Premio Fiesole 2022 ai Maestri del Cinema

Ad Asghar Farhādi, regista iraniano, è andato il Premio Fiesole 2022 ai Maestri del Cinema, prestigioso riconoscimento conferito dal Comune di Fiesole .

La serata di premiazione, sabato 16 luglio, si è svolta al Teatro Romano di Fiesole.

Grande la partecipazione di pubblico. Uno dei meriti di questo premio è il rilancio della insuperabile visione collettiva di un film. L’ incontro con il regista era accompagnato dalla presentazione del volume monografico, il primo dedicato a lui in Italia, a cura di Simone Emiliani con i contributi dei soci del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, per le Edizioni ETS di Pisa. Dopo la cerimonia di premiazione, sotto la direzione artistica di Massimo Tria. è stato proiettato il film Premio Oscar 2011 Una separazione.

Nel dialogo fra regista e critici che ha preceduto la proiezione, una delle domande verteva sull’attualità o meno della lista, redatta più di dieci anni fa, dei 10 film più belli al mondo. Ebbene, Asghar ha sostenuto che quella lista rimane ancora valida. I 10 film sono per lui tuttora insuperabili. Probabilmente, a suo dire, troppe immagini bombardano quotidianamente ciascuno di noi. Un creatore di immagini come un regista può avere avuto diminuita la creatività per questa sovrabbondanza di stimoli.

Apprezzato all’estero già con “About Elly” (2009) con cui si aggiudica l’Orso d’Argento a Berlino, il regista iraniano raggiunge il successo internazionale proprio  con “Una separazione” nel 2011 con cui si aggiudica l’Oscar al miglior film straniero, premio che riceve nuovamente nel 2017 con “Il cliente” . Nella sua filmografia figurano fra gli altri “Il passato” (2013) con Bérénice Bejo (premiata a Cannes per la migliore interpretazione femminile), “Tutti lo sanno” (2018) con Penélope Cruz e Javier Bardem, e “Un eroe” (2021), con cui si è aggiudicato il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes nel 2021. A proposito di “Tutti lo sanno”, interamente girato in Spagna con un cast spagnolo,  il regista ha affermato che, dopo un iniziale timore per la non conoscenza dello Spagnolo, sul set l’intesa con tutti si è rivelata assoluta.  Asghar non si rendeva più  conto di girare in terra straniera. Non si è trattenuto dal dire, tuttavia, che preferisce avere l’opportunità di girare film in patria.

Gli anni 90, di scoperta in Italia del cinema iraniano, sono legati ai nomi di Kiarostami e Machmalbaf.  Sebbene Farhādi li abbia attentamente studiati, la sua formazione è legata a modelli “borghesi” di provenienza teatrale,  molto comprensibili ad un pubblico occidentale. A questa formazione si aggiunge la sua straordinaria capacità di cogliere legami  emotivi e psicologici all’interno dei rapporti familiari, che assurgono ad esempi di cultura diffusa nel suo paese, senza peraltro farlo incorrere nella censura, che li considera episodi particolari, non un quadro della società in cui egli vive. I personaggi da lui delineati sono sempre molto veri: il bene non sta solo da una parte. Perché, dice il Regista, gli esseri umani non sono mai totalmente buoni  o totalmente cattivi.

In tal modo le storie narrate hanno il sottile fascino dell’imprevedibilità.

Il Premio Fiesole è realizzato con il patrocinio della Regione Toscana ed è reso possibile grazie al contributo della Fondazione CR Firenze e al sostegno di Villa San Michele, a Belmond Hotel, Florence. L’Hotel si è aperto alla conferenza stampa che precedeva l’evento ed ha ospitato per il Premio il regista  accompagnato dal fratello, montatore cinematografico che lavora anche  con il Maestro.

Quest’anno il Premio Fiesole ha iniziato la collaborazione con il festival “Middle East Now”, che annualmente fa conoscere le novità della cinematografia mediorientale, con particolare attenzione a quella iraniana. Preziosissimo anche l’aiuto fornito dal Premio “Sergio Amidei” per la venuta in Italia di Farhādi (atteso anche a Gorizia il 19 luglio per ricevere un Premio Speciale). Media partner per questa edizione è stata  la rivista di critica cinematografica “Sentieri Selvaggi”.

 

Beauty Bar per la ricerca approda alla Rinascente di Firenze.

 

A Firenze la Rinascente occupa un palazzo storico di pregio in Piazza della Repubblica. A chi si lamentava con un responsabile della vendita perché, con la nuova gestione, era scomparso il piano dedicato ai prodotti per la casa, il dipendente  rispondeva che, in effetti, questo storico e raffinato store avrebbe avuto bisogno di altri due piani per coprire le principali esigenze della sua clientela.

Inaugurazione di un Beauty Bar

E’ quindi assai apprezzabile l’inaugurazione, avvenuta nell’ultima settimana di aprile, di un Beauty Bar al terzo piano, ricavato sottraendo un corner agli abiti di marchi di alta gamma del miglior Made in Italy e del panorama  internazionale.  Sebbene non raggiunga la funzionalità di quello di Milano, dove c’è anche lo spazio per i trattamenti, questo store rende possibile acquistare prodotti di bellezza biologici, privi di parabeni e di ogni altro ingrediente chimico che spesso, all’insaputa di chi acquista, può essere usato nei prodotti cosmetici. Inoltre  questo nuovo assetto  è accompagnato da un’iniziativa benefica: Rinascente donerà il 10% del ricavato  che il Beauty bar fa vendendo i prodotti  fino al 19 maggio, alla Fondazione Radioterapia Oncologica, che sostiene il Reparto omonimo di Careggi. Rinascente e FRO iniziano così un dialogo concreto, proseguendo il progetto partito da Torino e che si svilupperà per tutto il 2022 sugli altri store della collezione Rinascente.

Fondazione Radioterapia Oncologica

La Fondazione Radioterapia Oncologica nasce nel 1988 su richiesta dei pazienti, dei loro familiari e su iniziativa di alcuni Dottori e Professori del Reparto di Radioterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Firenze Careggi. Fin da subito la motivazione principale della Fondazione è stata quella di rispondere alle esigenze dei pazienti oncologici, supportandone  le attività assistenziali, e del Reparto, promuovendone la ricerca scientifica. Dal 2020, nella persona del Segretario Generale Lorenzo Gori, la FRO è parte del CDA della Fondazione ISPRO (Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica).
Alla conferenza stampa di lancio del progetto erano presenti molte personalità del mondo politico, il presidente della regione Giani, sindaco Nardella e l’assessore al welfare Funaro, nonché il CEO della Rinascente, Dott Pierluigi Cocchini, il presidente FRO Bruno Gori e il Direttore del Reparto di Radioterapia Oncologica Prof. Lorenzo Livi.

Drusilla Foer seguace appassionata

Coordinava gli interventi politici e medici Drusilla Foer, con l’ironico colto favellare che la contraddistingue. Lei stessa si è dichiarata ab inizio una seguace appassionata del progetto FRO. Ha espresso il suo apprezzamento per un’iniziativa che, grazie all’avanzare della ricerca, permette oggi di localizzare la malattia fin dal suo nascere.
In passato molte indagini non erano in grado di rilevare il cancro in luoghi nascosti dell’organismo e lo si scopriva quindi in fase già avanzata. Tutti sanno che la cura è legata alla diagnosi precoce. Perciò apparecchiature sempre più sofisticate sono necessarie, e raccogliere contributi per questo tipo di acquisti è fondamentale per salvare i malati oncologici.

Per Concludere
Merita citare, per concludere, parole di sintesi dei due principali responsabili del progetto, il CEO Rinascente e, nell’ordine, il presidente FRO
“Siamo orgogliosi di proseguire con il progetto Beauty Bar per la Ricerca insieme alla FRO ONLUS, poiché ci offre la possibilità di parlare di wellness in maniera sempre più estesa e trasversale. Il cuore dei nostri Beauty Bar è composto di brand nativi digitali, marchi indipendenti e dal contenuto valoriale altissimo dove ricerca, innovazione e anticipazione delle tendenze sono driver essenziali per un consumo sempre più consapevole”.
“Da sempre la FRO ONLUS è attenta alle esigenze dei pazienti oncologici, agendo laddove le istituzioni non riescono a intervenire. Accogliamo con piacere la proposta di Rinascente che si mostra sensibile e accogliente a realtà come la nostra e invitiamo tutti voi a partecipare all’iniziativa Beauty Bar per la Ricerca, dove un gesto per la bellezza acquista un valore più grande. Sosteniamo la ricerca insieme grazie al Beauty Bar in Rinascente.”

 

MIDA 2022, la Mostra dell’Artigianato, torna dal vivo.

 

Mida, la Mostra Artigianato 2022

Dal 23 Aprile al 1° Maggio torna alla Fortezza da Basso l’86sima edizione di MIDA. Il nome è quello di un sovrano che trasformava in oro ciò che toccava. Qui il nome bene augurante è l’acronimo di Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze. Un importante segnale di ripartenza per l’artigianato che, insieme alla moda e al design, rappresenta uno degli ambasciatori della bellezza made in Italy nel mondo. Il grande pubblico può finalmente tornare ad ammirare dal vivo le opere più belle dell’artigianato italiano e di vari paesi del mondo.

Obbiettivo principale

Unire l’anima tradizionale della mostra con la crescente attenzione verso l’artigianato digitale. Oltre all’innovazione tecnologica, si punta alla sostenibilità.

Programma multiforme

Oltre 400 espositori, che provengonoda ogni angolo d’Italia e da vari paesi esteri, quali Francia, Turchia, Tunisia, Marocco, Perù, Egitto, Vietnam, India, Iran, Madagascar, Pakistan, Nepal e Tibet.
In rappresentanza dell’Ucraina è presente in fiera per la prima volta Made in Ukraine, una associazione che fin dal 2013 organizza mostre e festival in tutta Europa . Una gentile bambina col cerchietto di fiori si aggira fra le librerie che espongono pottery raffinata e i tappeti di lana grezza dell’artigianato ucraino.. Su di un divanetto si trovano le guide di luoghi turistici, ora divenuti teatro di guerra.

Orchidee in Fortezza

I visitatori possono ammirare più di 5.000 specie di orchidee con il loro bellissimo fiore, simbolo di purezza, eleganza e sensualità. E’ la prima mostra internazionale che si tiene a Firenze, Al padiglione Nazioni, dal 23 al 25 aprile, nei giorni seguenti al Museo Stibbert.

 

Riciclo polimeri termoplastici

Alla Sala Ottagonale la start up Precious Plastic – Torino, in collaborazione con l’Università e il Comune di Firenze, la Fondazione Architetti Firenze e la Fondazione Giovanni Michelucci pone le basi di CRAFT 4.0 for Change, mettendo a disposizione conoscenze, strumenti e macchinari attraverso cui riciclare oggetti realizzati con polimeri termoplastici e trasformarli in nuovi manufatti, donando così alla plastica una nuova vita.

Made in MIDA

Made in MIDA è un progetto visibile al padiglione Cavaniglia. Dalla collaborazione tra sei imprese artigiane toscane e altrettanti designer selezionati su scala nazionale sono stati creati 6 oggetti esclusivi e iconici con il marchio made in MIDA.

 

OMA fa prodigi.

Prodigio. Mestieri d’Arte e Performance è la mostra alla Sala delle Colonne. Promossa da Fondazione CR Firenze e curata da Associazione OMA – Osservatorio dei mestieri d’Arte, propone lavorazioni dal vivo di maestri e giovani artigiani. In esposizione lavori di 18 botteghe d’arte fiorentine. Capolavori di ceramica, scagliola e pietre dure, intagli, tarsie e dorature. Sempre OMA, con le Associazioni di categoria propone laboratori didattici gratuiti per bambini fino agli 11 anni . Prenotazione obbligatoria.

LAO, gioielli contemporanei

Alla Polveriera si trova una selezione di gioielli contemporanei della collezione LAO e dei gioielli degli studenti. In programma un calendario fitto di incontri e appuntamenti dei maestri orafi con gli studenti. Dal vivo i primi eseguiranno lavorazioni di incassatura, incisione, smalto, modellazione cere, CAD e disegno del gioiello.

La ceramica di Montelupo

Il fascino intramontabile della ceramica di Montelupo rivive nella mostra. Allestita in collaborazione con l’Associazione Strada della Ceramica di Montelupo, si trova alla Sala della Volta e alle Grotte. Presenta una selezione di opere di artigiani e artisti a metà fra heritage e nuove sperimentazioni.

CNA presenta lavorazioni dal vivo

In mostra al padiglione delle Ghiaie Artefacendo, progetto di CNA Firenze Metropolitana, realizzato da 35 importanti realtà artigiane con dimostrazioni e lavorazioni dal vivo che trasformano la mostra in un’esperienza unica per il visitatore, a contatto diretto con i maestri artigiani e con i vari processi produttivi delle loro opere.

Confartigianato Imprese Firenze realizza Pezzi Unici

Alla Palazzina Lorenese Pezzi Unici, a cura della Confartigianato Imprese Firenze. Eccellenti artigiani danno vita a manufatti originali e irrepetibili, con materiali vari, fra cui pelle, filati, oro, argento e carta.

L’arte della Scultura

Troviamo esposte al Cavaniglia sculture monumentali di marmo. Alla loro presenza lo scultore Renzo Maggi terminerà in fiera un suo lavoro, “Giocasta”, per mostrare le varie fasi di lavorazione di una scultura in marmo. Lo scultore Giuseppe Guanci, espone alla Sala dell’Arco. Il Guanci crea le forme racchiudendo l’aria in un tessuto di fili metallici, che si piega per creare la posizione della statua. Maggiori dettagli su www.giuseppeguanci.it

Storia della Mostra

E’ stata ricostruita anche la storia della Mostra dell’artigianato. E’ raccontata attraverso immagini, video, audio ed oggetti. Una ricerca approfondita che usa materiale dell’Archivio Storico della Regione Toscana.

Sul fronte del food

Torna a MIDA 2022 Le Delizie di Leonardo, lo spazio cucina di Leonardo Romanelli. Vulcanico critico eno-gastronomico toscano, porge mini assaggi a tutti i food&wine lovers. Mostra novità nel campo del cibo e prodotti autentici toscani.

Sono allestiti molti altri stand del food che porgono a piene mani assaggi delle loro specialità. I gestori sono visibilmente contenti di trovarsi di nuovo circondati da un vasto pubblico. Una deliziosa crema di pistacchi si assaggia da Sapori di Sicilia, che ha portato anche all’assaggio marmellate artigianali. E in più gustose specialità di frutta e verdura. www.saporidisicilia2017.it

Piante che volano

Flying garden attrae visitatori mostrando in fiera piante che traggono nutrimento da una zolla compatta di terra contenente le radici. Si immerge in acqua e si strizza a tempi definiti. Questo permette di tenere le piante sospese senza vaso nell’ambiente e risparmiare acqua di irrigazione. E’ l’applicazione di un metodo giapponese.

 Affluenza

I primi tre giorni con oltre 20mila visitatori, fra i quali molti giovani, ci dicono di un’affluenza al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Questo indica che l’ evento era aspettato da tanti appassionati del bello , del nuovo e del ‘fatto a mano’. Realizzato quindi l’ auspicio del presidente di Confartigianato Imprese Firenze Alessandro Soran. In conferenza stampa così aveva concluso: “Mi aspetto che la Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze ritorni un appuntamento centrale per il nostro mondo, con un buon afflusso di visitatori. Ritrovando quel contatto diretto con il pubblico che per l’artigiano è fondamentale per raccontare, far conoscere e apprezzare la sua arte”.

Trieste Film Festival 2022: Nuove visioni di donne e migranti

Trieste Film festival 2022

Il Trieste Film Festival 2022  è un ponte che mette in contatto diverse latitudini dell’Europa del cinema, scoprendo nomi e tendenze che pochi conoscono, perché rivelati quasi solo nei grandi Festival internazionali. Serbia, Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Albania, Grecia, Romania, Polonia, Russia, Lituania, Bulgaria, Svizzera, Austria, Germania, Italia, Francia  sono le nazionalità di produzione  di cortometraggi, lungometraggi e documentari, tanto che è difficile stabilire se alcune caratteristiche delle opere sono da attribuire alla cultura di origine  del regista o alla sua creatività.

 

Il Trieste Film Festival 2022 a casa tua

Per il secondo anno (https://wsimag.com/it/spettacoli/65060-il-cinema-delleuropa-centro-orientale) il Trieste Film Festival  offre l’opportunità di guardare i suoi film a casa, in un periodo di poco successivo alle proiezioni in sala a Trieste. Altri festival del Cinema, da quando il Covid imperversa, hanno usato lo stesso sistema, ottimo per allargare la platea di coloro che possono vedere film e documentari di prim’ordine che non arrivano nelle sale.

 

La piattaforma Mymovies e tre film premiati

Attraverso la piattaforma Mymovies ecco per noi il compatto gruppo di film, selezionati sotto la direzione di Fabrizio Grosoli  e Nicoletta Romeo  per il Trieste Film Festival 2022 dai più prestigiosi Festival internazionali e non solo.  Alcuni affrontano temi di attualità, altri recuperano la Storia passata, documentano luoghi o inventano storie. Per lo slittamento fra le proiezioni in presenza e quelle su Mymovies, si sapevano già i vincitori quando i film sono arrivati sul PC. Premiate  nuove visioni di donne e migranti, ma anche il raccontare avvincente.

 

Solidarietà e pazzia

Il Premio Trieste per i lungometraggi la giuria lo ha assegnato a Intregalde di Radu Muntean (Romania 2021), un racconto avvincente e un po’ stralunato di cosa può succedere a due  giovani donne generose se offrono un passaggio ad un vecchio e seguono le sue indicazioni stradali, senza accorgersi che è fuori di testa. La capacità  del regista  di esprimersi ad alta tensione crea un singolare racconto, ben al di là della semplicità della trama.

 

Vicende di una coppia di migranti

As far as I can walk di Stefan Arsenijević (Serbia – Lussemburgo – Francia – Bulgaria – Lituania 2021) ha ricevuto una menzione speciale del Premio Trieste per un modo nuovo di descrivere le vicende dei migranti, entrando nei dettagli delle loro storie individuali. Il linguaggio di Arsenijević è fortemente cinematografico. In più, la travagliata storia d’amore della coppia di Africani, centro del film, è commentata con le vicende dell’eroe del poema  epico serbo Strahinja Banović.  Espediente antirazzista di genialità e grande bellezza.

 

Le donne piangono ancora

Anche per Women do cry di Mina Mileva e Vesela Kazakova (Le donne piangono, Bulgaria – Francia 2021) è il modo personalissimo di raccontare che  colpisce. Ha ottenuto il Premio Audentia Eurimages – Consiglio d’Europa, 30.000 euro per il prossimo progetto. Propone nuove visioni delle diseguaglianze fra uomini e donne. Tre generazioni femminili, sorelle, madri e zie a confronto, si scontrano e un attimo dopo solidarizzano. Umorismo intervallato a tragedia descrive le  tante questioni ancora irrisolte che continuano ad affliggere le donne nella nostra società. Il grido di battaglia del film, di stile scarno  e molto diretto, è la solidarietà tra  donne contro la misoginia, l’omofobia e ogni forma tossica di patriarcato. E’ un  messaggio al tempo stesso locale e universale . Che scaturisce da fatti di vita reale, senza ideologie, e quindi  risulta molto penetrante.

 

Middle East Now Festival, il Medio Oriente a Firenze

Middle East Now, alla sua dodicesima edizione, ha proiettato, nelle sei serate, 42 film dal Medio Oriente, tra anteprime italiane, europee e mondiali. Questo festival ha una struttura costruita con grande impegno dai direttori artistici Lisa Chiari e Roberto Ruta, che mette in relazione ed a confronto la vita e la storia di popoli alla ribalta della cronaca (in questa edizione soprattutto Iran, Afghanistan e Palestina), con il cinema prodotto in loco.

Per saperne di più sull’Iran

Due film sull’Iran ci presentano quel paese da due diversi punti di vista. La regista iraniana Firouzeh Khosrovani, in Radiograph of a family, (Iran, Norvegia, Svizzera, 2020) ricostruisce la sua vita familiare, con, sullo sfondo, i cambiamenti politico-sociali che la Rivoluzione islamica ha prodotto in Iran ed insieme i cambiamenti della società iraniana negli ultimi quarant’anni, a cominciare dal regno dello Scià. Afsaneh Salari, in The Silhouettes (Iran, Philippines, 2020), fa invece una narrazione intima delle vicende di una famiglia di Afghani rifugiati in Iran da oltre 35 anni, a seguito  della guerra civile afgana per l’invasione russa del 1982. Ed è da questo confronto che si capisce come, per sopravvivere al dolore del distacco forzato dalla patria, questi Afgani filtrano i cambiamenti profondi dell’Iran isolandosi dal mondo esterno con le loro relazioni familiari, i matrimoni, le nascite e le  feste tradizionali celebrate tutti insieme.
Con “Il punto delle 19 e 30”, un talk quotidiano dove esperti commentatori fanno al pubblico un quadro delle vicende attuali dei paesi del Medio Oriente, ciò avviene per l’Iran attraverso le parole di Luciana Borsatti, per tre decenni giornalista ANSA, che presenta il suo libro, L’Iran al tempo di Biden. È ben noto che il presidente Trump ha vessato in ogni modo il popolo iraniano. Con l’avvento di Biden le aspettative della popolazione erano alte. Ma Luciana ci dice che Biden non ha rimosso le sanzioni, ingenerando una situazione che comporta maggiori rischi che l’Iran si doti di ordigni nucleari. E creando sicuramente disaffezione dei giovani verso l’America.

Controinformazione sull’Afghanistan

Una buona parte del Festival si è focalizzata sull’Afghanistan, dato che il recente ritiro delle truppe americane, dopo venti anni di guerra, ha lasciato il paese nelle mani dei Talebani. Con un panel di 5 esperti, due dei quali registi afgani di film proiettati al Festival, si è svolta una tavola rotonda dal titolo ”Afghanistan, dalla Repubblica all’Emirato dei talebani: quale futuro per il suo cinema e la sua cultura?”
Aboozar Amini, presente a questo festival con il collega Ilyas Yourish, afferma che il Cinema per loro non è un hobby, ma un messaggio di controinformazione, cui si sentono obbligati in particolare come appartenenti alla minoranza azera, che subisce da molto tempo discriminazioni all’interno del paese. Dopo che gli Americani hanno lasciato il paese, la narrazione che si fa dell’Afganistan, con film stranieri e quotidianamente sui giornali di tutto il mondo, insiste unicamente sui pericoli che il governo talebano rappresenta, senza interessarsi della vita quotidiana che continua a svolgersi nella loro terra.
Riuscire a farsi finanziare un film afgano è molto difficile, oggi più che mai. Per presentare scene di vita quotidiana il Festival ripropone quest’anno un film del 2018, Kabul city in the wind, e un altro piccolo gioiello, Angelus novus, entrambi di Aboozar. Quest’ultimo corto risale al 2015 e affronta problemi di sussistenza di una famiglia di Afgani emigrati in Turchia. La Kabul nel vento descritta da Aboozar  è bianca di polvere, ossessivamente ripiegata sul ricordo della guerra civile al quale gli adulti vogliono educare i bambini. Dei due fratelli protagonisti il maggiore, in assenza di adulti, si prende la responsabilità del più piccolo. Quest’ultimo, Benjamin, soli 6 anni, riesce a conservare la vitalità di giocare fra le tombe come in un divertente percorso a ostacoli. Un altro protagonista, un guidatore di Autobus “filosofo” rimasto senza autobus per essersi indebitato nell’acquisto malgrado la miseria, oscilla fra la malinconia dei lavoretti saltuari, le inopportune richieste di aiuto alla moglie che lavora senza tregua per racimolare l’unico input familiare, l’evasione nella droga per quel poco che può permettersi, ma riesce a sorprendere per dei guizzi di allegria nel gioco con i suoi figli. Questo documentario è un racconto mai banale, spontaneo, con piccoli dettagli inaspettati, che il regista è riuscito a cogliere con grande perizia.

Recente e ancora da terminare un altro prodotto afgano, il docu Kamay, (Afghanistan, 2021) codiretto da Ilyas Yourish, tratta un fatto realmente accaduto, il suicidio di una studentessa dell’Università di Kabul, originaria delle montagne dell’Afghanistan centrale, e delle domande inascoltate della famiglia per conoscere la dinamica dell’accaduto.
Molto sperimentale, il film del giovane e talentuoso afgano Dawood Hilmandi, A jorney into zero space (Afghanistan, Olanda, 2017, 64′), indaga e rivive archivi del passato riflettendo su di essi e sull’attualità. È una finzione autobiografica in tre parti che intende mettere in discussione le nozioni di autorità, storia, immaginazione e casa.
Durante la tavola rotonda è emerso il ruolo degli Inglesi nel creare inimicizia fra i diversi nuclei che costituivano l’Afganistan, quando lo conquistarono. Da allora gli Afghani si sono sempre combattuti tra loro. Pensando alla forza che Israele trae dalla compattezza con cui ha preteso di avere una terra in cui aveva abitato solo un’esigua parte degli ebrei, che in maggioranza erano gruppi sparpagliati nel mondo, ci si augura che proprio il Cinema afgano racconti dei nuclei primitivi che hanno popolato l’Afghanistan, alla ricerca di una unità su cui ricostruire una causa comune per cui lottare, liberandosi dallo straniero.

Sulla Palestina e il muro

Ecco infine i film che parlano della Palestina, e in particolare del muro eretto fra Cisgiordania e Israele. Un’accoglienza trionfale per Il lungometraggio 200 meters (Palestina, Giordania, Qatar, Italia, Svezia, 2020) di Ameen Nayfeh, che ha vinto il premio del pubblico del Festival. Nel film i protagonisti Mustafa e sua moglie Salwa vivono in due paesi distanti solo duecento metri, ma separati dal muro, che ingenera complicazioni inaudite nella vita quotidiana della loro famiglia. È un’opera prima, autobiografica, del regista palestinese, curata con l’amore che si riserva alle cose importanti della vita, che descrive l’ingiustizia perversa di altri uomini, gli Israeliani, che vivono sulla stessa terra dei Palestinesi, ma si considerano padroni di essa. Infatti, pur essendo un film-denuncia, può circolare in Israele senza che la descrizione dei soprusi inflitti ai Palestinesi desti il minimo imbarazzo negli Israeliani oppressori.

Sullo stesso argomento un corto, The present, di Farah Nabulsi, (Palestina, 2019), ha ottenuto il premio dello staff, con la seguente motivazione “Il corto, partendo da un’azione apparentemente banale e attraverso una dinamica semplice legata alla vita di tutti i giorni, mette in evidenza l’ingiustizia sistemica della situazione e, insieme, l’ingenuità e il coraggio della bambina che rappresenta la determinazione, la resistenza e la speranza nel futuro”.

Notizia dell’ultima ora

È con estremo piacere che posso comunicare che sia Radiograph of a family, sia 200 Meters usciranno nelle sale. Con una visibilità di gran lunga superiore a quella di un Festival, anche di uno molto frequentato come questo.

 

È nato l’Orto San Frediano

Orto San Frediano

Una graziosa scatola con scritto “Orto San Frediano” contiene le informazioni necessarie a decifrare le funzioni dello spazio verde che incontriamo varcando una porta di legno, anch’essa di colore verde, al civico n78 di Via Pisana. Quando è chiusa, dà l’idea dell’ingresso ad un garage fra le case attaccate l’una all’altra su questa via, da ambo i lati. E invece è un polmone verde privato, 3500 mq di giardino, che dà respiro al cemento nelle sue immediate vicinanze. L’Assessore Cecilia del Re, presente all’inaugurazione, ci informa che a Firenze la metà delle zone verdi è privata. Loda questa famiglia che ha conservato l’area verde senza cedere alle offerte di gruppi finanziari che fanno la corte ai grandi spazi, ben sapendo che riescono a ottenere permessi costruttivi che ai comuni cittadini sono negati.

La Storia del luogo

Lo spazio verde, noto come Giardino Torrini dal nome del padre dell’attuale proprietaria, Gabriella, sale con i suoi 3500 mq da via Pisana verso via della Fonderia, la parallela situata sulla riva sinistra dell’Arno. Fino agli anni 80 era sede di un vivaio rinomato per le piante grasse.

La chef ideatrice

Su idea della chef Enrica della Martira, approvata e sostenuta dalla proprietaria, è stato trasformato in un orto giardino con cucina. Uno spazio innovativo plurifunzionale, adatto ad accogliere chi voglia trovare insieme la genuinità del cibo e l’ambiente per conversare in relax. La serra principale è ora una cucina, dove i frutti della terra vengono utilizzati per ricette che uniscono tradizione e innovazione. Grandi classici rivisitati o nuovi abbinamenti con il desiderio di stupire e soddisfare sono alla base della ricerca culinaria costante di Enrica. Un laboratorio di cucina basato sul “colto, cotto e mangiato”, una visione totalmente diversa dall’offerta gastronomica che satura questa città. L’augurio di successo di questa iniziativa si accompagna alla speranza che vengano diminuiti, e anche revocati, i permessi accordati in centro città a paninari e gelatai con minuscoli locali, che riempiono le vie del centro storico di lunghe file di turisti in attesa, mentre quelli che hanno ottenuto il panino o il gelato se lo mangiano seduti sui bordi dei marciapiedi o sugli scalini dei monumenti.

La cura del territorio

Gabriella Torrini ci parla del luogo: «Sono cresciuta in questo giardino, osservando mio padre al lavoro, e ammirando il suo amore per le piante grasse».
Con il tempo Gabriella ha capito che questo angolo verde possedeva, oltre all’enorme valore affettivo, anche importanza paesaggistica per la città e la sua storia. Per questo negli anni lo ha conservato intatto, senza mai cedere a richieste di cessione. Questo nuovo progetto, Orto San Frediano, compenetra la conservazione della vocazione agricola di questa vasta area con la possibilità di renderne sostenibile la manutenzione, aprendola al pubblico con determinate modalità.

 

Le differenti possibilità offerte dall’Orto San Frediano

Torniamo alla scatola, e ne estraiamo le schede che indicano le possibilità di usufruire dell’orto-giardino, completamente riqualificato nel rispetto del paesaggio, impreziosito da un uliveto secolare ancora produttivo.
Ed ecco le proposte:

  • Eventi – con ospiti istituzionali
  • Cene private – per momenti speciali, a pranzo o a cena – su prenotazione
  • Scuola di cucina innovativa – Corsi collettivi o individuali per i quali si utilizzano ortaggi ed erbe aromatiche rigorosamente dell’ orto
  • Per il Delivery si stanno attrezzando!
Orto-S-Frediano Orto-San-Fredian- cucina La-chef-Orto
Le-due-imprenditrici-con-vivaista-architetti

Una premiazione ad arte per festeggiare i 15 anni di VoipVoice

Fatti non foste a viver come bruti

Il Salone dei 500 messo a disposizione di un’azienda per la celebrazione dei suoi 15 anni di vita ci indica l’importante ruolo che essa svolge agli occhi del Comune di Firenze.

Rivoluzione Digitale

Si tratta di un operatore telefonico il cui nome è VoipVoice. Quello che la differenzia dagli altri operatori telefonici è il fatto di essersi basato, primo in Italia, sulla tecnologia VoIP (Voice over IP) e di avere come clienti unicamente aziende e Pubbliche Amministrazioni. Dotata di una rete capillare di società di consulenza informatica e telecomunicazioni su tutto il territorio nazionale, è in grado di attivare la possibilità di telefonare attraverso internet, ma anche di rispondere e chiamare con il numero fisso, rendendo possibile ai dipendenti pubblici o di un’azienda lavorare ovunque come dal proprio ufficio, anche quando si lavora da casa, occasionalmente o stabilmente in smart working. Praticamente la base di una rivoluzione digitale che ha avuto la sua accelerazione in Italia con la pandemia e la necessità di decongestionare gli uffici, ma che in generale consente una migliore organizzazione di tempi e spazi anche in periodi ordinari. La voce corre, per così dire, su IP, iniziali di Protocollo Internet, l’insieme delle regole che disciplinano il formato dei dati scambiati su Internet o sulla rete locale. Quindi si può telefonare senza dover avere un collegamento dedicato analogico o digitale come nella telefonia tradizionale.
Il festeggiamento dei 15 anni ha preso un’intera giornata fra premiazioni, pranzo in due storici Caffè di Piazza Repubblica, necessari per accogliere tutti i numerosi convenuti, e visita turistica per i fuori Firenze al Museo del Duomo e al Battistero.

Un’organizzazione cui ispirarsi

Il titolo dell’evento “Fatti non foste a viver come bruti”, un verso del XXVI canto dell’Inferno, se da un lato si ispira alla celebrazione di Dante nel settecentesimo anniversario della morte, dall’altro introduce al verso seguente, che recita “ma per seguir virtute e canoscenza”, il vero motto dell’azienda. Gabriele Nannotti, l’ideatore, ha fatto un excursus di storia e storia della tecnologia degli ultimi 15 anni, concludendo che questa sua idea contribuisce a portare l’Italia nel prossimo Rinascimento. Si definisce come colui che lavora dietro le quinte, mentre il suo socio, Simone Terreni, Managing Director di VoipVoice, al contrario, esce allo scoperto nel trattare con i collaboratori esterni. Presenziava l’evento l’assessore all’innovazione tecnologica del Comune di Firenze, Cecilia Del Re.

Premiazione ad Arte

L’azienda, di Montelupo Fiorentino, conta oggi 14mila clienti e oltre 500 rivenditori sparsi in tutta Italia. La premiazione ha messo in luce una filosofia aziendale basata su una struttura innovativa di relazione con dipendenti, partner e fornitori. All’evento in Palazzo Vecchio hanno partecipato oltre 200 partner, oltre a responsabili della struttura che si articola in Partners-Top, Partners-Special, Partners-Resellers, realizzatori e formatori. I premi attribuiti ai tre migliori esponenti di ognuna delle figure sono stati pensati, in onore di Montelupo, come busti danteschi di ceramica smaltata, bianchi, verdi e rossi, di dimensioni digradanti dal bianco al rosso, dal primo al terzo premio.

Durante la pandemia

Un esempio di premio è quello attribuito per il miglior fatturato a Centralino.eu, Special Partner italiano di VoipVoice. Da marzo 2020, in piena pandemia, questa azienda ha deciso di supportare gratuitamente le imprese durante il periodo emergenziale con una soluzione integrata gratuita di Unified Communication, esperienza di Solidarietà Digitale in grado di offrire ad esse l’opportunità di rimanere aperte. Solo nella prima settimana di iniziativa più di 1.000 lavoratori hanno così potuto attivare lo Smart Working. Ma anche a pandemia risolta strumenti quali Smart Working, Webmeeting, Webinar e messaggistica integrata unificata sono misure di supporto per consentire alle aziende di continuare a lavorare. Lo stesso vale per i negozi, che virtualizzano le visite dei clienti, consentendo loro comunque l’insostituibile aiuto del commesso di fiducia. Riducono gli spostamenti del personale ed evitano soprattutto la concentrazione di dipendenti e clienti all’interno degli uffici o dei negozi. Il premio ottenuto sta a dimostrare che molte imprese hanno aderito agli strumenti proposti anche quando la gratuità è stata sospesa.

Conclusioni

Il Managing Director ha voluto dichiarare che «Quindici anni fa siamo stati tra i primi in Italia a credere che anche le telecomunicazioni, il mettere in comune aziende e persone lontane, dovevano essere digitalizzate. Ora tutti parlano di smart working, didattica digitale, cloud. Ma se tutto questo oggi è possibile lo si deve ad aziende come la nostra che hanno previsto il futuro e messo a disposizione le giuste infrastrutture come il VoIP e la fibra. Da Palazzo Vecchio, dalla nostra Toscana, adesso ci prepariamo ai nostri prossimi 15 anni. Convinti e determinati a contribuire a un Rinascimento digitale che renda migliore il futuro al nostro Paese».
«Un traguardo importante per un’azienda del nostro territorio – ha aggiunto l’assessore Cecilia Del Re – che oggi può celebrare in Palazzo Vecchio i suoi 15 anni di attività nel settore più dinamico e trasversale della trasformazione digitale. Un percorso che il Comune di Firenze ha intrapreso con convinzione, tanto da guidare la classifica nazionale stilata da Forum PA per la trasformazione digitale nelle città. Un riconoscimento che è arrivato per i tanti interventi messi in campo dall’amministrazione per accelerare la svolta digitale: dalla Smart city control room agli oltre 2mila hotspot wifi disponibili in città, all’attivazione massiva dello smart working, al potenziamento dei servizi online per i cittadini in fase di emergenza e post emergenza, alla gestione digitale del verde pubblico, alle app per il turismo e la mobilità. Tutti interventi che non possono prescindere da infrastrutture in grado di sostenere questa transizione a vantaggio di tutti i cittadini. Una città cresce se anche le aziende del proprio territorio riescono ad offrire servizi sempre più innovativi, e VoipVoice si inserisce con la sua storia in questo solco».

 

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Eros e Psyche

Arte e Archeologia alleate per ricostruire la Storia dei luoghi.

Fino al 26 settembre 2021, su progetto di Renato Leotta, la mostra appena inaugurata Eros e Psyche, pensata per il borgo di Centuripe e il suo paesaggio, prende la forma di mostra diffusa, composta da immagini archeologiche e arcaiche, dislocate nel contesto rurale e urbano del borgo ennese. Il nome deriva dalla statuetta in terracotta di Eros e Psiche che si abbracciano (circa 200 -100 a.C), ritrovata a Centuripe e attualmente parte della collezione del British Museum.
Questo percorso museale en plein air è composto da manifesti che raffigurano reperti centuripini, facenti parte della collezione del British Museum. Si snoda fra Centuripe, Carcaci e Acquedotto Biscari, luoghi in provincia di Enna, collegati dalla SS575.

Come nasce il progetto

Dopo un periodo di ricerca sulla singolare manifattura centuripina e la storia complessa delle vicende archeologiche legate ad essa, Leotta ha raccolto immagini sufficienti a “contaminare” il paesaggio attuale nei luoghi che avevano ispirato i manufatti. Senza spirito rivendicativo, ma anzi con l’idea di creare un Museo temporaneo che interroga i luoghi sulla nascita di questi manufatti, giunti a noi come reperti archeologici di un sorprendente patrimonio culturale.
Questo progetto è una lezione di stile, visto che nel corso della storia, l’archeologia è stata spesso strumentalizzata per motivi di diplomazia culturale e come supporto a rivendicazioni. In questo caso l’intervento di Leotta propone invece una possibile forma di unione attraverso il tema della bellezza. È un abbraccio che fa eco alle vicende di Amore e Psyche, in bilico fra i caratteri dell’umano e del divino.

Una boccata d’Arte

Eros e Psyche è parte di Una Boccata d’Arte, un progetto di Fondazione Elpis, in collaborazione con Galleria Continua, che consente all’artista la più ampia libertà creativa e l’utilizzo di qualsiasi forma artistica, purché dialoghi con il paesaggio circostante e la sua storia.

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Il premio Lux 2021

Per il premio Lux, istituito dalla Comunità europea, tre film, scelti da una giuria fra i dieci più importanti film europei dell’anno, dovevano, per la prima volta quest’anno, essere visti e votati anche dai cittadini, in modo che il premio tenesse conto della Critica e del pubblico in egual misura.
In Italia, in questo disgraziato periodo, in cui i cinema sono stati sempre chiusi per più di un anno, siamo riusciti a vederne solo due, Corpus Christi e Collective. Due trame agli antipodi: nel primo si parla di religiosità, nel secondo di corruzione politica. Non certo due mondi contrapposti, il Bene e il Male. Tutt’altro. Nel primo vengono in luce i guasti della religione, nel secondo i guasti della politica. Nel primo si affronta il misticismo, nel secondo si descrive la corruzione e chi la combatte. Il primo è una fiction
che a tratti sembra un documentario, il secondo è un documentario, ma non lo diresti.

Corpus Christi

La visione di Corpus Christi ha un effetto allucinatorio. La descrizione del regista polacco, Jan Komasa, al suo secondo lungometraggio, è filtrata attraverso gli occhi di Daniel, il protagonista. Inizialmente preda di feroci abusi fisici, ordinati, durante il lavoro “riabilitativo”, da un capobanda nel riformatorio dove entrambi scontano la pena, Daniel non prova nemmeno a reagire. Nel suo delirio mistico probabilmente si identifica con l’agnello di Dio, la vittima sacrificale che toglie i peccati dal mondo. E fa il chierichetto delle messe penitenziarie, unico modo di tener fede all’aspirazione di diventare prete, che la sua fedina penale rende però irrealizzabile. È accusato di un delitto, pare senza prove. Durante un permesso lavorativo in un paese lontano dal riformatorio, viene scambiato per un prete e si trova addirittura a sostituire il parroco, per una concatenazione di eventi ai quali non riesce più a contrapporsi. Le mille incertezze iniziali vengono superate dalla forza che il ruolo sociale di prete gli conferisce. Da subito, però, gestisce il sacramento in modi anticonvenzionali, mutuati dall’ esperienza catartica che il prete addetto al riformatorio imprimeva alla pratica religiosa dei condannati. Daniel, che riceve dal bravo attore Bartosz Bielenia occhi profondi e stralunati, occhi sicuramente responsabili della violenza distruttiva del capobanda del riformatorio nei suoi confronti, nella sua veste di prete riesce in breve tempo a fare seguaci appassionati. Affronta di petto anche le visioni distorte di un gruppo di parrocchiani, autorizzati dal vecchio parroco ad ergersi a giudici di una concittadina. Col suo operato riesce a farla riammettere nella comunità, rendendole il diritto di seppellire il marito, morto in un incidente stradale, insieme con le altre vittime della stessa tragedia. Costretto poi dal Sindaco a benedire una sua nuova segheria, investimento che sfrutta il lavoro dei carcerati, Daniel fa inginocchiare nel fango tutti i convenuti in abito da cerimonia, all’esterno dell’edificio, pronunciando un duro discorso contro chi vive per accumulare soldi. Una sparata contro il potere politico, che vorrebbe usare il potere religioso per sdoganare lo sfruttamento come beneficenza. Il finale, contrariamente forse alle stesse intenzioni del regista, si può leggere, per un non credente, come un recupero, seppure In circostanze drammatiche, di un minimo di sanità mentale da parte di Daniel.

Collective

In Collective il regista tedesco Alexander Nanau (nato in Romania) dimostra un talento fuori dal comune per l’ approccio cinematografico diverso da quello dei documentari televisivi convenzionali di carattere
investigativo. Riesce ad imprimere la suspence alla realtà, intervallandola con racconti di cronaca più pacati quando intervista sopravvissuti e loro familiari all’incendio divampato il 30 ottobre 2015 al Colectiv Club, un locale di Bucarest privo di uscite di emergenza. Muoiono 27 giovani e 180 rimangono feriti (di cui quasi 90 in condizioni critiche) e il governo rumeno promette che saranno curati “come sarebbero curati in Germania”. Lentamente ma inesorabilmente, invece, parte dei ricoverati muore. I giornalisti Catalin Tolontan, Mirela Neag e Răzvan Lutac decidono di indagare sulla vicenda, scoprendo che i degenti “sono stati tenuti in un ambiente non sanificato ed esposto a uno dei batteri nosocomiali più resistenti in Europa (pseudomonas aeruginosa)”. A seguito di tale informazione, il trio della Sports Gazette scopre che i disinfettanti forniti a 350 ospedali (e 2000 sale operatorie) dal fabbricante Hexi Pharma vengono diluiti fino a dieci volte la dose normale dopo la consegna. Una pratica che nasconde la corruzione a vari livelli, i meccanismi di elusione fiscale e le coperture segrete da parte dello Stato, che da tempo è al corrente di tale procedura.

Mentre Collective ti avvince narrando una terribile realtà che la politica crea in vari paesi, mai come vedendo Corpus Christi si deve riconoscere che la potenza ammaliatrice di un film non dipende da ciò che racconta, ma da recitazione e regia. E, da questo punto di vista, il premio, fra i due, lo merita Corpus Christi. Magari, come si dice, fra i due litiganti il terzo gode. Ovvero il terzo film che concorre al LUX award, Another Round, di Thomas Vinterberg, che ha già vinto l’Oscar per il miglior film internazionale.

Il calcio storico fiorentino rinnova il costume della capogruppo delle Madonne.

Il calcio storico e la sua storia

Uno degli spettacoli capaci in maggior misura di descrivere la “fiorentinità” è senza dubbio il Calcio in Costume. Si ispira alla Storia della città, alla moda rinascimentale, ad un attaccamento alla tradizione che ha permesso una rievocazione puntuale di come si svolgeva questo sport.

Quella che i calcianti giocano ogni 24 giugno nella suggestiva e affollata Piazza Santa Croce riproduce la partita giocata il 17 febbraio 1530, durante l’assedio della città da parte delle truppe dell’imperatore Carlo V, chiamato dal Papa Clemente VII per ripristinare il governo dei Medici, cacciati dalla città in seguito a rivolte popolari.

I Fiorentini, affamati da più di 6 mesi di assedio, decisero di …farsi una partita in Piazza Santa Croce, sotto gli occhi delle truppe schierate sulle colline circostanti. Una dimostrazione di fierezza, un’azione beffarda di sfida all’Imperatore.

Che cosa è cambiato

Ogni anno la partita è preceduta dal Corteo Storico in Costume. Infatti i giocatori del Rinascimento erano selezionati fra le famiglie nobili ed indossavano fastosi costumi, degni ancor oggi di essere mostrati.

Agli anni ’80 risale l’introduzione in Corteo delle Madonne Fiorentine, che indossano abiti ispirati ai quadri di personaggi rinascimentali illustri e influenti a Firenze. L’abito della Capogruppo delle Madonne fiorentine è quello de ‘La Bella di Tiziano’, sconosciuta nobildonna raffigurata da Tiziano in un quadro della metà del Cinquecento, oggi esposto alla Galleria Palatina. 

Un progetto in tempo di Covid

Ed è a proposito di questo abito che si è risvegliata una nuova sfida “fiorentina”, in un periodo che molti, a causa del Covid 19, definiscono di guerra: realizzare una nuova versione dell’abito de ‘La Bella di Tiziano’, da sostituire al costume omologo, che nel tempo aveva subito parecchi rimaneggiamenti. Si può parlare di sfida perché alle capacità sartoriali delle artigiane doveva unirsi “l’attinenza filologica dei materiali e delle tecniche di realizzazione”, come affermato da Filippo Giovannelli, Direttore del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e del Calcio Storico Fiorentino

Allo scopo è stato creato, nello spazio NOTA, un corso di sartoria, della durata di 40 ore, tenuto dalla docente di sartoria storica Vittoria Valzania e rivolto a sarte desiderose di apprendere tecniche antiche. Il progetto, sostenuto da Fondazione Cassa di Risparmio con altre fondazioni bancarie, OMA e NOTA, ha voluto porre attenzione al comparto artigiano, così gravemente colpito, permettendo a dieci esponenti di esprimere la loro professionalità e, nel contempo, avvicinarsi a nuove pratiche.

Non è stato un semplice rifacimento dell’abito cucito oltre trent’anni fa. Il nuovo ha migliore vestibilità, un tessuto più leggero, uno stile  più armonizzato con gli abiti delle altre Madonne fiorentine del Corteo.

Riccardo Penko, figlio di Paolo, ha prodotto gli orecchini, in argento dorato, realizzati completamente a mano, secondo le antiche tecniche della tradizione orafa fiorentina.  La forma dell’orecchino richiama quella de ‘La Bella di Tiziano’. Il giovane e bravo orafo vi ha aggiunto, sulla faccia posteriore, un fiore traforato ben augurante. La cintura in stoffa è stata reinterpretata, introducendo lungo l’intreccio dei velluti sette cerchi dorati e traforati con motivi geometrici ispirati al Rinascimento, uno diverso dall’altro, per impreziosire l’importante accessorio.

Ricadute del progetto sui giovani artigiani

Alla presentazione ad autorità e giornalisti dell’abito finito, pronto per la donazione, Oliva Scaramuzzi, Consigliera di Fondazione CR Firenze, ha detto “La donazione di quest’abito acquista oggi un significato importante di valorizzazione delle tradizioni popolari in un momento in cui la pandemia ha limitato le manifestazioni rievocative della memoria storica. Questa iniziativa è stata un’occasione importante di specializzazione sul tema della sartoria. È anche il segnale di un efficace lavoro di squadra fra le varie realtà del territorio per dare opportunità lavorative ai giovani. Siamo infatti consapevoli che il valore del nostro passato unito alla creatività propria delle nuove generazioni riesce a tramandare quella bellezza del fatto a mano che è una delle grandi risorse per la rinascita del Paese”.

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La Bella di Tiziano

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Abito Madonna, spazio NOTA. ph. Stefano Casati