Aydan al Museo Bellini di Firenze con Antiche risonanze di Istambul

Aydan Uğur Ünal, ingegnere ed artista turca, ha scelto di portare i suoi quadri, riuniti in una mostra, dal titolo Antiche risonanze di Istambul, al Museo Bellini, in Lungarno Soderini a Firenze, dal 24 settembre al 6 ottobre 2024.

Nello stesso periodo a Palazzo Corsini, di fronte al Museo, si svolgeva la 33a edizione della BIAF, Biennale Internazionale dell’Antiquariato.

Sabb, Nuovo Barocco Surreale

I numerosi rimandi nei suoi quadri alla Storia, alla Mitologia e a personaggi quali Leonardo da Vinci rendono ragione di questa scelta temporale, ma non il suo stile , un unicum da lei battezzato Aydan Sabb, Nuovo Barocco Surreale. Pennellate dense di colori iridescenti, che rendono i suoi quadri dei bassorilievi, da cui i disegni emergono nella loro interezza solo dopo che lo sguardo li percorre con attenzione. La matericità insolita delle superfici mi ha spinto a chiedere all’artista il permesso di carezzare tali superfici. Trovandone sotto le dita il rilievo ipotizzato. Questi quadri sono volti a creare meraviglia e stupore, proprio come molte opere barocche. La tecnica usata presuppone una scientificità che permetta alle singole pennellate di comporre una sintesi , per chi guarda inaspettata. Vengono in mente le pennellate degli impressionisti, ma qui il compito è più difficile, per la tridimensionalità della pennellata. L’aggettivo surreale indica bene l’apparizione di un mondo riconoscibile ma anche volutamente deformato, per ricostruirne un fascino antico, popolato di miti e leggende.

Turchia, eccezionale bellezza

Questi quadri fanno conoscere al pubblico la eccezionale bellezza della Turchia, crocevia di popoli, culture, religioni, dove sono fiorite testimonianze artistiche quali le chiese rupestri della Cappadocia, il Corno d’Oro, estuario naturale invaso dal mare e luogo evocativo di memorie passate che rimandano all’antica Bisanzio-Costantinopoli. Ripensiamo ai mercanti genovesi e veneziani lungo le vie della seta, ai commerci con l’Oriente, alla torre di Galata, luogo di avvistamento dei genovesi contro i nemici , al genio di Leonardo da Vinci, che nel 1502 produsse un progetto per un ponte sul Corno d’Oro per incarico del sultano Bayezid II.

Protagonista la città di Istambul

E poi ci sono i Miti. Tanti, antichi, dalla madre terra Cibele alle imprese degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro. Grande protagonista della mostra, però, rimane Istanbul, come indica il titolo scelto dall’Artista “Antiche risonanze di Istambul”. Questa città, adagiata con le sue moschee blu sul mar di Marmara, abbraccia due continenti, Europa e Asia, dei quali è riuscita a compiere una  fusione religiosa e culturale. E’ stata cristiana e musulmana nel suo millenario passato che emerge oggi nei dettagli degli edifici e nei riflessi dorati del mare al tramonto.  Aydan ricostruisce con grandi capacità il suo splendore.

Premi al 16 France Odeon

 

En Fanfare

Premiato dal pubblico di France Odeon En fanfare. E’ piaciuto anche ai distributori per l’Italia dove però ne hanno storpiato il titolo, che in Italiano “suona” L’0rchestra stonata. Spero non allontani il pubblico da questo piccolo gioiello. Il film parla di orchestra e di banda musicale in difficoltà nel trovare un nuovo direttore, ma il punto dela storia è ben altro. La grazia sottile, a tratti comica, la musica classica travolgente dell’orchestra e quella più ritmata e di facile comprensione della banda spingono a dare a En fanfare il significato di “Tutti insieme in allegria”. Perché la musica è in grado di creare unione e portare serenità anche se gli eventi sono drammatici.

Raccontare per immagini è la chiave del successo di un film. Qui il regista, Emmanuel Courcol, aggiunge la musica al piacevole scorrere delle immagini e crea nuovi significati e grandi emozioni. Narra la storia insolita di un direttore d’orchestra di successo, Thibaut, che contrae una leucemia mortale. Può salvarsi solo con un impianto di midollo spinale compatibile. Complicazione immane questa della compatibilità. La probabilità dell’incontro con un donatore compatibile è di uno su un milione. Si tenta con i parenti stretti, ma….

Nella ricerca il protagonista si imbatte nei suonatori della banda di un paese di provincia. La musica della banda, così diversa dai suoi Mozart o Ravel, diventa per Thibaut un legame con la sua possibilità di vita perché un suonatore di tromba della banda, Jimmy, può essere il donatore. Bellissimo il contrasto fra il mondo fatato di Thibaut e quello operaio di Jimmy. In provincia regna la crisi del lavoro, di cui risente la banda, fatta di dilettanti che si arrabattano a suonare extra lavoro. Essi però costituiscono un bel campione di ruvida umanità.

I due tipi di musica accompagnano e sottolineano le varie fasi dello sviluppo della storia e i cambiamenti che il rapporto fra Thibaut e Jimmy induce in entrambi.

Mon inséparable.

Mon inséparable, premiato come miglior film dalla giuria  del Festival.

Nel film la regista Anne -SophieBailly ha scelto di trattare un argomento difficilissimo, la fine di un rapporto simbiotico fra madre (Mona) e figlio con ritardo mentale (Joel), nel momento in cui lui, innamorato di una ragazza del gruppo di cura, fa consensualmente all’amore con lei. Sempre d’accordo, decidono di tenere il bambino concepito nel rapporto. La parte di Mona è affidata ad una bravissima Laure Calamy. Intorno a lei ruotano tutti gli episodi narrati. Attiva e disponibile fino a che il rapporto con Joel è simbiotico, crolla in un distacco troppo rapido al manifestarsi di una indipendenza convinta del figlio.

L’altalenare fra i poli opposti del possesso e dell’abbandono la sfinisce. Mona rivela tutta la sua fragilità e anche la volontà di porre fine a quella che è oggettivamente, un’ingiustizia, ovvero l’essere stata abbandonata con il figlio ritardato dal marito, che si è rifatto una famiglia “normale”. Joel è addirittura più veloce di lei a porre fine a un rapporto ormai superato da quella che gli si prospetta come una nuova vita.

Con un vero capovolgimento del pensare comune, questo film ci fa apparire, alla fine, come comportamento veramente malato solo quello del padre di Joel verso Mona. Lei riesce a combattere e superare la possessività ormai fuori tempo per suo figlio.

Mikado

Premiato della giuria giovani  Mikado di Baya Kasmi, che con questo lungometraggio è passata dal genere comico ad un film socialmente impegnato nel trattare il dramma che alcuni bambini subiscono nelle famiglie di affido. Mikado(Felix Moati) è stato appunto uno di loro che, grazie ad un incontro con Laetizia(Vimala Pons), ha creato una famiglia, ralleegrata da due bambini. Famiglia in apparenza gioiosa, dove lui riesce a contenere i suoi problemi psichici. La fanciulla maggiore, Nuage( Patience Munkenbach) è adolescente, ben più grande del fratellino, e inizia a non apprezzare più la vita girovaga che Mikado e Laetizia conducono.

La casa è un pulmino, che permette loro di spostarsi dovunque. Agli occhi di Nuage questa libertà ha dei risvolti inaccettabili per costruire la sua vita. Lo scontro con i genitori, normale in adolescenza, qui assume toni insanabili. Sarà l’intervento di un professore, che li ha ospitati nel suo giardino, a dare una svolta alla vita girovaga di Nuage. Le scene del film sono calde e vitali, ma la semplificazione dei problemi psichici che, malgrado la buona disposizione d’animo, permangono in Mikado e appaiono in Nuage, porta ad un lieto fine poco credibile e, vista la drammaticità del problema di fondo, il maltrattamento dei bambini, anche ad una sottovalutazione dei danni inflitti in tenera età, che non basta la bontà a guarire.

Premio Sguardi Mediterranei a Le royaume di Julien Colonna e a Michel Boujenah per Père et fils.        Per questo film si rimanda a https://www.gal-y-leo.net/cinema/il-france-odeon-cinema-festival-2024-ha-onorato-una-promessa/

Premio Speciale della giuria a Le Choix  di Gilles Bourdos e Foglia d’Oro d’onore a Vincent Lindon, interprete del film. (https://www.gal-y-leo.net/cinema/intervista-a-vincent-lindon/)

Intervista a Vincent Lindon

Vincent Lindon, ospite d’onore della 16ma edizione di France Odeon, ci ha elargito con grande generosità e schiettezza alcuni dei segreti che ne fanno un attore pluripremiato.

E’ possibile ricostruire un’intervista, riportando le sue risposte ad alcune domande a lui fatte nelle tre sedi in cui ha parlato,  il Grand Hotel Excelsior per  la conferenza stampa di presentazione di Jouer avec le feu, la sala degli elementi di Palazzo Vecchio per la Lectio magistralis e la sala del Cinema La Compagnia  per la presentazione  dei due lungometraggi che lo vedono protagonista, Le Choix e Jouer avec le feu, scelti dal Direttore artistico Ranieri Martinotti per questa edizione.

Quale è stata la motivazione che l’ha spinta a diventare un attore?

Una sera, a cena con amici, al termine di un ciclo di studi, ricevo una telefonata da mio padre, che mi incuteva una certa soggezione, in cui mi domanda: “Cosa hai intenzione di fare?” Gli rispondo che ci sto pensando. Mette giù. Suona di nuovo il telefono. E’ sempre lui che aggiunge:” Per me puoi fare qualsiasi lavoro, basta che ti alzi alle 8 tutte le mattine”

Alla Mostra di Venezia di quest’anno lei è stato premiato con la Coppa Volpi per la sua interpretazione in Jouer avec le feu. Cosa la spinge a fare anche qui una conferenza stampa per questo film che ha già una distribuzione in Italia (I Wonder Pictures)?

Effettivamente non so quanto ancora farò conferenze stampa. I giornalisti con il cellulare spesso ed i fotografi sempre passano il tempo della conferenza a scattare foto. Anzi, mettete via i cellulari per qualche minuto. Ha un senso l’incontro di persona se c’è un dialogo. Però mi sa che farò come certi attori del passato, che non accompagnavano il film. Io faccio il mio lavoro. Il pubblico ne deve pensare quello che vuole. Questa volta c’è anche una ragione per venire di persona. Sono con Benjamin Voisin e Stefan Crepon, i miei due figli nel film. Sono due giovani attori, con i quali c’è stato un vero scambio di competenze e una crescita di rapporto nel corso del film, anche grazie all’abilità delle due registe, Delphine e Muriel Coulin. Fate domande anche a loro.

Quando, in una delle ultime scene del film, suo figlio Felix(Benjamin Voisin), in tribunale, dopo il suo discorso di padre alla Corte, si volta verso di lei con un lungo sguardo, è uno sguardo di odio?

Va chiesto a lui. Ma comunque, per giudicare il contenuto delle espressioni di un attore, bisogna legarle al prima e al dopo. Ad esempio, se devo dire “La signora è bella” o “La signora è brutta”, la mia espressione è la stessa. Per interpretarne il contenuto ci si riferisce a ciò che è stato prima o sarà dopo.

Che cosa va fatto per migliorare la recitazione?

Per recitare bisogna sapere a memoria il testo senza la minima incertezza. Va ripetuto una quindicina di volte, come puro testo. Dopo si può recitarlo. Ci sono degli attori, tremendi, che per dire “Voglio un caffè” fanno lunghe interlocuzioni. Il testo va saputo, senza inventare nulla.

Poi a me piacciono gli incontri con il pubblico perché osservo i comportamenti e li memorizzo, pronto a ripescare nella memoria quello che può servirmi quando recito. E’ sempre possibile imparare, se si sa stare attenti a cogliere le reazioni della gente.

C’è un personaggio che è stato difficile da recitare nella sua lunga carriera?

Sicuramente quello di Joseph Cross, il solo attore visibile (gli altri sono voci al telefono) di Le choix. Un ruolo complicato per uno come me che è abituato a lavorare in gruppo. Quando ho rivisto La choix, stento a credere di essere io quello sullo schermo. E comunque mi chiedo come ho fatto a “tenere” così a lungo quello che, dal punto di vista dell’attore , è un monologo che dura più di un’ora. Di una cosa sono certo: un film di questo tipo non lo rifarei.

Lei è molto apprezzato da anni per le sue capacità straordinarie di attore. Sembra però che i premi…

I premi stanno arrivando solo da poco. Per anni si diceva che era strano che non fossi premiato. Ora i premi arrivano tutti insieme ad un punto della mia vita in cui mi interessano di meno. Sarebbe bello poterli spalmare su tutta la mia carriera.( per la cronaca anche in questo Festival ha ricevuto un premio per la sua interpretazione ne La choix). A questo punto mi faccio io una domanda, alla quale però non so dare una risposta.

Come mai, essendo io di una famiglia nobile, sicuramente alto borghese, sono sempre a interpretare operai o generici lavoratori?

Per provare a dare una risposta bisognerebbe conoscere in dettaglio la sua biografia. Comunque, da alcune sue dichiarazioni, appare evidente che voglia e capacità di imparare cose nuove siano una costante nella vita di Vincent Lindon.

Il France Odeon Cinema Festival 2024 ha onorato una promessa.

Questa sedicesima edizione di France Odeon ha mostrato, nei 5 giorni di durata, una serie di film veramente speciali, dai contenuti più vari, realizzata con attori validissimi. A parte La piscine (1969), omaggio ad Alain Delon a tre mesi dalla morte, tutti questi film hanno un distributore in Italia. Ad eccezione di uno, Père et fils, girato nel 2002.

Michel Boujeanah, regista di Père et fils, suo primo lungometraggio, aveva fatto una promessa al protagonista del film, Philippe Noiret, suo grande amico.

Durante la distribuzione di questo film di successo in molte parti del mondo, ma non in Italia, gli aveva promesso, a sua domanda, di cercare un distributore per l’Italia. Mentre Noiret era vivo, il regista ha fatto molte ricerche, ma non è riuscito a onorare la promessa fatta. E Noiret si rammaricava, perché avrebbe avuto la possibilità di  accompagnare il film a Bologna, Firenze, Roma, per dire alcune delle città dell’Italia che l’attore amava enormemente.

Aveva soggiornato in Italia nel ’75 e nell’82  per girare il primo e il secondo atto di Amici miei. Si era creato un back stage amichevole e scanzonato con Tognazzi, Moschin, Celi e in genere con tutta  la troupe dei  due film di Monicelli. Anche questi bei ricordi aumentavano la voglia di Noiret di tornare in Italia.

Per il regista onorare la promessa  era una spina nel fianco.

Per cui quest’anno Boujeanah, incontrando Ranieri Martinotti in una sala d’attesa della mostra di Venezia “gli è saltato letteralmente addosso” col racconto della sua ricerca. Un racconto che ha affascinato il direttore artistico di France Odeon. “Si, ti  proietto Père et Fils  a Firenze.”- gli ha assicurato. La sala de La Compagnia, luogo delle proiezioni di France Odeon, si è entusiasmata per questo film che, a più di 20 anni dalla sua creazione, è sempre attuale, molto riuscito. Qualcuno, quando si sono accese le luci fra gli applausi, a caldo si è offerto di cercare un distributore. Una storia a lieto fine? Speriamo.