
The Great Indian Family
River to River, il Florence Indian Film Festival, in un rinnovato fluire di immagini (quelle delle foto di una mostra e quelle dei film), di talk, di incontri fra l’Ambasciata Indiana e le Istituzioni italiane, delinea la vita passata e presente del continente asiatico. Ha avuto luogo per la ventiquattresima edizione al Cinema La Compagnia. A parte la Mostra fotografica, che si tiene in via di Mezzo, alla B.east Gallery.
Ventidue film, in prima italiana e europea,
Ventidue film, in prima italiana e europea, proiettati per 6 giorni, dal 5 al 10 dicembre, nell’ambito della 50 giorni di Cinema a Firenze, sotto l’egida della Mediateca, Fondazione Sistema Toscana. Un omaggio a giganti del grande schermo. Quasi metà dei registi scelti sono donne. Da opere sperimentali a successi che hanno sbancato il botteghino. In Concorso lungometraggi, documentari e corti. Fra una proiezione e l’altra talk e cooking show. C’è pure Our Big Punjabi Family, l’irresistibile web serie che segue le vicende di Sitara – terapista familiare – e di suo marito Sunny –imprenditore tecnologico – che tornano a vivere con la famiglia di lui dopo aver perso tutti i loro soldi in un cattivo investimento di Sunny.
.Ambasciata Indiana a Roma
Come di consueto, l’Ambasciata Indiana a Roma manda alla Conferenza stampa fiorentina inaugurale una sua rappresentante e un videomessaggio dell’Ambasciatrice. La costanza di Selvaggia Velo, creatrice e direttrice artistica, nel portare a Firenze, dal 2001, anno dopo anno, una accurata e appassionata selezione della cinematografia indiana, è premiata dal nuovo accordo fra le istituzioni dei due paesi sul progetto di far girare questo Florence Indian Film Festival, l’unico Festival del Cinema Indiano in Italia, anche in altre città italiane.
Film inaugurale e film finale
Il film inaugurale, The Great Indian Family, del regista campione di incassi Vijay Krishna Acharya, è un esplosivo comedy-drama interpretato dal divo Vicky Kaushal. Tra coreografie in puro stile Bollywood affronta un tema cruciale:le differenze di lingua, cultura, religione fra donne e uomini vanno considerate sovrastrutture e quindi non possono essere prese a pretesto per crearsi dei nemici o perdere il concetto che nella nascita sta la nostra eguaglianza di esseri umani. La scena con i due neonati è talmente efficace nel rendere ovvia questa tesi che, anche coloro che non amano Bolliwood e uno stile per noi un po’ melenso che a tratti compare nel film, debbono assolutamente vederlo. E’ già stato distribuito con successo in America e Inghilterra. In Italia ci auguriamo che qualcuno lo distribuisca.
Il film finale, Everybody Loves Sohrab Handa, è un’irresistibile commedia in giallo firmata dal guru del cinema indipendente Rajat Kapoor. Proiettato alla presenza dell’attore protagonista Vinay Pathak.
Lungometraggi in Concorso
I principali argomenti trattati nei lungometraggi in concorso per il premio del pubblico sono contrasti tra tradizione e mondo che cambia (Laapataa Ladies), visioni distopiche (Ennennum) e storie di quotidiana follia (Logout).“Laapataa Ladies” concorre all’Oscar di Kiran Rao: storia di due giovani spose che, a causa dell’abito matrimoniale identico e del velo che copre a entrambe il volto, durante un viaggio in treno si ritrovano scambiate dai rispettivi mariti. La situazione finirà per portare alla luce il lato oscuro dei matrimoni combinati, la persistente tradizione delle nozze forzate e la violenza che spesso dilaga tra le mura domestiche.
Logout di Amit Golani, la vicenda di un giovane influencer (Babil Khan) che vede il suo mondo vacillare quando un fan gli ruba il telefono minacciando la sua notorietà. Una potente interpretazione di Babil, giovane figlio d’arte, e una sceneggiatura avvincente che tratta dell’attuale uso del cellulare fra l’influencer e i suoi fan, terribilmente nocivo per la vita di entrambe le categorie.
Ennennum di Shalini Ushadevi, in cui una coppia decide di sperimentare un costoso impianto che dona l’immortalità. Si trovano in balia del proponente, un assicuratore che mira unicamente a alla firma del contratto, senza illustrarne i feedback negativi. Si vive un’angoscia crescente per le ripercussioni che l’eventuale accettazione della proposta ha sul rapporto di coppia.
The Mehta boys è incentrato sul rapporto malato fra un padre tirannico e il figlio maschio. Un rapporto di imposizione delle proprie idee che ha fatto del figlio un uomo fragile. Si vede invece con quale gentilezza è capace di trattare una giovane donna. Col risultato che lei si intenerisce e prende addirittura le sue difese criticando il (comprensibile) modo in cui il figlio tiene a distanza il padre. Una descrizione dei guasti del Patriarcato, che sottomette la donna e educa il figlio maschio a tramandare la tradizione, rinnegando il nuovo che avanza.
Il premio del pubblico è stato attribuito a Laapataa Ladies
Cortometraggi in Concorso
Come ogni anno River to River propone una selezione della migliore cinematografia breve prodotta in India e inedita in Italia, frutto del lavoro di giovani registi emergenti. In Bandar (Monkey) di Geet Gangwani, due fidanzati si trovano a dover affrontare la sfida di una relazione a distanza.
The Apple di Mayank Sharma, due bambini evidenziano la classe sociale diversissima nello scambio di una mela, cibo ostico per il ricco, sopravvivenza per l’infinitamente povero. Un dolce finale a sorpresa, che fa del corto un messaggio incisivo.
Croak Show di Suresh Eriyat è un gustoso film d’animazione per un concerto di musica tradizionale indiana in mezzo alla foresta. Altri lavori indagano il tema della casa “Domestic Help” di Raveesh Jaiswal, un clown che non ha avuto successo lavora come domestico per una donna impegnata a stilare una lista infinita di cose da fare; “Home” di Nina Sabnani, una bambina racconta la storia della propria famiglia durante la Partizione del 1947. iN Dos Mujeres di Shankey Srivasan, una donna indiana e una messicana affrontano ogni giorno le difficoltà di essere immigrate negli Stati Uniti. Premio al miglior cortometraggio va a va a Rsvp di Perna Ramachandra (USA, 2024, 14’), storia di una una ragazza che, dopo la morte del padre, si trova contemporaneamente ad affrontare il lutto e a cercare di capire l’inattesa reazione della madre.
Un omaggio a Raj Kapoor
Attore, regista e produttore leggendario, Raj Kapoor (1924 – 1988), noto per grande professionalità e per i ruoli di vagabondo allegro e onesto nonostante le avversità da lui interpretati, è considerato uno dei più influenti rappresentanti della settima arte nel Subcontinente. Popolarissimo non solo in India, ma anche nel Medio Oriente e in Unione Sovietica, Cina e Sud-est asiatico, Kapoor ha dominato Bollywood durante il suo periodo d’oro (1940-60). Molti tra i suoi film sono annoverati tra le opere cinematografiche più acclamate dell’India. E’ suo il merito di aver portato la cinematografia indiana alla ribalta mondiale. Selvaggia Velo, per la notorietà del suo River to River, ha ottenuto di proiettare a Firenze l’8 dicembre il capolavoro “Awaara”, sei giorni prima dell’inizio dei festeggiamenti in patria per il centenario della nascita di Kapoor. A dimostrazione del grande apprezzamento che questo festival si è guadagnato presso i familiari di Kapoor e presso la società indiana tutta. Il film tratta la vita di un bimbo senza padre. Il padre giudice ha buttato fuori di casa la moglie incinta, dando retta a voci che, senza prove, sostenevano che il figlio non era suo. Il film è una denuncia dello stato di miseria senza riscatto di chi è senza padre, un inno all’Amore che supera le caste e, insieme, un racconto con balli scenografici di grande valore.
L’India in cucina
Al termine del documentario Mother’s tongue, dove la cultura punjabi si riscopre attraverso la cucina, gli spettatori hanno assistito al cooking show dello chef Basheerkutty Mansoor, creatore di Nura, primo food truck di cucina indiana in Italia che serve piatti tipici del Kerala. Per tutta la durata della manifestazione è stato possibile gustare i suoi piatti al caffè del Cinema La Compagnia.
Mostra The shape of self di Alessio Maximilian Schroder
18 gli scatti in mostra, tutti realizzati in analogico, per questo lavoro mai esposto prima. E’ una personale che trova casa all’interno del River to River. “The Shape of Self” nasce per rivendicare il diritto delle comunità transgender e transessuali del Bengala Occidentale ad esistere e ad essere riconosciute. Rimane oltre la chiusura del festival, fino al 5 febbraio, in via di Mezzo 40 presso B.east Gallery.
Conclusioni
Sfido chiunque ad aver seguito tutto ciò che è stato proposto in questo festival. Ho descritto solo gli eventi cui ho partecipato in questa 6 giorni densa di occasioni che delineano la vita passata e presente del continente asiatico. Dai film si evince che la società è protesa verso le tecnologie più avanzate ( vedi ad esempio Logout), ma conserva pesanti tradizioni di patriarcato, sul cui peso le donne giovani ancora si ingannano ( The Mehta boys). Lo stile Bollywood compare, sempre gradito per i costumi da favola e la bravura dei ballerini, ma la maggioranza dei film di questa edizione affronta problemi attuali o addirittura avveniristici, senza balli folcloristici per addolcirne la drammaticità.