24/mo River to River, il Florence Indian Film Festival

The Great Indian Family
River to River, il Florence Indian Film Festival, in un rinnovato fluire di immagini (quelle delle foto di una mostra e quelle dei film), di talk, di incontri fra l’Ambasciata Indiana e le Istituzioni italiane, delinea la vita passata e presente del continente asiatico. Ha avuto luogo per la ventiquattresima edizione al Cinema La Compagnia. A parte la Mostra fotografica, che si tiene in via di Mezzo, alla B.east Gallery.
Ventidue film, in prima italiana e europea,
Ventidue film, in prima italiana e europea, proiettati per 6 giorni, dal 5 al 10 dicembre, nell’ambito della 50 giorni di Cinema a Firenze, sotto l’egida della Mediateca, Fondazione Sistema Toscana. Un omaggio a giganti del grande schermo. Quasi metà dei registi scelti sono donne. Da opere sperimentali a successi che hanno sbancato il botteghino. In Concorso lungometraggi, documentari e corti. Fra una proiezione e l’altra talk e cooking show. C’è pure Our Big Punjabi Family, l’irresistibile web serie che segue le vicende di Sitara – terapista familiare – e di suo marito Sunny –imprenditore tecnologico – che tornano a vivere con la famiglia di lui dopo aver perso tutti i loro soldi in un cattivo investimento di Sunny.
.Ambasciata Indiana a Roma
Come di consueto, l’Ambasciata Indiana a Roma manda alla Conferenza stampa fiorentina inaugurale una sua rappresentante e un videomessaggio dell’Ambasciatrice. La costanza di Selvaggia Velo, creatrice e direttrice artistica, nel portare a Firenze, dal 2001, anno dopo anno, una accurata e appassionata selezione della cinematografia indiana, è premiata dal nuovo accordo fra le istituzioni dei due paesi sul progetto di far girare questo Florence Indian Film Festival, l’unico Festival del Cinema Indiano in Italia, anche in altre città italiane.
Film inaugurale e film finale
Il film inaugurale, The Great Indian Family, del regista campione di incassi Vijay Krishna Acharya, è un esplosivo comedy-drama interpretato dal divo Vicky Kaushal. Tra coreografie in puro stile Bollywood affronta un tema cruciale:le differenze di lingua, cultura, religione fra donne e uomini vanno considerate sovrastrutture e quindi non possono essere prese a pretesto per crearsi dei nemici o perdere il concetto che nella nascita sta la nostra eguaglianza di esseri umani. La scena con i due neonati è talmente efficace nel rendere ovvia questa tesi che, anche coloro che non amano Bolliwood e uno stile per noi un po’ melenso che a tratti compare nel film, debbono assolutamente vederlo. E’ già stato distribuito con successo in America e Inghilterra. In Italia ci auguriamo che qualcuno lo distribuisca.
Il film finale, Everybody Loves Sohrab Handa, è un’irresistibile commedia in giallo firmata dal guru del cinema indipendente Rajat Kapoor. Proiettato alla presenza dell’attore protagonista Vinay Pathak.
Lungometraggi in Concorso
I principali argomenti trattati nei lungometraggi in concorso per il premio del pubblico sono contrasti tra tradizione e mondo che cambia (Laapataa Ladies), visioni distopiche (Ennennum) e storie di quotidiana follia (Logout).“Laapataa Ladies” concorre all’Oscar di Kiran Rao: storia di due giovani spose che, a causa dell’abito matrimoniale identico e del velo che copre a entrambe il volto, durante un viaggio in treno si ritrovano scambiate dai rispettivi mariti. La situazione finirà per portare alla luce il lato oscuro dei matrimoni combinati, la persistente tradizione delle nozze forzate e la violenza che spesso dilaga tra le mura domestiche.
Logout di Amit Golani, la vicenda di un giovane influencer (Babil Khan) che vede il suo mondo vacillare quando un fan gli ruba il telefono minacciando la sua notorietà. Una potente interpretazione di Babil, giovane figlio d’arte, e una sceneggiatura avvincente che tratta dell’attuale uso del cellulare fra l’influencer e i suoi fan, terribilmente nocivo per la vita di entrambe le categorie.
Ennennum di Shalini Ushadevi, in cui una coppia decide di sperimentare un costoso impianto che dona l’immortalità. Si trovano in balia del proponente, un assicuratore che mira unicamente a alla firma del contratto, senza illustrarne i feedback negativi. Si vive un’angoscia crescente per le ripercussioni che l’eventuale accettazione della proposta ha sul rapporto di coppia.
The Mehta boys è incentrato sul rapporto malato fra un padre tirannico e il figlio maschio. Un rapporto di imposizione delle proprie idee che ha fatto del figlio un uomo fragile. Si vede invece con quale gentilezza è capace di trattare una giovane donna. Col risultato che lei si intenerisce e prende addirittura le sue difese criticando il (comprensibile) modo in cui il figlio tiene a distanza il padre. Una descrizione dei guasti del Patriarcato, che sottomette la donna e educa il figlio maschio a tramandare la tradizione, rinnegando il nuovo che avanza.
Il premio del pubblico è stato attribuito a Laapataa Ladies
Cortometraggi in Concorso
Come ogni anno River to River propone una selezione della migliore cinematografia breve prodotta in India e inedita in Italia, frutto del lavoro di giovani registi emergenti. In Bandar (Monkey) di Geet Gangwani, due fidanzati si trovano a dover affrontare la sfida di una relazione a distanza.
The Apple di Mayank Sharma, due bambini evidenziano la classe sociale diversissima nello scambio di una mela, cibo ostico per il ricco, sopravvivenza per l’infinitamente povero. Un dolce finale a sorpresa, che fa del corto un messaggio incisivo.
Croak Show di Suresh Eriyat è un gustoso film d’animazione per un concerto di musica tradizionale indiana in mezzo alla foresta. Altri lavori indagano il tema della casa “Domestic Help” di Raveesh Jaiswal, un clown che non ha avuto successo lavora come domestico per una donna impegnata a stilare una lista infinita di cose da fare; “Home” di Nina Sabnani, una bambina racconta la storia della propria famiglia durante la Partizione del 1947. iN Dos Mujeres di Shankey Srivasan, una donna indiana e una messicana affrontano ogni giorno le difficoltà di essere immigrate negli Stati Uniti. Premio al miglior cortometraggio va a va a Rsvp di Perna Ramachandra (USA, 2024, 14’), storia di una una ragazza che, dopo la morte del padre, si trova contemporaneamente ad affrontare il lutto e a cercare di capire l’inattesa reazione della madre.
Un omaggio a Raj Kapoor
Attore, regista e produttore leggendario, Raj Kapoor (1924 – 1988), noto per grande professionalità e per i ruoli di vagabondo allegro e onesto nonostante le avversità da lui interpretati, è considerato uno dei più influenti rappresentanti della settima arte nel Subcontinente. Popolarissimo non solo in India, ma anche nel Medio Oriente e in Unione Sovietica, Cina e Sud-est asiatico, Kapoor ha dominato Bollywood durante il suo periodo d’oro (1940-60). Molti tra i suoi film sono annoverati tra le opere cinematografiche più acclamate dell’India. E’ suo il merito di aver portato la cinematografia indiana alla ribalta mondiale. Selvaggia Velo, per la notorietà del suo River to River, ha ottenuto di proiettare a Firenze l’8 dicembre il capolavoro “Awaara”, sei giorni prima dell’inizio dei festeggiamenti in patria per il centenario della nascita di Kapoor. A dimostrazione del grande apprezzamento che questo festival si è guadagnato presso i familiari di Kapoor e presso la società indiana tutta. Il film tratta la vita di un bimbo senza padre. Il padre giudice ha buttato fuori di casa la moglie incinta, dando retta a voci che, senza prove, sostenevano che il figlio non era suo. Il film è una denuncia dello stato di miseria senza riscatto di chi è senza padre, un inno all’Amore che supera le caste e, insieme, un racconto con balli scenografici di grande valore.
L’India in cucina
Al termine del documentario Mother’s tongue, dove la cultura punjabi si riscopre attraverso la cucina, gli spettatori hanno assistito al cooking show dello chef Basheerkutty Mansoor, creatore di Nura, primo food truck di cucina indiana in Italia che serve piatti tipici del Kerala. Per tutta la durata della manifestazione è stato possibile gustare i suoi piatti al caffè del Cinema La Compagnia.
Mostra The shape of self di Alessio Maximilian Schroder
18 gli scatti in mostra, tutti realizzati in analogico, per questo lavoro mai esposto prima. E’ una personale che trova casa all’interno del River to River. “The Shape of Self” nasce per rivendicare il diritto delle comunità transgender e transessuali del Bengala Occidentale ad esistere e ad essere riconosciute. Rimane oltre la chiusura del festival, fino al 5 febbraio, in via di Mezzo 40 presso B.east Gallery.
Conclusioni
Sfido chiunque ad aver seguito tutto ciò che è stato proposto in questo festival. Ho descritto solo gli eventi cui ho partecipato in questa 6 giorni densa di occasioni che delineano la vita passata e presente del continente asiatico. Dai film si evince che la società è protesa verso le tecnologie più avanzate ( vedi ad esempio Logout), ma conserva pesanti tradizioni di patriarcato, sul cui peso le donne giovani ancora si ingannano ( The Mehta boys). Lo stile Bollywood compare, sempre gradito per i costumi da favola e la bravura dei ballerini, ma la maggioranza dei film di questa edizione affronta problemi attuali o addirittura avveniristici, senza balli folcloristici per addolcirne la drammaticità.
Aydan al Museo Bellini di Firenze con Antiche risonanze di Istambul
Aydan Uğur Ünal, ingegnere ed artista turca, ha scelto di portare i suoi quadri, riuniti in una mostra, dal titolo Antiche risonanze di Istambul, al Museo Bellini, in Lungarno Soderini a Firenze, dal 24 settembre al 6 ottobre 2024.
Nello stesso periodo a Palazzo Corsini, di fronte al Museo, si svolgeva la 33a edizione della BIAF, Biennale Internazionale dell’Antiquariato.
Sabb, Nuovo Barocco Surreale
I numerosi rimandi nei suoi quadri alla Storia, alla Mitologia e a personaggi quali Leonardo da Vinci rendono ragione di questa scelta temporale, ma non il suo stile , un unicum da lei battezzato Aydan Sabb, Nuovo Barocco Surreale. Pennellate dense di colori iridescenti, che rendono i suoi quadri dei bassorilievi, da cui i disegni emergono nella loro interezza solo dopo che lo sguardo li percorre con attenzione. La matericità insolita delle superfici mi ha spinto a chiedere all’artista il permesso di carezzare tali superfici. Trovandone sotto le dita il rilievo ipotizzato. Questi quadri sono volti a creare meraviglia e stupore, proprio come molte opere barocche. La tecnica usata presuppone una scientificità che permetta alle singole pennellate di comporre una sintesi , per chi guarda inaspettata. Vengono in mente le pennellate degli impressionisti, ma qui il compito è più difficile, per la tridimensionalità della pennellata. L’aggettivo surreale indica bene l’apparizione di un mondo riconoscibile ma anche volutamente deformato, per ricostruirne un fascino antico, popolato di miti e leggende.
Turchia, eccezionale bellezza
Questi quadri fanno conoscere al pubblico la eccezionale bellezza della Turchia, crocevia di popoli, culture, religioni, dove sono fiorite testimonianze artistiche quali le chiese rupestri della Cappadocia, il Corno d’Oro, estuario naturale invaso dal mare e luogo evocativo di memorie passate che rimandano all’antica Bisanzio-Costantinopoli. Ripensiamo ai mercanti genovesi e veneziani lungo le vie della seta, ai commerci con l’Oriente, alla torre di Galata, luogo di avvistamento dei genovesi contro i nemici , al genio di Leonardo da Vinci, che nel 1502 produsse un progetto per un ponte sul Corno d’Oro per incarico del sultano Bayezid II.
Protagonista la città di Istambul
E poi ci sono i Miti. Tanti, antichi, dalla madre terra Cibele alle imprese degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro. Grande protagonista della mostra, però, rimane Istanbul, come indica il titolo scelto dall’Artista “Antiche risonanze di Istambul”. Questa città, adagiata con le sue moschee blu sul mar di Marmara, abbraccia due continenti, Europa e Asia, dei quali è riuscita a compiere una fusione religiosa e culturale. E’ stata cristiana e musulmana nel suo millenario passato che emerge oggi nei dettagli degli edifici e nei riflessi dorati del mare al tramonto. Aydan ricostruisce con grandi capacità il suo splendore.
Premi al 16 France Odeon
En Fanfare
Premiato dal pubblico di France Odeon En fanfare. E’ piaciuto anche ai distributori per l’Italia dove però ne hanno storpiato il titolo, che in Italiano “suona” L’0rchestra stonata. Spero non allontani il pubblico da questo piccolo gioiello. Il film parla di orchestra e di banda musicale in difficoltà nel trovare un nuovo direttore, ma il punto dela storia è ben altro. La grazia sottile, a tratti comica, la musica classica travolgente dell’orchestra e quella più ritmata e di facile comprensione della banda spingono a dare a En fanfare il significato di “Tutti insieme in allegria”. Perché la musica è in grado di creare unione e portare serenità anche se gli eventi sono drammatici.
Raccontare per immagini è la chiave del successo di un film. Qui il regista, Emmanuel Courcol, aggiunge la musica al piacevole scorrere delle immagini e crea nuovi significati e grandi emozioni. Narra la storia insolita di un direttore d’orchestra di successo, Thibaut, che contrae una leucemia mortale. Può salvarsi solo con un impianto di midollo spinale compatibile. Complicazione immane questa della compatibilità. La probabilità dell’incontro con un donatore compatibile è di uno su un milione. Si tenta con i parenti stretti, ma….
Nella ricerca il protagonista si imbatte nei suonatori della banda di un paese di provincia. La musica della banda, così diversa dai suoi Mozart o Ravel, diventa per Thibaut un legame con la sua possibilità di vita perché un suonatore di tromba della banda, Jimmy, può essere il donatore. Bellissimo il contrasto fra il mondo fatato di Thibaut e quello operaio di Jimmy. In provincia regna la crisi del lavoro, di cui risente la banda, fatta di dilettanti che si arrabattano a suonare extra lavoro. Essi però costituiscono un bel campione di ruvida umanità.
I due tipi di musica accompagnano e sottolineano le varie fasi dello sviluppo della storia e i cambiamenti che il rapporto fra Thibaut e Jimmy induce in entrambi.
Mon inséparable.
Mon inséparable, premiato come miglior film dalla giuria del Festival.
Nel film la regista Anne -SophieBailly ha scelto di trattare un argomento difficilissimo, la fine di un rapporto simbiotico fra madre (Mona) e figlio con ritardo mentale (Joel), nel momento in cui lui, innamorato di una ragazza del gruppo di cura, fa consensualmente all’amore con lei. Sempre d’accordo, decidono di tenere il bambino concepito nel rapporto. La parte di Mona è affidata ad una bravissima Laure Calamy. Intorno a lei ruotano tutti gli episodi narrati. Attiva e disponibile fino a che il rapporto con Joel è simbiotico, crolla in un distacco troppo rapido al manifestarsi di una indipendenza convinta del figlio.
L’altalenare fra i poli opposti del possesso e dell’abbandono la sfinisce. Mona rivela tutta la sua fragilità e anche la volontà di porre fine a quella che è oggettivamente, un’ingiustizia, ovvero l’essere stata abbandonata con il figlio ritardato dal marito, che si è rifatto una famiglia “normale”. Joel è addirittura più veloce di lei a porre fine a un rapporto ormai superato da quella che gli si prospetta come una nuova vita.
Con un vero capovolgimento del pensare comune, questo film ci fa apparire, alla fine, come comportamento veramente malato solo quello del padre di Joel verso Mona. Lei riesce a combattere e superare la possessività ormai fuori tempo per suo figlio.
Mikado
Premiato della giuria giovani Mikado di Baya Kasmi, che con questo lungometraggio è passata dal genere comico ad un film socialmente impegnato nel trattare il dramma che alcuni bambini subiscono nelle famiglie di affido. Mikado(Felix Moati) è stato appunto uno di loro che, grazie ad un incontro con Laetizia(Vimala Pons), ha creato una famiglia, ralleegrata da due bambini. Famiglia in apparenza gioiosa, dove lui riesce a contenere i suoi problemi psichici. La fanciulla maggiore, Nuage( Patience Munkenbach) è adolescente, ben più grande del fratellino, e inizia a non apprezzare più la vita girovaga che Mikado e Laetizia conducono.
La casa è un pulmino, che permette loro di spostarsi dovunque. Agli occhi di Nuage questa libertà ha dei risvolti inaccettabili per costruire la sua vita. Lo scontro con i genitori, normale in adolescenza, qui assume toni insanabili. Sarà l’intervento di un professore, che li ha ospitati nel suo giardino, a dare una svolta alla vita girovaga di Nuage. Le scene del film sono calde e vitali, ma la semplificazione dei problemi psichici che, malgrado la buona disposizione d’animo, permangono in Mikado e appaiono in Nuage, porta ad un lieto fine poco credibile e, vista la drammaticità del problema di fondo, il maltrattamento dei bambini, anche ad una sottovalutazione dei danni inflitti in tenera età, che non basta la bontà a guarire.
Premio Sguardi Mediterranei a Le royaume di Julien Colonna e a Michel Boujenah per Père et fils. Per questo film si rimanda a https://www.gal-y-leo.net/cinema/il-france-odeon-cinema-festival-2024-ha-onorato-una-promessa/
Premio Speciale della giuria a Le Choix di Gilles Bourdos e Foglia d’Oro d’onore a Vincent Lindon, interprete del film. (https://www.gal-y-leo.net/cinema/intervista-a-vincent-lindon/)
Intervista a Vincent Lindon
Vincent Lindon, ospite d’onore della 16ma edizione di France Odeon, ci ha elargito con grande generosità e schiettezza alcuni dei segreti che ne fanno un attore pluripremiato.
E’ possibile ricostruire un’intervista, riportando le sue risposte ad alcune domande a lui fatte nelle tre sedi in cui ha parlato, il Grand Hotel Excelsior per la conferenza stampa di presentazione di Jouer avec le feu, la sala degli elementi di Palazzo Vecchio per la Lectio magistralis e la sala del Cinema La Compagnia per la presentazione dei due lungometraggi che lo vedono protagonista, Le Choix e Jouer avec le feu, scelti dal Direttore artistico Ranieri Martinotti per questa edizione.
Quale è stata la motivazione che l’ha spinta a diventare un attore?
Una sera, a cena con amici, al termine di un ciclo di studi, ricevo una telefonata da mio padre, che mi incuteva una certa soggezione, in cui mi domanda: “Cosa hai intenzione di fare?” Gli rispondo che ci sto pensando. Mette giù. Suona di nuovo il telefono. E’ sempre lui che aggiunge:” Per me puoi fare qualsiasi lavoro, basta che ti alzi alle 8 tutte le mattine”
Alla Mostra di Venezia di quest’anno lei è stato premiato con la Coppa Volpi per la sua interpretazione in Jouer avec le feu. Cosa la spinge a fare anche qui una conferenza stampa per questo film che ha già una distribuzione in Italia (I Wonder Pictures)?
Effettivamente non so quanto ancora farò conferenze stampa. I giornalisti con il cellulare spesso ed i fotografi sempre passano il tempo della conferenza a scattare foto. Anzi, mettete via i cellulari per qualche minuto. Ha un senso l’incontro di persona se c’è un dialogo. Però mi sa che farò come certi attori del passato, che non accompagnavano il film. Io faccio il mio lavoro. Il pubblico ne deve pensare quello che vuole. Questa volta c’è anche una ragione per venire di persona. Sono con Benjamin Voisin e Stefan Crepon, i miei due figli nel film. Sono due giovani attori, con i quali c’è stato un vero scambio di competenze e una crescita di rapporto nel corso del film, anche grazie all’abilità delle due registe, Delphine e Muriel Coulin. Fate domande anche a loro.
Quando, in una delle ultime scene del film, suo figlio Felix(Benjamin Voisin), in tribunale, dopo il suo discorso di padre alla Corte, si volta verso di lei con un lungo sguardo, è uno sguardo di odio?
Va chiesto a lui. Ma comunque, per giudicare il contenuto delle espressioni di un attore, bisogna legarle al prima e al dopo. Ad esempio, se devo dire “La signora è bella” o “La signora è brutta”, la mia espressione è la stessa. Per interpretarne il contenuto ci si riferisce a ciò che è stato prima o sarà dopo.
Che cosa va fatto per migliorare la recitazione?
Per recitare bisogna sapere a memoria il testo senza la minima incertezza. Va ripetuto una quindicina di volte, come puro testo. Dopo si può recitarlo. Ci sono degli attori, tremendi, che per dire “Voglio un caffè” fanno lunghe interlocuzioni. Il testo va saputo, senza inventare nulla.
Poi a me piacciono gli incontri con il pubblico perché osservo i comportamenti e li memorizzo, pronto a ripescare nella memoria quello che può servirmi quando recito. E’ sempre possibile imparare, se si sa stare attenti a cogliere le reazioni della gente.
C’è un personaggio che è stato difficile da recitare nella sua lunga carriera?
Sicuramente quello di Joseph Cross, il solo attore visibile (gli altri sono voci al telefono) di Le choix. Un ruolo complicato per uno come me che è abituato a lavorare in gruppo. Quando ho rivisto La choix, stento a credere di essere io quello sullo schermo. E comunque mi chiedo come ho fatto a “tenere” così a lungo quello che, dal punto di vista dell’attore , è un monologo che dura più di un’ora. Di una cosa sono certo: un film di questo tipo non lo rifarei.
Lei è molto apprezzato da anni per le sue capacità straordinarie di attore. Sembra però che i premi…
I premi stanno arrivando solo da poco. Per anni si diceva che era strano che non fossi premiato. Ora i premi arrivano tutti insieme ad un punto della mia vita in cui mi interessano di meno. Sarebbe bello poterli spalmare su tutta la mia carriera.( per la cronaca anche in questo Festival ha ricevuto un premio per la sua interpretazione ne La choix). A questo punto mi faccio io una domanda, alla quale però non so dare una risposta.
Come mai, essendo io di una famiglia nobile, sicuramente alto borghese, sono sempre a interpretare operai o generici lavoratori?
Per provare a dare una risposta bisognerebbe conoscere in dettaglio la sua biografia. Comunque, da alcune sue dichiarazioni, appare evidente che voglia e capacità di imparare cose nuove siano una costante nella vita di Vincent Lindon.
Il France Odeon Cinema Festival 2024 ha onorato una promessa.

Questa sedicesima edizione di France Odeon ha mostrato, nei 5 giorni di durata, una serie di film veramente speciali, dai contenuti più vari, realizzata con attori validissimi. A parte La piscine (1969), omaggio ad Alain Delon a tre mesi dalla morte, tutti questi film hanno un distributore in Italia. Ad eccezione di uno, Père et fils, girato nel 2002.
Michel Boujeanah, regista di Père et fils, suo primo lungometraggio, aveva fatto una promessa al protagonista del film, Philippe Noiret, suo grande amico.
Durante la distribuzione di questo film di successo in molte parti del mondo, ma non in Italia, gli aveva promesso, a sua domanda, di cercare un distributore per l’Italia. Mentre Noiret era vivo, il regista ha fatto molte ricerche, ma non è riuscito a onorare la promessa fatta. E Noiret si rammaricava, perché avrebbe avuto la possibilità di accompagnare il film a Bologna, Firenze, Roma, per dire alcune delle città dell’Italia che l’attore amava enormemente.
Aveva soggiornato in Italia nel ’75 e nell’82 per girare il primo e il secondo atto di Amici miei. Si era creato un back stage amichevole e scanzonato con Tognazzi, Moschin, Celi e in genere con tutta la troupe dei due film di Monicelli. Anche questi bei ricordi aumentavano la voglia di Noiret di tornare in Italia.
Per il regista onorare la promessa era una spina nel fianco.
Per cui quest’anno Boujeanah, incontrando Ranieri Martinotti in una sala d’attesa della mostra di Venezia “gli è saltato letteralmente addosso” col racconto della sua ricerca. Un racconto che ha affascinato il direttore artistico di France Odeon. “Si, ti proietto Père et Fils a Firenze.”- gli ha assicurato. La sala de La Compagnia, luogo delle proiezioni di France Odeon, si è entusiasmata per questo film che, a più di 20 anni dalla sua creazione, è sempre attuale, molto riuscito. Qualcuno, quando si sono accese le luci fra gli applausi, a caldo si è offerto di cercare un distributore. Una storia a lieto fine? Speriamo.
France Odeon 16.


France Odeon 16, facente parte della 50 giorni di Cinema a Firenze, si svolge al Cinema La Compagnia dal 29 ottobre al primo Novembre. Tramite questo Festival arriva dalla Francia la migliore produzione dell’anno in anteprima, con attrici e attori che incontrano il pubblico in sala, mostre fotografiche e presentazione di libri.
Convegno Italia-Francia.
La mattina del 30 ottobre è dedicata al convegno Italia-Francia su “Regole Naturali per Intelligenze Artificiali. Il diritto d’autore nell’uso dell’IA”, che si tiene all’Institut Français. Un approfondimento del dibattito “5 proposte per un’intelligenza artificiale etica e rispettosa del diritto d’autore”, tenutosi l’anno scorso durante France Odeon 15. E’ importante lo scambio di opinioni e metodi per la drammaticità dei problemi da regolamentare, all’avanzare dell’ingerenza dell’AI nel campo della proprietà intellettuale. Molti autori ed attori hanno disertato quest’anno i Festival di Venezia e Locarno, per via di scioperi legati a queste motivazioni. Al dibattito collaborano SIAE, SACD e Murmuris.
Ospite d’onore di questa edizione.
Nel primo pomeriggio di giovedì 31 arriva l’ospite d’onore di questa edizione di France Odeon, Vincent Lindon, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 81° Mostra del Cinema di Venezia nel film Jouer avec le feu. Oltre a presentare il film in sala, ci regala una masterclass. Nello stesso giorno, dalle 16.30 sempre alla Compagnia. la presentazione del libro Cinéma mon amour – Cento film francesi da amare di Ignazio Senatore (Classi edizioni)
Le giurie.
Componenti della giuria principale, insieme con Tahar Ben Jelloun, Milena Vukotic, Carolina Pavone e Maurizio Braucci, sceneggiatore di Gomorra di Matteo Garrone. La giuria assegnerà il Premio Foglia d’oro – Manetti Battiloro al miglior film in concorso e il Premio Sguardi Mediterranei. Ci sarà anche, come nelle precedenti edizioni, la giuria under 25, che incoronerà il film più amato dai giovani. Anche il pubblico voterà per attribuire il premio Foglia d’oro del pubblico.
Franceodeon.com
Il programma dei film si trova al link Franceodeon.com. Prima della visione non parliamo dei film, per non togliere il piacere della scoperta. infatti spesso non è la trama a dare fascino ad un film, ma il modo in cui la storia è raccontata.
Una giornata aggiuntiva
Il 2 novembre il Festival si sposta a Fiesole, dove, alle 10.30, al Nuovo Teatro, lo scrittore, poeta e saggista Tahar Ben Jelloun incontrerà il pubblico, prima della proiezione de LA PISCINE (1986), un sentito omaggio al mito Alain Delon, recentemente scomparso.
France Odeon ama il contributo dei giovani.
Coinvolge i bloggers nella narrazione di questo Festival.
Ripropone anche quest’anno La Grande Visione, ovvero invita giovani artisti alle proiezioni perché creino “dal vivo” opere ispirate ai film in programma. Le opere saranno giudicate l’ultimo giorno del festival dalla giuria principale. Al vincitore un premio di cinquecento euro.
Con Prima fila #giovani, il Festival riserva agli under 25 che entrino in sala almeno 10 minuti prima dell’inizio dei film, le due file più vicine allo schermo. Posti che sono i più adatti a farti letteralmente entrare nella storia narrata, oltre a rendere più facile la lettura dei sottotitoli.
Alla 35ma edizione del Trieste Film Festival
Rinnovato interesse per il Cinema in sala.
Si respira, dalla fine dell’estate 2023, un rinnovato interesse per il Cinema visto in sala. I motivi sono sicuramente da ascrivere all’isolamento cui il Covid ha costretto, nel tentativo di limitare il contagio. Ma anche l’arrivo “solo” al Cinema di più di un film di spessore- Film, questi, tutti selezionati dai Festival del Cinema. Una idea per i distributori può essere quella di ispirarsi agli abbinamenti, fatti sempre in ambito festivaliero, per suggerire ai gestori di proporre al pubblico due film, uno dopo l’altro, con una piccola maggiorazione di prezzo.
Abbinamenti.
Ho trovato un bell’abbinamento, fatto da Nicoletta Romeo, direttrice artistica del 35mo Trieste Film Festival, la sera dell’ottavo giorno. Uno dopo l’altro erano in programma Stepne e Observing, due modelli di società a confronto. Due film con uno stile ed un’ambientazione diversissimi, ma che portano avanti, incredibilmente, lo stesso messaggio. Una narrazione lenta e poetica quella di Maryna Vroda, ucraina, per il film Stepne, all’opposto una narrazione rapida e tesa quella di Janez Burger, sloveno, per il film Observing.
Stepne
Secondo la Vroda, il suo film Stepne nasce dal desiderio di celebrare l’atmosfera di un villaggio ucraino dove a 4 anni la portarono i suoi genitori per farla vivere dai nonni. Ne scaturisce un film che possiamo definire, oltre che un ricordo intimo, una ricostruzione storica, suggerita da immagini di Stalin e dalle conversazioni fra amici e conoscenti di Stepne, seduti a tavola per renderle omaggio dopo la sepoltura. Il pranzo è organizzato dai due figli della donna, che era un punto di riferimento nel villaggio . Il premio attribuito alla Vroda dalla giuria del Premio Tieste- e prima la menzione tributatale a Locarno- riconoscono la sua capacità di fare per immagini la descrizione di un modo di vivere fatto di solidarietà, accoglienza del diverso e vita in rapporto con gli altri, auspicabile a tutte le latitudini. Le riprese di paesaggi nebbiosi, invernali, con alberi senza foglie, creano un non luogo, funzionale al proposito dichiarato da Maryna di avere scelto questa trama come un auspicio di cambiamento della società odierna. Quello che poteva essere un ricordo melanconico diventa una speranza per la nostra società che sempre più scade nell’individualismo narcisistico.
Observing
La storia narrata in Observing è ispirata da un fatto di cronaca. Con un linguaggio ben diverso dalle atmosfere da fiaba del film precedente, l’uso di una tricamera che dà immagini che respingono lo spettatore , vi si descrive un’esecuzione postata in diretta sui social, durata un’ora, che raccoglie 500mila like, numero che corrisponde a un quarto della popolazione della Slovenia, senza che nessuno degli spettatori chiami la polizia! Il regista, Janez Burger, è partito da un episodio realmente avvenuto in Slovenia nel 2017, nella moderna Lubiana. Nella realtà colui che ha prodotto il coma dell’uomo, che è morto poco dopo, ha preso 21 anni e 9 mesi di carcere. Colui che ha filmato la violenza gratuita , di calci spintoni e pugni, durata un’ora, è stato condannato a 20 anni e 9 mesi. Ma per i più di 500mila che hanno guardato la scena, inserendo like , senza chiamare la polizia, nessuna punizione. Da questa riflessione scaturisce il film che non perdona chi ha “osservato” senza intervenire.
Due modelli di società a confronto.
Una società coesa e solidale del villaggio di Maryna, che mi confida essere stato prodotto dalla durezza della dittatura di Stalin, ma che il suo film rende valida in ogni tempo, viene messa a confronto con la deformazione del sociale, magistralmente descritta dal film di Janez, la cui condanna degli spettatori passivi rafforza l’auspicio contenuto nel film di Maryna.
evanluci24@gmail.com
88°Mostra internazionale dell’Artigianato
Si è tenuta l’88° Mostra Internazionale dell’Artigianato 

alla Fortezza da Basso di Firenze dal 25 aprile al 1 maggio. Nota ai più come MIDA, l’esposizione dei 530 partecipanti si sviluppa su circa 34mila metri quadrati ed è arricchita da un palinsesto di eventi collaterali. Abbiamo mostre, convegni, laboratori didattici, lavorazioni dal vivo e workshop dedicati al mondo dell’artigianato nazionale e internazionale. MIDA 2024 è fiera certificata ISO 20121 come evento sostenibile.
“Nel 2018, abbiamo sollecitato Firenze Fiera a compiere un lavoro significativo per rinnovare e potenziare la Mostra internazionale dell’artigianato, ha detto in conferenza stampa Giacomo Cioni, presidente di CNA Firenze metropolitana. Ora stiamo vedendo i risultati di questo impegno: Mida si presenta oggi in tutto il suo splendore.”
E infatti, in contemporanea con la Mostra di cui ci sono tre piani del padiglione Spadolini e il Cavaniglia, si svolge, al complesso Monumentale, il Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze.
Salone che è il principale evento fieristico in Italia nel campo della conservazione, del restauro e della valorizzazione del patrimonio artistico mondiale. Quella di quest’anno è la nona edizione Il 30 aprile, durante il MIDA, c’è stato un interessante Convegno di vari enti che concorrono al Restauro, Università, Opificio, ditte private. Insieme hanno elaborato un protocollo che, una volta firmato, li metterà in rete per utilizzare al meglio le competenze di ciascuna componente. Fra le varie iniziative del Salone, una Tavola Rotonda alla presenza anche degli studenti della Scuola di Architettura Unifi, per la redazione di un Capitolato speciale ed un prezzario regionale per gli interventi di restauro.
Il mondo della casa è un’altra novità di questa edizione. Si chiama ABITA, sottotitolo Mostra del vivere oggi. Si svolge nei padiglioni Arsenale, Basilica e Fureria e coniuga arredamento, architettura e design, ma anche tecnologie e servizi.
Nel padiglione Spadolini vi sono, come tutti gli anni, gli espositori di artigianato del gusto al piano attico, artigiani italiani di abbigliamento e accessori, oreficeria, gioielleria e bigiotteria, bellezza e benessere ecc. al piano terra. Artigianato internazionale con strumenti musicali dall’India, tessuti, bigiotteria, danze e rituali folcloristici dall’Iran, ceramiche da regioni al Nord della Cina, pietre semipreziose e marmi variegati dal Pakistan, tre grandi collettive di artisti cinesi, astucci di stoffa di tante dimensioni e fantasie dal Vietnam ecc. al sottosuolo.
Da segnalare, come artigiano italiano, Barbanera che ha creato gli strumenti per produrre pasta fantasia e centri tavola con il materiale con cui si fa la pasta.
Al padiglione Cavaniglia troviamo progetti selezionati e mostre per la valorizzazione dell’artigianato artistico contemporaneo internazionale. Si chiama I mestieri artigiani nel teatro la presentazione di pezzi storici dell’Archivio del Maggio Musicale. Si tratta di modellini di scenografie presentati nel lontano 1942 proprio alla Mostra dell’Artigianato, in ottimo stato di conservazione. Insieme a foto, bozzetti, documenti e costumi di scena, permettono un viaggio emozionale nel tempo e nello spazio dal forte sapore ‘vintage’. Si rivive un pezzo di storia dell’ Opera. Sempre al Cavaniglia esposta l’opera corale Notte stellata, 3 grandi riproduzioni tessili (450×350 cm) del celebre dipinto di Van Gogh, realizzata dalla comunità internazionale di «Feltrosa», il meeting dedicato alle arti tessili, a cura di Fabio Giusti e Eva Basile.
Alla Sala della Volta ci immergiamo in Viaggio in Italia. Artigianato e design, un percorso tra bellezze paesaggistiche e architettoniche della Toscana e dell’Italia in video e oggetti di design e manufatti d’artigianato eseguiti in quei luoghi. La mostra, promossa da Fondazione CR Firenze, è realizzata da Associazione Osservatorio dei Mestieri d’Arte (OMA) in collaborazione con Associazione per il Disegno Industriale, Delegazione Toscana(ADI). L’iniziativa esplora l’affascinate tema del viaggio lungo la nostra penisola. La Vespa e la Bicicletta esposte sono in parte rivestite di cuoio e corredate da borse portabagagli studiate per non ostacolare la dinamica del moto. Il tutto di una straordinaria eleganza. Ci sono poi, racchiusi in un espositore a forma di barca, lavandini di materiali pregiati quali marmo e travertino, creati per arredare gli Yacht, un copri timone di cuoio bianco e rosso, delle poltrone dal design coraggioso. Una scultura multicolore è composta di poligoni di materiale fonoassorbente, montati a grappolo . Abbassare il rumore di un ambiente con una scultura è un connubio fra tecnologia e bellezza che si può considerare geniale.
La Scuola le Arti Orafe (LAO) allestisce, nel suggestivo spazio della Polveriera, Le arti orafe: Formazione e oreficeria contemporanea, un’area dedicata alla didattica con la presentazione dei lavori realizzati da studenti e docenti. Mostra le opere di tre artisti-orafi selezionati per il concorso internazionale PREZIOSA YOUNG. In programma un calendario di lavorazioni dal vivo con i maestri orafi e gli allievi che eseguiranno lavorazioni di incassatura, incisione, smalto, modellazione cere, CAD e disegno del gioiello. Si danno informazioni su corsi di diversa durata che è possibile seguire nella Scuola.
La moltitudine dei visitatori trova nel Piazzale centrale la Corte dei sapori e può gustare cibo da strada con specialità enogastronomiche italiane e multietniche. Per i più tradizionalisti al Piano Attico è invece allestito un accurato self service, dove si può mangiare comodamente seduti a un tavolo.
Data la vastità di argomenti illustrati, di cui mi sono limitata a descrivere quelli cui ho partecipato, ritengo una scelta strategica avere organizzato questa mostra in un periodo di vacanze. Gli organizzatori, comprendendo la impossibilità di visitare tutto ciò che era racchiuso in fortezza in un giorno solo, hanno dato ad ogni visitatore la possibilità di acquistare tre biglietti ad un prezzo scontato.
Foto centrale di Stefano Casati
Cohousing: una nuova economia della casa a Firenze
L’abitare nel centro di Firenze prima dell’emergenza Covid
Descriviamo brevemente cosa è successo (prima dell’emergenza Covid) per l’abitare nel centro di
Firenze. Poche case di proprietà pubblica restaurate dal Comune, molti acquisti di immobili pubblici da
privati che ne fanno residence di lusso, alberghi o più modestamente camere con bagno molteplici per
affitti brevi. Qualche persona anziana con casa di proprietà si può ancora trovare, ma spesso, quando
queste persone muoiono, gli eredi la destinano ad affitti brevi.
Così la città tende a trasformarsi in un anonimo dormitorio, percorso da una popolazione internazionale
di passaggio, che si sposta fra un museo e l’altro e poi riparte.
Una nuova politica dell’abitare è necessaria.
Un gruppo di persone che amano Firenze e vogliono abitare in centro ha pensato di costituirsi in Comitato
che esca dalla logica: o denaro pubblico o denaro privato per gestire l’abitare.
Abbiamo pensato a una diversa economia della casa, un modello pubblico-privato che, se realizzato in
vari esemplari, permette di frenare lo smantellamento della vita cittadina e la gentrificazione a tutto
vantaggio sia della popolazione anziana, che lamenta il degrado e la mancanza di servizi, sia dei giovani,
che trovano proibitivi i prezzi degli affitti di case in centro.
La proposta del Comitato Cohousing a Firenze.
Questa è la proposta: una Istituzione (Comune, Regione , Asl) individua un immobile pubblico
inutilizzato perché da restaurare e, in mancanza di soldi pubblici, invece di metterlo in vendita, lo affitta a
cittadini che versano ciascuno una quota per restaurarlo. Lo si può considerare un crowdfunding
spontaneo, di cittadini che vogliono contribuire alla conservazione di questa splendida ma fragile Città,
patrimonio dell’umanità, frenandone l’alienazione.
Il restauro, fatto in vista di abitarvi in Cohousing, è quanto di meno invasivo si possa pensare. Il
Cohousing, per come organizza l’abitare, non snatura gli edifici perché abbisogna di spazi piccoli per
appartamenti privati, e spazi grandi per svolgervi attività collettive, a seconda del regolamento che si da il
gruppo.
La città verrebbe così animata da gruppi intergenerazionali di abitanti stanziali, cittadini della città,
interconnessi fra loro e con il quartiere, e l’immobile da essi occupato resterebbe patrimonio pubblico,
riutilizzabile per nuovi abitanti, per morte naturale e comunque allo scadere del contratto di affitto.
Il progetto è innovativo ed ha bisogno di un gran numero di adesioni per riuscire a realizzarsi con l’aiuto
delle Istituzioni. E’ per questo che è opportuno che coloro che sono interessati al progetto si colleghino con
il nostro Comitato Cohousing a Firenze. Riceveranno il supporto per apprendere come relazionarsi nel gruppo e
superare i conflitti. Il Cohousing è l’arte di vivere insieme e va costruito con la scienza che regola i rapporti umani.
Il Cohousing può essere fatto in qualunque luogo, non solo a Firenze.
Naturalmente può essere fatto anche in campagna, dove è più facilmente
realizzabile perché i i prezzi degli immobili sono notevolmente più bassi. Grazie alla nostra esperienza,
aspiranti Cohousers di città o di campagna saranno aiutati alla realizzazione di un abitare che ha come
caposaldi la condivisione, l’aiuto reciproco, la comunicazione, l’ascolto e lo stare insieme in modo
gioioso…e a costi più contenuti!




