La malattia mentale e il Cinema. Il film Elisa di Leonardo Di Costanzo.
In agosto 2025 ben tre film sull’argomento malattia mentale sono stati proiettati nei Festival, uno, Elisa, alla Mostra di Venezia e due, Blue heron e Rosemead, al festiva di Locarno.
Aumentato interesse del Cinema per la malattia mentale?
L’interesse verso i malati psichici potrebbe essere legato all’apparire in cronaca, quasi quotidianamente, di rapporti umani malati, che spesso sfociano in delitti. Per vedere se l’aumentato interesse del Cinema per la malattia mentale corrisponde al vero, ho studiato l’elenco dei top 20 film che JustWatch ( https://www.justwatch.com/it ), la più grande guida al mondo di contenuti in streaming, ha stilato per il 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale. Vi sono elencate le migliori descrizioni che il Cinema ha prodotto sull’argomento Mente Umana in molte sue sfaccettature negli anni dal 1975 al 2015 . Dall’elenco ho estratto 11 film che che trattano di malattie mentali. Una mia ricerca personale ha portato ad aggiungere 9 film, a partire dall’anno 1965( I pugni in tasca). Quindi 20 film in 60 anni stanno ad indicare un film ogni tre anni sull’argomento. Confermando un aumentato interesse nell’oggi di registi e produttori nel creare personaggi disturbati, di cui narrare, con l’aiuto degli attori, più profondamente i comportamenti.
Se i due film di Locarno sono in attesa di essere distribuiti, il film Elisa, di Leonardo Di Costanzo, è stato distribuito nelle sale appena uscito a Venezia. Segno evidente che è stato giudicato molto interessante per il pubblico.
Come il regista di Elisa si avvicina alla malattia mentale.
Vediamo in particolare se il regista di Elisa si avvicina alla malattia mentale con maggiore maestria di molta stampa e di certe sentenze dei tribunali, che continuano ad usare formule stereotipate, inadeguate alla variabilità dei singoli crimini.
Due i protagonisti. Il criminologo Alaoui (Roschdy Zem),insieme professore universitario e scrittore di libri che registrano dialoghi con criminali. Di solito incontra tre volte i detenuti che hanno accettato un colloquio con lui, in cui trattano del delitto commesso. Con il materiale raccolto scrive i libri.
L’altra protagonista principale è Elisa, che dieci anni prima ha ucciso la sorella. La interpreta Barbara Ronchi, un’attrice straordinaria. Il suo sguardo, ora vuoto, ora misterioso, è indagato dal regista in continuità, in primi piani che non le danno requie . Non sai mai a quali sensazioni corrispondano le parole con cui narra se stessa. Recitare quel copione deve essere stato di enorme impegno.
Come si sviluppa il racconto.
Il professore criminologo ascolta, e registra. Fa interventi assertivi, duri, brevi. Non si mostra per nulla invitante. Tuttavia lei parla. Finché un giorno gli fa una domanda, a cui lui si rifiuta di rispondere, giustificando il diniego col fatto che lei sarebbe portata fuori strada nella sua ricostruzione, se si parlasse di lui. Elisa gli aveva detto di aver trascorso 10 anni senza mai parlare dell’omicidio, quindi il criminologo è convinto che aver accettato di parlarne con lui gli dia pieni poteri. . La razionalità è fuori luogo in una situazione di malattia mentale. Il suo diniego infatti rompe il rapporto che si era creato fra i due. L’effetto su Elisa è di non ottenere aiuto ora che per la prima volta lo chiede. Eppure si era rammaricata, in precedenza parlando con lui, di non aver saputo chiedere aiuto ai suoi! Risultato: interrompe le confessioni.
Perché la struttura carceraria ha accettato di proporre alla detenuta di incontrare un criminologo.
Fin dall’inizio del film mi sono chiesta perché la struttura carceraria avesse accettato di proporre alla detenuta di incontrare un criminologo. Il lavoro di questo professionista consiste nell’esaminare le dinamiche criminali di un delitto per individuare il colpevole e velocizzarne la cattura. E’ quindi una ragione di studio che lo fa entrare in carcere. Studi che confluiscono nei suoi libri. Qui a Elisa c’era da proporre, non una confessione, ma la cura. Il carcere costruito nel film da Di Costanzo è una struttura ideale, come ideale è che un carcere proponga ai detenuti la cura. Il film si basa su di un fatto realmente accaduto, ma è chiaro che è in gran parte fiction. Anche il regista, che è pure lo sceneggiatore, si deve esser fatto questa domanda. Ha inserito un personaggio, interpretato magistralmente da Valeria Golino , che dichiara al professore che leggere i suoi libri e seguire le sue lezioni non le ha spiegato perché un giovane diviene criminale. Capire questo avrebbe forse lenito il suo dolore di madre cui hanno ucciso il figlio.
Il personaggio interpretato dalla Golino cioè fa capire che la causa dell’insuccesso del criminologo sta nel limitarsi a trascrivere le confessioni dei criminali, che , data la malattia, hanno una visione distorta delle loro motivazioni ad agire con violenza.
Vizi e virtù del racconto.
Il film(https://www.justwatch.com/it/film/elisa) prosegue in un modo totalmente improbabile. Narra che, dopo un lungo periodo, Elisa riprende il colloquio, addirittura chiedendo scusa al criminologo di essersi comportata male con lui!
Va riconosciuto però al film di aver costruito in profondità il personaggio Elisa, che è in grado di avvicinarci al dramma dell’enormità della violenza inflitta alla sorella.. Peccato che questo immane sforzo di lei non sia accolto da uno psichiatra in grado di curare il suo pensiero distorto.
Conclusioni.
Un bravo psichiatra non può non vedere l’eccessivo ottimismo del finale del film. Agli spettatori viene fornito un messaggio semplificato per velocizzare, in linea con questo momento storico del “Tutto e subito“, situazioni che hanno bisogno di tempi lunghissimi per evolvere.
Il film ha ottenuto il premio Signis con la seguente motivazione: per l’universalità del messaggio e il coraggio di indagare la presenza di un lato oscuro nell’animo umano, concentrandosi sul percorso di Elisa dalla negazione all’accettazione della colpa e alla possibilità di redenzione. Anche qui, è depistante l’accenno, nella motivazione del premio, al lato oscuro perché dà l’idea che tutti gli esseri umani hanno in sé la possibilità di uccidere. Vero è che soltanto i malati di mente arrivano ad uccidere. I sani di mente ( guerre a parte) mai.