Premi al 16 France Odeon
En Fanfare
Premiato dal pubblico di France Odeon En fanfare. E’ piaciuto anche ai distributori per l’Italia dove però ne hanno storpiato il titolo, che in Italiano “suona” L’0rchestra stonata. Spero non allontani il pubblico da questo piccolo gioiello. Il film parla di orchestra e di banda musicale in difficoltà nel trovare un nuovo direttore, ma il punto dela storia è ben altro. La grazia sottile, a tratti comica, la musica classica travolgente dell’orchestra e quella più ritmata e di facile comprensione della banda spingono a dare a En fanfare il significato di “Tutti insieme in allegria”. Perché la musica è in grado di creare unione e portare serenità anche se gli eventi sono drammatici.
Raccontare per immagini è la chiave del successo di un film. Qui il regista, Emmanuel Courcol, aggiunge la musica al piacevole scorrere delle immagini e crea nuovi significati e grandi emozioni. Narra la storia insolita di un direttore d’orchestra di successo, Thibaut, che contrae una leucemia mortale. Può salvarsi solo con un impianto di midollo spinale compatibile. Complicazione immane questa della compatibilità. La probabilità dell’incontro con un donatore compatibile è di uno su un milione. Si tenta con i parenti stretti, ma….
Nella ricerca il protagonista si imbatte nei suonatori della banda di un paese di provincia. La musica della banda, così diversa dai suoi Mozart o Ravel, diventa per Thibaut un legame con la sua possibilità di vita perché un suonatore di tromba della banda, Jimmy, può essere il donatore. Bellissimo il contrasto fra il mondo fatato di Thibaut e quello operaio di Jimmy. In provincia regna la crisi del lavoro, di cui risente la banda, fatta di dilettanti che si arrabattano a suonare extra lavoro. Essi però costituiscono un bel campione di ruvida umanità.
I due tipi di musica accompagnano e sottolineano le varie fasi dello sviluppo della storia e i cambiamenti che il rapporto fra Thibaut e Jimmy induce in entrambi.
Mon inséparable.
Mon inséparable, premiato come miglior film dalla giuria del Festival.
Nel film la regista Anne -SophieBailly ha scelto di trattare un argomento difficilissimo, la fine di un rapporto simbiotico fra madre (Mona) e figlio con ritardo mentale (Joel), nel momento in cui lui, innamorato di una ragazza del gruppo di cura, fa consensualmente all’amore con lei. Sempre d’accordo, decidono di tenere il bambino concepito nel rapporto. La parte di Mona è affidata ad una bravissima Laure Calamy. Intorno a lei ruotano tutti gli episodi narrati. Attiva e disponibile fino a che il rapporto con Joel è simbiotico, crolla in un distacco troppo rapido al manifestarsi di una indipendenza convinta del figlio.
L’altalenare fra i poli opposti del possesso e dell’abbandono la sfinisce. Mona rivela tutta la sua fragilità e anche la volontà di porre fine a quella che è oggettivamente, un’ingiustizia, ovvero l’essere stata abbandonata con il figlio ritardato dal marito, che si è rifatto una famiglia “normale”. Joel è addirittura più veloce di lei a porre fine a un rapporto ormai superato da quella che gli si prospetta come una nuova vita.
Con un vero capovolgimento del pensare comune, questo film ci fa apparire, alla fine, come comportamento veramente malato solo quello del padre di Joel verso Mona. Lei riesce a combattere e superare la possessività ormai fuori tempo per suo figlio.
Mikado
Premiato della giuria giovani Mikado di Baya Kasmi, che con questo lungometraggio è passata dal genere comico ad un film socialmente impegnato nel trattare il dramma che alcuni bambini subiscono nelle famiglie di affido. Mikado(Felix Moati) è stato appunto uno di loro che, grazie ad un incontro con Laetizia(Vimala Pons), ha creato una famiglia, ralleegrata da due bambini. Famiglia in apparenza gioiosa, dove lui riesce a contenere i suoi problemi psichici. La fanciulla maggiore, Nuage( Patience Munkenbach) è adolescente, ben più grande del fratellino, e inizia a non apprezzare più la vita girovaga che Mikado e Laetizia conducono.
La casa è un pulmino, che permette loro di spostarsi dovunque. Agli occhi di Nuage questa libertà ha dei risvolti inaccettabili per costruire la sua vita. Lo scontro con i genitori, normale in adolescenza, qui assume toni insanabili. Sarà l’intervento di un professore, che li ha ospitati nel suo giardino, a dare una svolta alla vita girovaga di Nuage. Le scene del film sono calde e vitali, ma la semplificazione dei problemi psichici che, malgrado la buona disposizione d’animo, permangono in Mikado e appaiono in Nuage, porta ad un lieto fine poco credibile e, vista la drammaticità del problema di fondo, il maltrattamento dei bambini, anche ad una sottovalutazione dei danni inflitti in tenera età, che non basta la bontà a guarire.
Premio Sguardi Mediterranei a Le royaume di Julien Colonna e a Michel Boujenah per Père et fils. Per questo film si rimanda a https://www.gal-y-leo.net/cinema/il-france-odeon-cinema-festival-2024-ha-onorato-una-promessa/
Premio Speciale della giuria a Le Choix di Gilles Bourdos e Foglia d’Oro d’onore a Vincent Lindon, interprete del film. (https://www.gal-y-leo.net/cinema/intervista-a-vincent-lindon/)
