L’Antologia Scelta annuale, numero 37, riguardante l’arte moderna e contemporanea che è possibile trovare nel 2025 alle Gallerie Tornabuoni, è puntualmente uscita a dicembre 2024. Viene presentata prima alla Galleria di arte moderna e contemporanea di Firenze (Lungarno Benvenuto Cellini, 3), poi a quella di Milano (via Fatebenefratelli, 36) . Ma più che la regolarità e il sapiente lavoro di ricerca di Roberto Casamonti, il fondatore del business internazionale di Arte, e del gruppo di lavoro, comprensivo di due suoi figli, rimangono impresse le parole con cui egli ci presenta in conferenza stampa questo bel libro.
Si sente il suo reale oscillare fra la gioia della vendita, dopo un acquisto di opera d’arte che sicuramente apprezza, e il dolore del distacco che gli procura la vendita Non a tutte le opere è legato con lo stesso grado di affezione, e quindi non ne è sempre drammatico il distacco. Ma è certo che il grande numero di gallerie aperte negli anni in Italia, Francia, Inghilterra, America è indice di sue grandi capacità di intuire chi è artista anche prima della consacrazione ufficiale. A questo va aggiunto il maggior grado di apprezzamento per alcuni artisti rispetto ad altri, un insieme di cultura e soggettività identitaria, non prevedibile per qualcuno che non è lui stesso.
Ci ha raccontato un aneddoto riguardo l’acquisto di un quadro che gli faceva grande pensiero aver venduto. Qui è una storia diversa. Il quadro venduto era un dono ricevuto da suo padre. Roberto era agli inizi dell’attività, non aveva grandi capitali. Ma non ha mai dimenticato di volerne rientrare in possesso. Recentemente, durante la trattativa di acquisto di un nuovo quadro da parte di questo cliente, ha accettato di venderglielo se lui gli permetteva di riacquistare il quadro vendutogli molti anni prima. La transazione si è conclusa con soddisfazione di ambo le parti.
Fra una presentazione e l’altra di alcune opere, esposte in galleria e fotografate nell’Antologia, ci ha pure raccontato che i suoi figli lo invitano a non comprare più opere del 900. Loro acquistano arte contemporanea. Ok, dice Casamonti, ma io ho una predilezione per gli artisti del XXmo secolo, perché sono cresciuto fra opere del periodo, perché mi piacciono particolarmente e perché, in pratica, i soldi oggi li hanno più i miei coetanei che i giovani. Frasi dette con un elegante sorriso, senza polemiche.
La galleria è composta di due piani. Al primo piano trovano posto importanti opere del 900, a piano terra arte contemporanea.
Ai paesaggi è dedicata una parte significativa del percorso espositivo del piano superiore. Vediamo in mostra due tele di Plinio Nomellini, risalenti ai primi anni del XX secolo, Luna di ottobre, del 1900 circa, dove l’artista si concentra sull’effetto della luna sui canneti, e Pastore con gregge e pecore, di poco successivo, in cui la luce è dipinta con densità molto maggiore. E’ anche presente Carlo Carrà, tra le figure più eminenti dell’arte italiana del Novecento,con L’albero secco, 1962, e Ardengo Soffici, di cui è possibile ammirare due vedute toscane, Febbraio a Poggio a Caiano e Forte dei Marmi. Uno spazio reale e tangibile , quello di Lucio Fontana, si trova a piano terra in tre opere Concetto Spaziale rosso, del 1959; Concetto Spaziale bianco, con due tagli, del 1961 e Concetto Spaziale, Teatrino, blu del 1966. In maniera diversa affronta lo spazio Alberto Burri, in due opere del 1952, molto diverse fra loro: Tempera, composizione di velature e Senza Titolo, all’opposto, un quadro in cui il colore è inspessito con l’uso di vinavil, pietre, catrame e pezzi di iuta cuciti sulla tela. Aneliti che accomunano questi artisti dello spazio vengono espressi in parole dall’artista Piero Dorazio, grande sperimentatore. Egli afferma” Ho sempre pensato di fare una pittura astratta che potesse indurre nell’osservatore la sensazione che esiste nel quadro una dimensione che non è solo quella della superficie della tela, ma anche quella della mente, perché un quadro astratto può anche essere a più di due dimensioni. dato che la misura dello spazio non è fisica, ma individuale e psichica”
In Velocità d’automobile + luci (studio), realizzato attorno al 1913, Giacomo Balla, uno dei grandi protagonisti del Futurismo, sperimenta il tema del dinamismo. Attraverso linee dinamiche monocolori riesce a rappresentare visivamente il moto di un’automobile e le luci. L’altra opera, una tempera su carta dal titolo Balfiore – Motivo floreale per sciarpa (1925 circa), mostra la sua capacità decorativa. Alla moda infatti si dedicò fra il 1910 e gli inizi dei 30.
Due i dipinti di Ottone Rosai, maestro fiorentino che si è profondamente nutrito della vita urbana e che Roberto conosceva fin da piccolo per la frequentazione di suo padre con l’artista La prima, Concertino (Orchestrina), raffigura un piccolo gruppo di musicisti che si esibiscono in una composizione dallo spazio compatto e ben definito; nella seconda, Giocatori di biliardo (1959), Rosai immortala l’interno di una sala da gioco, sviluppando uno dei temi a lui più cari.
A testimonianza della produzione artistica di Alberto Savinio, intrisa di classicismo e di significati simbolici, ci sono Hector et Andromaque e Nettuno, risalenti agli anni ’30, dove i miti greci e romani sono riletti con una sensibilità moderna e inquietante.
L’Arte povera, a cui proprio in questi mesi la Pinault Collection alla Bourse de Commerce di Parigi riserva una mostra senza precedenti, è rappresentata da Coccodrillo e Senza titolo di Mario Merz, da un Senza titolo del 2000 di Jannis Kounellis, realizzato con farfalle e piombo, e da Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Michelangelo Pistoletto e Piero Gilardi. Presente anche Alighiero Boetti, di cui si presentano qui quattro opere, tra cui Mimetico del 1967 e il dittico Mettere al mondo il mondo del 1975. Questo artista si è sempre tenuto lontano dalla definizione Arte Povera, che non sentiva attagliarsi al suo modo di dipingere e ideare.
A Boetti la Tornabuoni Arte, nella sede di Roma, dedica l’esposizione Alighiero Boetti. Cabinet de curiosités.
Una sezione della mostra di Firenze è riservata agli artisti internazionali, con lavori di grande spessore storico e stilistico. Emergono il belga René Magritte, con la sua tela La gare (1922), frutto di un periodo profondamente influenzato dal Cubismo e dal Futurismo, e lo spagnolo Joan Miró, di cui Antologia scelta 2025 propone Oiseau (1972), un dipinto ad olio, acquerello, gouache e pastello che ne incarna perfettamente illinguaggio onirico, fatto di simboli astratti e colori vivaci. Non a caso è stato scelto per la copertina dell’Antologia Scelta che accompagna l’esposizione, a cura di Tornabuoni Arte. Il testo introduttivo, dal titolo Storia di una trasformazione annunciata, è di Gino Pisapia.