Intervista a Vincent Lindon

Vincent Lindon, ospite d’onore della 16ma edizione di France Odeon, ci ha elargito con grande generosità e schiettezza alcuni dei segreti che ne fanno un attore pluripremiato.

E’ possibile ricostruire un’intervista, riportando le sue risposte ad alcune domande a lui fatte nelle tre sedi in cui ha parlato,  il Grand Hotel Excelsior per  la conferenza stampa di presentazione di Jouer avec le feu, la sala degli elementi di Palazzo Vecchio per la Lectio magistralis e la sala del Cinema La Compagnia  per la presentazione  dei due lungometraggi che lo vedono protagonista, Le Choix e Jouer avec le feu, scelti dal Direttore artistico Ranieri Martinotti per questa edizione.

Quale è stata la motivazione che l’ha spinta a diventare un attore?

Una sera, a cena con amici, al termine di un ciclo di studi, ricevo una telefonata da mio padre, che mi incuteva una certa soggezione, in cui mi domanda: “Cosa hai intenzione di fare?” Gli rispondo che ci sto pensando. Mette giù. Suona di nuovo il telefono. E’ sempre lui che aggiunge:” Per me puoi fare qualsiasi lavoro, basta che ti alzi alle 8 tutte le mattine”

Alla Mostra di Venezia di quest’anno lei è stato premiato con la Coppa Volpi per la sua interpretazione in Jouer avec le feu. Cosa la spinge a fare anche qui una conferenza stampa per questo film che ha già una distribuzione in Italia (I Wonder Pictures)?

Effettivamente non so quanto ancora farò conferenze stampa. I giornalisti con il cellulare spesso ed i fotografi sempre passano il tempo della conferenza a scattare foto. Anzi, mettete via i cellulari per qualche minuto. Ha un senso l’incontro di persona se c’è un dialogo. Però mi sa che farò come certi attori del passato, che non accompagnavano il film. Io faccio il mio lavoro. Il pubblico ne deve pensare quello che vuole. Questa volta c’è anche una ragione per venire di persona. Sono con Benjamin Voisin e Stefan Crepon, i miei due figli nel film. Sono due giovani attori, con i quali c’è stato un vero scambio di competenze e una crescita di rapporto nel corso del film, anche grazie all’abilità delle due registe, Delphine e Muriel Coulin. Fate domande anche a loro.

Quando, in una delle ultime scene del film, suo figlio Felix(Benjamin Voisin), in tribunale, dopo il suo discorso di padre alla Corte, si volta verso di lei con un lungo sguardo, è uno sguardo di odio?

Va chiesto a lui. Ma comunque, per giudicare il contenuto delle espressioni di un attore, bisogna legarle al prima e al dopo. Ad esempio, se devo dire “La signora è bella” o “La signora è brutta”, la mia espressione è la stessa. Per interpretarne il contenuto ci si riferisce a ciò che è stato prima o sarà dopo.

Che cosa va fatto per migliorare la recitazione?

Per recitare bisogna sapere a memoria il testo senza la minima incertezza. Va ripetuto una quindicina di volte, come puro testo. Dopo si può recitarlo. Ci sono degli attori, tremendi, che per dire “Voglio un caffè” fanno lunghe interlocuzioni. Il testo va saputo, senza inventare nulla.

Poi a me piacciono gli incontri con il pubblico perché osservo i comportamenti e li memorizzo, pronto a ripescare nella memoria quello che può servirmi quando recito. E’ sempre possibile imparare, se si sa stare attenti a cogliere le reazioni della gente.

C’è un personaggio che è stato difficile da recitare nella sua lunga carriera?

Sicuramente quello di Joseph Cross, il solo attore visibile (gli altri sono voci al telefono) di Le choix. Un ruolo complicato per uno come me che è abituato a lavorare in gruppo. Quando ho rivisto La choix, stento a credere di essere io quello sullo schermo. E comunque mi chiedo come ho fatto a “tenere” così a lungo quello che, dal punto di vista dell’attore , è un monologo che dura più di un’ora. Di una cosa sono certo: un film di questo tipo non lo rifarei.

Lei è molto apprezzato da anni per le sue capacità straordinarie di attore. Sembra però che i premi…

I premi stanno arrivando solo da poco. Per anni si diceva che era strano che non fossi premiato. Ora i premi arrivano tutti insieme ad un punto della mia vita in cui mi interessano di meno. Sarebbe bello poterli spalmare su tutta la mia carriera.( per la cronaca anche in questo Festival ha ricevuto un premio per la sua interpretazione ne La choix). A questo punto mi faccio io una domanda, alla quale però non so dare una risposta.

Come mai, essendo io di una famiglia nobile, sicuramente alto borghese, sono sempre a interpretare operai o generici lavoratori?

Per provare a dare una risposta bisognerebbe conoscere in dettaglio la sua biografia. Comunque, da alcune sue dichiarazioni, appare evidente che voglia e capacità di imparare cose nuove siano una costante nella vita di Vincent Lindon.