cinema Italiano”. E’ una rassegna di falsi storici e (questa è bella!) futuri, a cura di Extra Arts & culture.

Formazione
Effetto Venezia si occupa pure di formazione, realizzando un corso quotidiano che passa in rassegna ogni fase della costruzione di un film. Sono tre ore al giorno, dal 2 al 6 agosto, per gli adulti, un’ora al giorno per gli adolescenti.

Musica.
La Musica, collegata in vario modo al Cinema, è un altro importante elemento di questa incredibile festa. Viene eseguita la musica di Ennio Morricone nella “trilogia degli animali” di Dario Argento. La Fortezza Nuova è il luogo deputato per la proposta musicale con tre concerti clou, del maestro Nicola Piovani con “La musica è pericolosa – concertato”, del gruppo Compay Segundo per il 25° anniversario dei “Buena vista social club” e quella dei Calibro 35 con il nuovo album “Nouvelles aventures”.

Riflessi di cinema.
Nel bel cartellone del Festival si allude al progetto “Riflessi di cinema” cioè all’illuminazione delle facciate dei seicenteschi palazzi della Venezia con storie del cinema. E’ dislocata secondo un percorso che dalla Fortezza Nuova arriva agli Scali Finocchietti passando da Scali del Refugio. Nello spirito di animare le molte vie e piazze del rione, facendole partecipare tutte a questo festival dai mille volti.

Alberi di luce, l’arte che contrasta il disumano

Alberi di luce, prima personale di Luciano Sabadin, classe 1957, originario di Villastellone (TO), si svolge nella bellissima Galleria Etra Studio Tommasi di Firenze, via della Pergola fino al 27 maggio. La scelta espositiva si deve alla conoscenza fra la curatrice della Mostra, Ilaria Maria d’Urbano, e Francesca Sacchi Tommasi, colei che tiene viva la galleria, ereditata da bisnonno e nonno scultori di pregio.

Presenti 30 opere di Luciano, che dipinge con colori acrilici, un bianco e nero fortemente contrastato. Il suo bianco è luce che trapela fra i rami e spesso riempie gioiosamente una radura del bosco. I disegni sono dettagliatissimi, variegati, e mostrano una grande capacità di illustrare il bosco in diversi momenti della giornata, al variare delle stagioni. Rarissime le note di colore, che in un quadro sono puntini rossi per descrivere un cespuglio con le sue bacche. In genere la descrizione è incentrata sul contrasto fra la luce e l’ombra del bosco. Si tratta di un paesaggio che riemerge nel ricordo del luogo dove è nato il Sabadin.

La creatività di Luciano inizialmente si era espressa in musica. Faceva parte del Quartetto Italiano, per il quale scriveva anche i testi delle canzoni. Per vent’anni vi si è dedicato. Nel 2011 passa a fondare LS Eventi, una società che opera sul fronte della formazione e fornisce manager. Clienti alcuni dei più importanti personaggi dello sport e della cultura italiana. Tra questi Pupi Avati, Piergiorgio Odifreddi e Oscar Farinetti, che hanno voluto contribuire con un loro testo al catalogo della mostra.

Dipingere, per l’artista, è un percorso che intraprende durante i difficili due anni di pandemia appena trascorsi. Un mondo nuovo e sconosciuto, in cui entra perché moglie e figlio gli regalano un cavalletto, delle tele e dei colori. Inizia a dipingere, a sperimentare, produce opere, raccoglie apprezzamenti favorevoli da amici, da addetti ai lavori e da alcuni personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura. Pupi Avati, il primo ad aver visto I suoi lavori, lo incoraggia a mostrarli al pubblico.

E’ sorpreso lui stesso che la sua creatività sia incentrata sul bosco, e che abbia la capacità di disegnarlo così accuratamente, e con risultati estetici indiscussi, benché mai prima si fosse dedicato al disegno.

Da subito, quando mi ha palesato questo suo sincero stupore, mi è venuta in mente l’ultima mostra, circa un anno fa, dello psichiatra e artista Domenico Fargnoli, tenutasi alla Galleria Tornabuoni di Firenze. Non per l’argomento, perché il bosco di Fargnoli era creato dal movimento di pannelli trasparenti disegnati con colori vivacissimi, che filtravano la luce in modo imprevedibile, a seconda del movimento delle superfici. Inoltre lo sguardo del visitatore poteva vedere ambo i lati, a differenza di quello che si può vedere di un quadro.

Ma è il testo di accompagnamento alla mostra, scritto dallo stesso Fargnoli,che ho inserito qui sotto, che offre un’interpretazione allo stupore di Luciano Sabadin di fronte all’insorgenza della sua nuova capacità creativa.

E’ intitolato Arte contro la guerra (https://www.youtube.com/watch?v=CADaESuGUgE)
e recita così:
“…all’inizio è la reazione alla luce a renderci umani…
Alla nascita l’uomo non ha l’istinto di morte, non conosce la violenza.
Deforestazione, pandemia e guerra: come convivere oggi con prospettive e realtà divenute catastrofiche? La distruzione dell’ambiente che libera virus mortali e la guerra sono il punto di arrivo di un delirio autodistruttivo che rischia di risultare incomprensibile. Delirio collettivo altamente contagioso. L’arte è testimonianza dell’esistenza e sopravvivenza dell’umano in momenti drammatici; dipingere allora con la mente cioè con la luce. Una luce che non si spegne ma che da’ alle immagini la trasparenza attraverso cui filtrano e possono acquistare un senso anche le vicende più terribili. “Bisogna avere il coraggio di vedere la poesia là dove gli altri non la vedono, di farla nascere là dove gli altri di solito l’uccidono” L’arte contrasta l’annullamento di ogni significato in un mondo in cui non sappiamo se continueranno ad abitare gli uomini.”